“La Lussuria è la ricerca carnale dell’ignoto”. Da Valentine de Saint-Point a Valentina, elementi di futurismo dionisiaco

Posted on Settembre 25, 2020, 9:53 am
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Die Rose ist ohne Warum. Sie blühet, weil sie blühet. Sie achtet nicht ihrer selbst, fragt nicht, ob man sie siehet. Così, nel celebre Pellegrino cherubico, Angelus Silesius sintetizza la sapienza dell’abbandono, quella cifra costitutiva della tradizione mistica cristiana che il filosofo di Sein und Zeit, Martin Heidegger, ha contemplato e rimodulato nella sua opera speculativa. Prosa laica (certo non laicista) che si fa traduzione filosofica della verità (come disvelamento) della Gelassenheit – l’abbandono come “lasciar essere”, il distacco dal razionalismo e volontarismo egocentrati. “La rosa è senza perché, fiorisce perché fiorisce; non pensa a sé, non si chiede se la si veda oppure no”.

La rosa è simbolo dell’innocenza dell’Origine, della sua manifestazione e pure della sua destinazione – la “candida rosa” della Commedia dantesca, sede delle anime del Paradiso –; allude, incarnandola, alla vertigine della purezza metafisica. Per il suo intimo rapporto col sangue versato è pure simbolo, come ben mostra Mircea Eliade, della rinascita mistica presente nelle metamorfosi: “È necessario che la vita umana si consumi completamente per esaurire tutte le possibilità di creazione o di manifestazione; se essa è interrotta bruscamente di una morte violenta, tenta di prolungarsi sotto un’altra forma: pianta, fiore, frutto”. Per questo, come simbolo di rigenerazione, veniva deposta sulle tombe dagli antichi Romani nella cerimonia di rosalia, nel mese di maggio.

Eppure rosa – rosa rossa, soprattutto – è anche figura incendiaria della lussuria. Eros fattosi fiore, simbologia naturalizzata (o, viceversa, natura simbolizzata) dell’Opera al Rosso, la coniunctio oppositorum entro cui le antitesi si fondono nell’Unum – così come i sessi si fanno Due nell’Uno entro il parossismo estatico dell’orgasmo.

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All’approfondimento di questa dimensione intima della rosa rossa come essenza di un’inattuale metafisica erotica è dedicata la più recente pubblicazione dell’artista, studioso e docente Vitaldo Conte: Dioniso Legami. Lussuria futurista (ebook TED, 2020). Nella prosa strabordante e dissipativa di Conte si sovrappongono sincreticamente alcuni elementi imprevisti di una metafisica dell’Eros che, nelle parole poetiche del saggio, attraversano, fra le altre, le figure di Valentine de Saint-Point (l’autrice del Manifesto futurista della Lussuria, del 1913), Marinetti, la Valentina di Guido Crepax, il marchese de Sade e il mago Aleister Crowley.

Senza dimenticare il futurista Italo Tavolato, il quale, proprio partendo dagli scritti della Saint-Point, dedica pagine radicali e provocatorie al tema del sesso, tanto ad affermare: “Sessualità è relazione vitale di tutto il nostro essere con l’universo. La relazione felice ci rende elastici e forti; la capacità di esprimerla ci rende artisti” (Contro la morale sessuale, 1913). La rosa rossa costituisce il file (ça va sans dire) rouge di queste biografie/opere intrise di arte/vita, al di là di ogni possibile dicotomia fra carnalità e spiritualità, realtà e immaginazione, vita materiale e letteraria. I confini sfumano nel dominio onirico della rosa rossa.

Al punto che Roberto Guerra, scrittore e poeta futurista, rileva nel suo contributo (inserito anch’esso in Dioniso Legami) l’affinità sotterranea eppure profonda fra l’archetipo erotico-desiderante approfondito da Conte e la figura mitografica di Moana Pozzi, “una futuristica precorritrice, come una Vestale o Sibilla ma dionisiaca, come una Geisha ma occidentale, la stessa innocenza provocatoria di memoria dannunziana…”.

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Il futurismo dionisiaco di Conte attraversa la Metafisica del Sesso di Evola per poi ibridarsi con la filosofia postmoderna del Novecento e con la sua attenzione alla corporeità. “Il desiderio – scrive Conte con piglio ermeneutico – è un fuoco che libera i testi della creazione dai limiti delle cornici e pagine, dei supporti e delle significazioni verbose. La pelle si può tramutare così in carta e pergamena, tela o partitura: da scrivere, di-segnare, suonare, dilatare in un estremo testo che vuole vivere fino alle proprie abrasioni”. Tatuaggi, segni, scritture e simboli sono incisioni della realtà dal sapore demiurgico, che ancora una volta richiamano ad Eros e invocano la corrispondenza silenziosa e misteriosa di visibile e invisibile. Lirico il caso, tematizzato nel libro, di Elisa Valdo, artista che negli anni Novanta esercita sul proprio stesso corpo la scrittura di lettere indirizzate al proprio amato: incide parole con inchiostro rosso sulla propria pelle, fino all’arrossamento, al limite della ferita. “Queste pagine – spiega la Valdo – sono i risvolti del mio sottopelle, le bruciature e abrasioni del desiderio, i segni delle vibrazioni interiori. Costituiscono un magma infuocato che, a un tratto, esplode, fuoriuscendo da me. Ho liberato il piacere imprimendolo su questo corpo di carta. La scrittura riveste il mio libro-pagina di carne, su cui poggio una morbida rosa con le spine. È rossa come la mia pelle lettera d’amore”.

È poi lo stesso Conte a entrare personalmente in una narrazione estrema di eros come desiderio tramite il proprio avatar letterario – Vitaldix –, nel rapporto, fatto di scambi, performance artistiche e happening simbolici, con i suoi alter ego femminili – le T Rose. Costoro, illustra la critica d’arte Lidia Reghini di Pontremoli, “usano spesso il velo simbolico della rosa rossa: novelle Baccanti permettono a Vitaldix/Dioniso di resuscitare, talvolta, i riti di passaggio (…). Vitaldix, estraniandosi dal ‘troppo umano’, si protende verso mondi sconosciuti fino a trasmutarsi poi in un avatar del desiderio, immerso in un ipercorpo mutante e pluridentitario”.

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Conte/Vitaldix danza così con la rosa rossa, in un turbinio senza fine. Fra scrittura, performance, mondo della vita. Richiamando lo spirito futurista che si enuclea archetipicamente in Dioniso (evidente nell’interpretazione sapienziale e non più naturalista del dio, di cui sommo demiurgo fu Giorgio Colli) e risuona nelle danze estatiche – come in quelle tremende e indimenticabili che accendevano le notti fiumane.

Rosa rossa, Futurismo in fiamme. Rosa rossa come coribantico ballo cosmico, fuoriuscita dal tempo lineare sotto il segno di Tersicore – Musa protettrice dell’arcaica eppure attualissima arte.

Luca Siniscalco

*In copertina: Valentine de Saint-Point (1875-1953)