“Io non accetto il sistema della musica italiana, gli intrallazzi discografici”. Su Lucio Battisti, il cantautore anarchico che piaceva a David Bowie ed era odiato da tutti, il più grande

Posted on Settembre 13, 2019, 8:34 am
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“Io non accetto il ‘sistema’ che regola la musica italiana, non ne accetto le pastette, gli intrallazzi discografici, la pubblicità, gli scandali e scandaletti studiati a tavolino. Mi sono bastate quelle poche manifestazioni a cui presi parte anni fa, per capire in che razza di fossa dei serpenti rischiavo di finire. Quindi, ho chiuso”.

Chi l’ha conosciuto, frequentato, per lavoro, o in privato, e ancora oggi dice, petulante, che non si sa perché a un certo punto Lucio Battisti abbia smesso di apparire, di esserci, se non attraverso la sua musica, sappi che costui o è un tonto, o un insensibile, o un irrecuperabile ottuso. Infatti: se c’era un uomo che parlava senza fronzoli, giri di parole, ambiguità, era Lucio Battisti. Fin troppe, ne ha dette, specie contro i giornalisti della carta stampata, i quali, armati di penna e taccuino, a parere di Lucio scrivevano quel che cavolo pareva a loro e che, per vendere copie, cercavano lo scandalo ovunque, o inventandoselo. Battisti ammetteva di essere caduto nella loro trappola più volte, e però la sua chiusura totale con il mondo dei media avviene nel 1979, prima è parziale, Battisti si fida ancora delle dirette radio, ma parla pure ai giornali, poche e selezionate interviste in cui si svela per quello che è, un uomo il più possibile estraneo ai canoni di pensiero dominanti, dalla personalità prorompente, ma anche pensoso, divoratore di libri di scienza e di fumetti, fumettista egli stesso, non attento alle mode ma di esse anticipatore e nello stile musicale e di comportamento e di vestiario, e soprattutto, ma soprattutto: un antistar che vuole vivere per i fatti suoi.

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Se cerchi un esempio di persona anarchica nel senso più positivo che esista, è in Lucio Battisti che lo puoi trovare: a volte penso non sia ben chiaro che Lucio Battisti è stato il più grande perché da solo si è (e ci ha) innalzato dalla canzone italiana fatta di piagnisteo e melodramma, scrollandosi dai Villa, dai Modugno, e dalle loro lagne. È grazie a Battisti che abbiamo un modello di canzone autoctono e moderno che non è lo scimmiottamento di quello anglosassone, o la pallida, burina imitazione del rock. Se sto sbagliando, dimmi per quale ragione artisti dal calibro di Paul McCartney, David Bowie, Pete Townshend, riconoscono in Battisti se non la perfezione, qualcosa che gli va molto vicino.

E poi: se un altro vero motivo c’è per cui Lucio Battisti si negava ai media, è perché i media lo hanno sempre maltrattato. Tutti, nessuno escluso, a cominciare dalla tv, che non lo voleva, avendo ipocritamente da ridire sul ‘messaggio’ delle sue canzoni non magnificanti l’amore coniugale ma il sesso esplicito, istintivo, e questo alla DC rodeva come rodeva il plateale assenso di Battisti al divorzio e il fatto che lui convivesse con la donna madre di suo figlio senza sposarsi. Se ai vertici in tanti storcevano il naso su come Battisti si vestiva, (non) si pettinava, la verità è che non potevano sopportare l’irrimediabile diniego di Battisti a leccare il c*lo al potere. E infatti: lui faceva uscire i suoi dischi senza battage pubblicitario, e quei dischi stavano anche 40 settimane in classifica, ai primi posti, seguiti dai brani di Battisti cantati da altri. Di fronte all’evidenza e all’enormità del fenomeno, la stampa non poteva non parlarne. Però leggi come ne parlava: Lucio Battisti “è un antipatico, tirchio, superbo, presuntuoso, più o meno odioso a seconda dell’ora in cui lo incontri”. E ancora: “un tipo aggressivo, e complessato, una voce monotona, fastidiosa; è privo di originalità, sgraziato, ovvio, e mediocre”. Su Intrepido, Gianni Boncompagni gli fa poco gentilmente i conti in tasca: 200 milioni di lire a canzone (!) e, per i concerti, pretende cifre esose.

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Tutti questi articoli, con relativi giudizi, li trovi sui giornali i più venduti del periodo, a cui, per invidia, e quasi sicuramente per diktat politico, rodeva il successo del non personaggio Battisti. Il quale se ne andava per mesi negli Stati Uniti, in Sudamerica, a Londra, a studiare musica, a sentire, vivere la musica, per poi infonderla plasmata nei suoi dischi, perché, come diceva, “guai a fossilizzarsi, bisogna uscire dai soliti e limitati schemi”. È per questi viaggi, e relativa apertura mentale, che sono nati Anima Latina, e La batteria, il contrabbasso, eccetera…, album di sesso sporco, sinistro, sfacciatamente puberale, canzoni che infrangono tabù ancestrali provocando emozionali macerie, ma anche album di dotte sperimentazioni musicali. Le femministe si inca*zarono a morte con Battisti per il brano Un uomo che ti ama, bollandolo quale maschilista e paternalistico, quando è invece ora di dirlo, che qui era punto sul vivo il loro obiettivo impossibile!

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E ancora, un’accusa a Battisti che sopravvive tutt’oggi: il Battisti fascista. Questo insulto è stato inventato per denigrarlo (forse per vendicarsi di un no rifilato a Battisti a un capetto PCI che lo voleva sul palco della festa dell’Unità) istigando falso credito fascista al verso ‘boschi di braccia tese’ presente nel brano La collina dei ciliegi. Ecco, un’accusa così cretina, così infamante, per uno che nella vita non si è mai venduto, e ha lottato come un matto per mantenersi libero, ma vogliamo parlare di quando lo prendevano in giro per il suo legame con Mogol, insozzandolo di sottintesi gay? Di quando dicevano – sui giornali – che stavano troppo insieme, e chissà a far che, e su un Tv Sorrisi e Canzoni del 1971, trovo che “quei due, si plagiano, li diresti fidanzatini di primo pelo”, e il loro famoso viaggio a cavallo, da Milano a Roma, “è il loro viaggio di nozze”. Se questo lo sommi ai tentativi di rapimento del figlio, ai critici che lo tacciavano di qualunquismo (ma Il mio canto libero e Il nostro caro angelo son album zeppi di temi politici seri, difficili, mica chiacchiere: l’ambiente, la presa di coscienza identitaria, la violenza, in ogni sua forma, anche mentale data la pressione della pubblicità che induce al consumo senza criterio. Vi è più politica qui, o a menarsi in corteo per Guevara, Mao, le destre le più abiette?). Se infine ci aggiungi le ignobili accuse di essere un finanziatore di Ordine Nuovo, non credi che Lucio Battisti ne abbia avuto più che abbastanza per mandare tutti al diavolo?

Barbara Costa