Una poesia per la Luna. Dove l’uomo arriva gli dèi scappano, ma il poeta – lunatico – dissoda uno spazio per il sacro. “Sono saldo come la luna, testimone fedele del cielo”, dice la Bibbia

Posted on Luglio 21, 2019, 8:20 am
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La Luna è la sintesi di come funziona l’uomo.

L’uomo guarda. Urla. Si commuove. Piange. Si inginocchia davanti al satellite. Si getta nel suo argento. Non può averlo allora lo divinizza. La Luna diventa migliaia di volti, di avventure. Madre. Nutrice. Amante del sole. Sorella maledetta del sole. Figlia spuria. Bestia. Gola dell’universo. Occhio della galassia. Racconto. Poema astronomico. Carta dei tarocchi. Turbinio verboso.

In “First Man” Ryan Gosling interpreta Neil Armstrong

Dopo aver visto e pregato, l’uomo studia. Cerca di vedere con più arguzia. Descrive. Concupisce con l’azione logica. Ozia sull’alfabeto, scartavetra le cifre. Plana l’occhio telescopico. Infine. La conquista. Una cosa non può esistere se l’uomo non ci mette piede. Ma occorrono passato e compassione, non passeggiata, perché il dio avvenga.

Eppure. Per quanto meticoloso sia lo studio e miracolosa la resa cinematografica. Non è altro che una sfera sassosa, di malinconica bruttezza, la Luna. La sua magnificenza è la luce – di per sé chi ambirebbe di abitare sulla Luna, assenti gli extra-terrestri, se non per clamore di solitudine?

Atterrare sulla Luna non ci spiega perché siamo attratti dalla Luna, sulla Terra. Per celebrare l’enigma ci vuole il poeta. Qualcuno dice che dopo Leopardi è impedito dire la Luna. Cretinate. Il poeta è dove è l’impossibile, dove la parola è un crocevia di rovi e i triviali mettono insipidi aut aut. L’ultimo numero di “Poesia”, il 350, dedicato a “I poeti sulla Luna 50 anni dopo” testimonia il contrario: la vitalità del verbo quando il mito è in fuga e l’avventura è esaurita. Dove arriva l’uomo, gli dèi scappano: ma la poesia ricompone lo spazio al sacro.

La Luna misura i giorni, è la sua scia grigia di lumaca, che sbava sulla schiena delle costellazioni, a dettare la vita (“Hai fatto la luna per segnare i tempi”, dice il Salmo 104): la sua costanza è segno di fedeltà (“Non profanerò l’alleanza/ non darò scempio alla promessa…/ Sono saldo come la luna,/ testimone fedele nel cielo”, Sal 89, 35; 38). La Luna è l’anello che fa sibilare la leggenda del nonno nel gesto casuale del nipote, offre lucidità di avvento all’infanzia.

Charles Wright è uno dei grandi poeti viventi. Quando l’uomo è caduto sulla Luna aveva 33 anni. La poesia è tratta dalla raccolta La croce del sud. Il poeta è lunatico, i suoi versi lunari. (d.b.)

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Guidando in Tennessee

Strano quel che riporta il passato.
I genitori, ad esempio, come si profilano fervidi
nei brevi e istantanei
lampi di memoria, un piede davanti all’altro
perfino a ritroso, e così inaccusabili.

E le città in cui vivemmo
e chi eravamo allora, le vie percorse in su e in giù
ritornano davanti a noi come brina
su cui batte la luce della luna, e ritorna Gesù, Stefano Martire
e San Paolo della Spada…

– Io sono la loro musica,
madri e padri e luoghi dove corremmo affannati nella notte:
accosto la bocca alla polvere e canto la loro canzone.
Ricordati di noi, Galeotto, e fischietta il nostro motivo quando verrà l’ora,
per amore di carità.

Charles Wright

*In copertina: un modello plastico della Luna, secondo l’astronomo Johann Friedrich Julius Schmidt, 1898.

**Per “vedere” la Luna, da domenica 21 luglio, su Sky Cinema, c’è “Firts Man. Il primo uomo”, il film di Damien Chazelle che racconta la missione Apollo 11, con Ryan Gosling a interpretare Neil Armstrong.