“Ti amerò per sempre. Questa notte”. Louise de Vilmorin, la donna che ha sedotto Saint-Exupéry, André Malraux, Orson Welles

Posted on Agosto 10, 2020, 6:26 am
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Nata nel castello di famiglia, a Verrières, da famiglia di celebri botanici, era l’aprile del 1902, a Louise Levêque de Vilmorin, probabilmente, piacevano gli aviatori e gli avventati. Ventenne, si fidanzò con Antoine de Saint-Exupéry. A lui lei piaceva moltissimo. “Ho avuto da Loulou lettere adorabili, una grande fiducia nell’avvenire: sono felice”, scrive a “mammina mia”. Lei è leggiadra, leggera, intelligente. Bella. Il volo le va come idea, quanto al resto, è totalmente cittadina, mondana – alle escursioni per deserti preferisce le feste nella metropoli. Il rapporto s’incrina quando, terminato il servizio militare, Saint-Exupéry è dissuaso, dai Vilmorin, dal coltivare l’aviazione come mestiere. Eppure, non si dispera. Pensa a Louise con venerazione, vuole sposarsi, avere dei figli. “Non penso che Loulou e io ci sposeremo prima di sei od otto mesi. I medici, pur ritenendo che lei stia meglio, non lo ritengono prudente, non dal punto di vista dello stato generale, ma dei ‘figli’, perché l’anca non è ancora abbastanza a posto”. Lei, tuttavia, “abbronzata come una negretta, sembra piena di brio”. In effetti. Più tardi dirà che il suo fidanzamento con Antoine fu una specie di gioco: di certo, s’affretta a rompere la relazione. Un anno e mezzo dopo si accasa con Henry Leigh Hunt, console onorario di Monaco e Las Vegas e si trasferisce nel Nevada. Altro che problemi di salute o d’altra sorta: la Vilmorin dona al marito tre figli, Jessica, Alexandra, Elena. Tuttavia, si stanca della tiritera familiare, lo molla.

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Amava gli avventati, appunto, Louise. Nel 1933 ha la prima relazione con l’uomo della sua vita, pardon, della sua morte. André Malraux. È ancora presto, però. Lui vince il Goncourt per La condizione umana, ha scorticato i bassorilievi del tempio di Bantey Srei, in Cambogia, vola tra Russia e Stati Uniti, s’impegna nella guerra civile spagnola. Deve realizzarsi, ed è già sposato – ispira Louise al romanzo. Lei pubblica Sainte-Unefois (ora Gallimard; 1934) e trova il suo stile: con la ferma isteria di un’unghia, screpola il cristallo del ‘bel mondo’, è elegante e crudele, arcana, una divina strega nell’Arcadia parigina.

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Si fatica a star dietro a Louise de Vilmorin, regina del Settecento accaduta due secoli dopo, in piena modernità. È l’amante dello scrittore tedesco Friedrich Sieburg – tradotto in Francia da Pierre Klossowski – salvo darsi in sposa al conte e magnate ungherese Paul Pálffy d’Erdod, nel 1938, e mollarlo una manciata di anni dopo. È amata dall’ambasciatore inglese in Francia, Alfred Duff Cooper, che alterna al principe Paul V Esterházy. Nel 1947 conosce Coco Chanel, di cui diventa intima: di lei redige la biografia più densa, Mémoires de Coco (1957). Viaggia con l’aristocratico Sadruddin Aga Khan, poi Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati; partecipa alle feste esclusive di Charles de Beistegui. La Correspondance avec ses amis censisce rapporti con Paul Morand, Roger Nimier, René Clair, Marthe Bibesco, Gaston Gallimard. Nel 1951 pubblica Madame de…, il suo romanzo più noto, “specie di scherzo sulla menzogna e le sue conseguenze a catena, scatenate” (edito in Italia da Sellerio, insieme ad altri libri di Louise, come I gioielli di Madame de…). Due anni dopo Max Ophuls ne trarrà un film con Danielle Darrieux e Vittorio De Sica. Non è la prima volta che i libri di Louise de Vilmorin vengono tradotti al cinema; tra l’altro, è un’abile sceneggiatrice. Il lavoro più noto lo fa per Orson Welles, aiutandolo a ridurre un racconto di Karen Blixen, Storia immortale. Il film esce nel 1968, naturalmente c’è chi suggerisce una relazione fugace tra Welles e Louise – lei ha 65 anni e la sua vita è cambiata. Per sempre.

