Ma Innocent Oseghale, il (presunto) massacratore dell’innocente, arderà nelle fiamme dell’inferno? Pensieri arditi

Posted on maggio 06, 2018, 9:33 am
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La cronaca a volte ci mette di fronte a eventi che hanno la qualità del simbolo. Pamela Mastropietro sarebbe stata violentata, uccisa, fatta a quarti e messa in due trolley, a Macerata, da Innocent Oseghale. Innocent significa innocente, e Oseghale si professa tale. Di fronte a uno scempio simile – l’uccisione e il martirio di un innocente da parte di un uomo che si chiama Innocent – le reazioni sono due. La prima è prendersi cura del morto, di Pamela. Riandare alla sua vita dolorosa, ricucire i pezzi mutilati del suo corpo, accarezzarla. Dobbiamo dare la nostra vita – cioè: il tempo – al morto, inumidendolo di preghiere e di pietà. La seconda reazione è accanirsi sul malvagio, sul propagatore del male. La seconda reazione è uccidere Innocent, sperando che sia proprio lui la quintessenza del male: ucciso lui, la malvagità scompare. Sappiamo che non è così. E uno Stato, ovviamente, che ha gli attributi di un dio, non uccide – diventando esso stesso assassino – ma giudica, cercando la redenzione del proprio cittadino sbandato, sbagliato. La mia domanda, però, supera i confini terreni. Cosa ne è, in termini oltre-umani, dis-umani, di un Innocent che massacra vilmente l’innocente? Per Innocent ci sarà l’inferno, la dannazione eterna? Noi non ne sappiamo nulla del ‘dopo’: forse ‘dopo’ non c’è che il nulla. La cosa che so oggi è che la nostra idea di ‘retribuzione’ è mercantile, anzi, infantile. Se sono buono, mi premiano; se sono cattivo, mi puniscono a seconda di quanto pesa la mia cattiveria. Io penso che l’aldilà non sia un mercato ortofrutticolo. Ma neanche l’aldiqua, se è per questo. Non conta la gravità della colpa, ma l’entità del desiderio di espiarla. Anche qui, però, siamo sempre, in modo raffinato, da gioielleria dell’anima, nell’ambito della ‘retribuzione’. Ma se un Innocent che ha ucciso in modo bestiale l’innocente non vuole redimersi? Se il malvagio – il malvagio vero, non il vizioso che pensa il male nel suo salotto alto borghese ma poi non lo pratica – insiste nella sua malvagità, trae godimento dalla sua malvagità, cosa succede? Se il malvagio non si converte, la giustizia di Stato e il giudizio di Dio falliscono. Io penso che tanti malvagi – sia chiaro, io sono il peggiore di tutti – siano fieri delle loro malvagità. Anche noi, in effetti, abbiamo una delirante passione per i fatti efferati, siamo sedotti dal male: lo dimostra lo share di certe trasmissioni televisive. Dunque? C’è una parola che di fronte al male mi dà conforto. Me la rigiro in bocca come un pasticcino. Apocatastasi. Significa ‘restaurazione’. Significa che alla fine dei tempi tutti siamo arsi nell’amore di Dio. Tutti. Bravi cristi e demoni. Arcipeccatori e buoni di cuore. Secondo Origene, secondo cui un Dio buono e compassionevole andrebbe in contraddizione con la camera di tortura eterna dell’inferno, anche Satana, alla fine dei tempi, sarà perdonato dall’amore spaventoso di Dio, e precipiterà in Lui. Naturalmente, la teoria di Origene è invalidata dalla Chiesa cattolica. Ovviamente, c’è qualcuno lì in fondo che alza la mano e bercia, ‘ma allora che cavolo è servito fare il bene, sorridere sempre, aiutare gli altri?’. Beh, penso, da esiliato dalle chiese, parola di uno che ha la lingua intinta nel niente, che hai fatto il bene perché sei felice, qui, nella vita, che è l’unica cosa che abbiamo, di stare bene con i tuoi simili e di abitare nel costato di Dio. Se ti incazzi perché di fronte agli occhi di Dio siamo tutti uguali, sei uguale a tutti gli altri, appunto. I più seri diranno: delle tue speculazioni celesti ci importa una beata m****ia, a noi basta che la giustizia terrena faccia il suo alato corso. Giusto. Che il torturatore di innocenti paghi, qui, su questa terra e in questa vita. Ma a me non basta. A una persona che amo ho scritto, “a volte (ed è una verità) pensiamo che siano i vivi a vincere, i sopravvissuti; io ho scoperto che a sopravvivere sono i morti. Diventano giganteschi, dilatati, occupano ogni spazio. E ogni loro mutilata parola diventa un editto, è legge. I vivi passano – i morti, che sono già passati, restano”. Cosa voglia dire non lo so. So che un Innocent passa, muore, mentre resta l’innocente. (d.b.)