L’uomo è un’ombra in fuga, lo sfintere è una Sfinge, la pace un’impostura e Céline è il più grande: onore a Guido Ceronetti (un florilegio di pensieri)

Posted on settembre 13, 2018, 1:05 pm
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Di una cosa sono certo. Guido Ceronetti non era un grande poeta. E neanche un eccelso romanziere. Di un’altra sono ancora più certo e mi rammarico. Guido Ceronetti è stato un traduttore eccezionale. Si può dire che la Bibbia, al di là della fiera domenicale e del catechismo pretesco, si è cominciata a rileggere, in ragione della sua potenza letteraria, grazie a lui. Poi, è diventata una quasi moda. Il rammarico è questo. Occorreva raccogliere le diverse traduzioni – Isaia, Giobbe e Kohelet le più alte – in un unico libro, la Bibbia ‘ceronettiana’, d’eretica bellezza. Forse lo faranno. Intanto, Ceronetti, esploratore di catacombe letterarie, micidiale critico della modernità, una specie di Cioran casalingo, se n’è andato, sia onore a lui, poco dopo aver compiuto i 91 – il 24 agosto scorso. Mi restano incisi quei versi biblici, da Giobbe, memoria di ciò che siamo: “L’uomo/ Cavato da una donna/ Corto di giorni/ Stipato di dolori// È un fiore che spunta e cade/ Un’ombra in fuga che non si posa”. Per ricordarlo, un florilegio di pensieri dal libello d’ustioni, “Pensieri del tè” (Adelphi, 1987). Ceronetti ci dice che il pensare in questa epoca di anemia mentale, è un modo per frastornare le proprie convinzioni, per elettrizzare l’era degli zombie. (d.b.)

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libro cerSfinge e sfintere hanno il medesimo etimo, strozzatura, strozzare. La Sfinge era ed è strangolatrice. Meditabile, come uno dei migliori enigmi della Sfinge, è che uno sfintere, anche, è una sfinge.

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Il pensiero degli orrori che renderebbe possibili una pace perpetua universale con dominazione concorde della natura e collaborazione scientifica senza limiti e senza barriere nazionali e religiose, rende accettabile l’idea della distruzione escatologica, della guerra assoluta tempestiva. La Pax Tecnica è per l’umanità un male peggiore del predominio mondiale dell’Urss, che è il suo più minaccioso nemico da quando il sottosuolo si è messo a vomitare nemici dell’umanità.

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I corpi li unisce il piacere, le anime la pena.

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La pace ridotta a ideologia, intesa come rifiuto sistematico del ricorso alla forza anche quando il diritto lo comandi e la necessità lo consigli è soltanto depravazione morale, masochismo infetto, una sozza impostura.

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Un vecchio che non prega è un puro e semplice rottame muto.

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Se con Dio non si lotta, Dio è morto. Se con la donna non si lotta, la donna è morta. Se con la parola non si lotta, la parola è morta.

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Ecco che cosa è, in profondo, tradurre: esercitarsi, non in una lingua, ma a morire.

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Un vecchio amico di Céline racconta di averlo visto, durante una conversazione, prendere un recipiente qualunque e mettersi a pisciare, continuando a parlare. (Abitudine presa in cella di vuotare la vescica dove si trovasse). Nel cuore della notte si alzava, urlando che diventava pazzo. Un amico di Hindus, vissuto a lungo nei manicomi, diceva di non poter leggere Céline perché ritrovava in lui troppo del suo male e della propria esperienza. Il più grande, il più lucido libro contemporaneo – il Voyage – ha voluto essere il frutto di una mente ferita e malata.

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Scrivo dei libri, pensavo senza rallegrarmi, destinati esclusivamente a tavolini di suicidi, qualcuno volontario, i più involontari, suicidi per destino collettivo, per essersi trovati sul ponte che attraversa la valle d’ombra di questo secolo della morte.

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La scienza fa che i cuori battano più a lungo – ma li ha avviliti. Paghiamola, senza ringraziarla.

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Non muori. Entri nella vita profonda della dimenticanza.