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Louise e André Malraux: amanti nel 1933, si ritrovano trent’anni dopo, a un pranzo organizzato da Chanel

Pierre Galante racconta l’abboccamento così. “Fu durante un pranzo da Chanel che Louise de Vilmorin e André Malraux si incontrarono, dopo essersi persi di vista per molto tempo… ‘Addio, Signor Ministro!’, gridò Luise, bussando sul finestrino dell’automobile. ‘Tutto, fuorché un addio’, rispose Malraux, mandandole un bacio, con le labbra. ‘Ci rivedremo presto’. Aveva mantenuto la promessa. Trentatré anni dopo. Era ritornato da Louise come un uomo ricco, un ministro inamovibile, il potente consigliere rispettato dal generale de Gaulle”. Terminato il matrimonio con la ricca ereditiera tedesca Clara Goldschmidt, nel 1947, Malraux si era unito a Marie-Madeleine Lioux, pianista di talento, amica di Stravinsky e adorata da Jackie Kennedy, già moglie del fratellastro di André, Roland. In quegli anni la scalata di Malraux era stata micidiale, diventando il plenipotenziario degli affari culturali francesi. Il matrimonio si era intiepidito, fino a spegnersi. André e Marie-Madeleine si separarono nel 1966.

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Su “André Malraux et Louise de Vilmorin, une passion au long cours” è uscita una lunga articolessa firmata da Thierry Clermont, su “Le Figaro”. Ciò che non si dice, al di là della candida storia d’amore tra due plurisessantenni ancora audaci, è che Louise de Vilmorin per quell’amore, letteralmente, morì. Lo ha raccontato, una manciata di anni fa, Jean Chalon, scrittore, giovane accompagnatore della Vilmorin. “Lei aveva 62 anni, io 29. Mi piacque subito. Nacque un’amicizia spontanea, invidiata. Louise mi invitava alle sue famose cene della domenica sera, a Verrières-le-Buisson. Piccolo borghese, scopro un altro mondo, un’arte del vivere, una donna che vive per sedurre. Ricordo il suo motto, la sua professione di fede: ‘Ti amerò per sempre. Questa notte’. Collezionò mariti affascinanti e amanti clamorosi. Non sopportava di stare da sola: grazie a lei, conobbi Louis Aragon, Françoise Sagan, Léo Ferré… Cambiò tutto quando, nell’estate del 1969, si trasferì a Verrières Malraux. Per riconquistarlo, gli aveva scritto per due anni, ogni giorno: Malraux non chiedeva che di essere sedotto. Diventarono amanti, le cene finirono. Abituata a brillare, Louise deve cedere il passo a lui, il nuovo re della sua corte. Quando parla il Ministro della cultura tutti raggelano, sull’attenti. In un momento di esasperazione, lei mi sussurra all’orecchio, ‘Non sono più Louise de Vilmorin, mi chiamo Marilyn Malraux’. La vita quotidiana tra l’elefante Malraux e la farfalla Louise diventò insopportabile. Quella donna spiritosa, erudita, estrosa, leggera, si era trasformata. La vedo l’ultima volta – senza sapere che sarà l’ultima – il 6 dicembre del 1969. Le chiedo se è felice. Con un gesto della mano mi risponde di no. Il 26 dicembre, rapita da un male, muore, d’improvviso”.

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Malraux morirà nel 1976, inseguendo il Malraux che fu. Nel 1971 vuole arruolarsi nell’esercito indiano che lotta per l’indipendenza del Bangladesh; l’anno dopo si presenta da Richard Nixon come massimo esperto di questione cinesi, a fronte della sua antica amicizia con Mao Tse-tung. Henry Kissinger lo giudica un mitomane, un mentitore. Tra un ricovero per esaurimento nervoso e l’altro, appare in tivù, sciancando i perbenismi: “Politicamente, l’unità europea è un’utopia. Avremmo bisogno di un nemico comune per avere l’unità politica in Europa. L’unico nemico comune che potrebbe esistere è l’Islam”. Nel 1970 era morto Charles de Gaulle, nello stesso anno Malraux aveva introdotto le poesie di Louise de Vilmorin. Nel bene e nel male, de Gaulle e Louise sono stati gli amori della sua vita: da allora, Malraux è uno spettro. Scuro. (d.b.)

*In copertina: Vittorio De Sica e Danielle Darrieux, protagonisti del film di Max Ophuls del 1953, tratto dal libro di Louise de Vilmorin