La situazione era imbarazzante. Anzi, eccitante. Lei scrive subito a Charles Bukowski, il suo amichetto sbronzo. Forse vuole farlo ingelosire. «Sai, mi ha letto Dante, Villon, Guanzi, Ovidio… & un mucchio di altre cose… & mi ha sedotto mentre leggeva… & con una mano mi toccava le tette & con l’altra sfogliava le Metamorfosi di Ovidio». Sembra la scena dantesca di Paolo e Francesca, dove dalla letteratura si passa alla copula. Sheri Martinelli in realtà si chiamava Shirley Burns Brennan, nata a Philadelphia 100 anni fa, il 17 gennaio del 1918, la più vecchia di quattro figli di un cattolico irlandese perennemente alcolizzato. ‘Sheri’ era il nome d’arte, Martinelli il cognome del povero marito, Ezio Martinelli, scalognato pittore italoamericano. Che lei, Sheri, cornificava con estatica felicità. «Non sai in quanti vogliono venire a letto con me», scrive a Bukowski. «E io gli ripeto, “per fare cosa? Quello che tutti dicono di saper fare?”». Sheri sente parlare di Ezra Pound da uno dei tanti che se la vogliono portare a letto, Allen Ginsberg. E gli viene in mente un pensiero diabolico: tramutare ‘Ez’, l’intellettuale che dialoga con Omero e con Confucio, il genio che ha fondato la poesia moderna, il poeta che ha combattuto contro la Storia, in un vecchio laido che sbava dietro a una divina. Non che Pound, austero, magro come un’ostia, rabbioso, l’urlo apocalittico contro il disastro occidentale, ignorasse la beltà femminile.

sheri martinelli

Sheri Martinelli, ‘La Martinelli’, è nata il 17 gennaio del 1918, è morta nel 1996

La vita sentimentale di Ez, in effetti, è piuttosto complicata. Nel 1914 sposa Dorothy Shakespear, per un periodo si accoppia con H. D., la magnetica poetessa Hilda Doolittle (che non disdegnava i rapporti saffici e che fu intima anche di D. H. Lawrence), poi incontra la violinista Olga Rudge, che diventa la sua amante e da cui ha una figlia, Mary de Rachewiltz, che da decenni tutela il genio del padre. In mezzo, ci si mette Marcella Spann, «giovane e ingenua insegnante di inglese che viene da una minuscola cittadina del Texas» (John Tytell), che diventa la sua viziosa segretaria. Proprio lei, Marcella Spann, offre, a noi inguaribili guardoni, uno squarcio sulla vita passionale di Pound. «Vedendo Sheri camminare nel parco, salta sulla sedia, corre a salutarla, con un energico abbraccio». Sono gli anni più duri per Pound, quelli. Sheri ha 34 anni e sta al Greenwich Village. In quel 1952 Pound abitava nell’ospedale criminale federale di Washington, il St. Elizabeths, dopo essere stato catturato dagli americani in Italia, con l’accusa di collaborazionismo e tradimento e l’infamante diagnosi di schizofrenia. «‘La Martinelli’ è l’unica persona che abbia incontrato che riesca a reggere una conversazione con me», scrive Pound. Concetto che ribadisce in altri termini a una fan londinese, Ingrid Davies, «‘La Martinelli’ è un atto di Dio». Sheri Martinelli, che ha attraversato il Novecento come una fantomatica diva, creatura fatua e fantastica, che è stata la ninfetta di Anaïs Nin, la musa di William Gaddis e un po’ di tutti i beat, la confidente di Charlie Parker e l’amante di Marlon Brando, l’ispirazione di Allen Ginsberg e la pittrice preferita da Rod Steiger e da E.E. Cummings, era lì, tutta per Ezra Pound, lo scandalo vivente, quel grumo di livida cotenna antiamericana. E Pound, pervertito dalla sua bellezza, «assolutamente deliziato dalla Martinelli, e gioiosamente innamorato di lei per un po’ di tempo» (questo è A. David Moody in Ezra Pound: Poet. The Tragic Years 1939-1972, Oxford University Press, 2015), costringeva la moglie Dorothy a stipendiare le gite dell’amante, «quando andava a Washington per stare al fianco di Pound erano 35 dollari al mese per l’affitto dell’appartamento, una volta ne tirò fuori 200 per pagarle il trattamento dentale». Sessant’anni fa Pound commissiona «al suo fedele editore milanese, Vanni Scheiwiller, un piccolo libro dal titolo La Martinelli (1956), con dieci tavole illustrate, inviando 200 dollari perché il lavoro fosse ‘un poco lussuoso’». Il libro, stampato in 500 esemplari numerati, è una sonora rarità, conservata in una manciata di biblioteche (a Firenze, Genova, Milano, Roma). L’amore per Sheri, questo c’importa, grava sui Cantos, il catastrofico capolavoro di Pound, in particolare nel canto XC della sezione Rock-drill. Lì, in versi tellurici e dolcissimi, Pound eterna La Martinelli: «dal mucchio di rottami/ m’elevasti/ dall’ottuso limite al di là del dolore/ m’elevasti/ dall’Erebo profondo/ dal turbine sotto terra/ m’elevasti/ dall’aere morto e dalla polvere/ m’elevasti/ al grande volo/ m’elevasti». Il refrain m’elevasti, citato in italiano, si lega al Primo del Paradiso dantesco, quando il Poeta racconta il viaggio superceleste compiuto grazie alla benedizione di Beatrice. Con furore lirico Pound fa di Sheri la sua personalissima Beatrice. Di questa storia, tuttavia, si sa pochissimo (per informazioni utili leggere qui). Sheri custodì gelosamente i suoi ricordi poundiani, come una reliquia. Il primo novembre del 1972 viene visitata da «un vento cattivo, che annuncia la fine di qualcosa di sacro». Il giorno dopo, leggendo i giornali, scopre la morte di Ezra Pound. Lei, Sheri, la divina, morì il 3 novembre del 1996. Abitava in un camper. Le piaceva sostare nel parcheggio dei supermercati a vedere il traffico umano. Civiltà che vengono e che vanno, umanità che passa da un gorgo infernale all’altro. I Cantos squadernati davanti al suo sguardo. Qualche mese prima, quello stesso anno, era morta Olga Rudge.

Davide Brullo