L’odio è un sentimento legittimo, e io ho odiato chi, il 7 gennaio di quattro anni fa, ha ucciso Georges Wolinski, il vignettista sadico, che non credeva in niente e che disegnava le femministe al guinzaglio dei loro uomini padroni

Posted on Gennaio 07, 2019, 10:22 am
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L’odio è un sentimento legittimo. Quando l’hanno ammazzato io ho odiato, e tanto, e non me ne vergogno. L’hanno ammazzato, Georges Wolinski, il 7 gennaio di quattro anni fa, e a guardare i suoi libri, oggi, i suoi disegni, c’è una rabbia immutabile, anche se la mia parte razionale sa che proprio per quei disegni, per quei corpi nudi, per quei sessi esposti, irrisi, e di più per quel che i loro proprietari dicevano in quelle nuvole di parole, Wolinski non è e non potrà mai essere messo a tacere. Mi sarebbe piaciuto averlo qui, Wolinski, in questo 2018 appena concluso, l’anno del famigerato Metoo, per vederlo implodere grazie ad una sua sola, superba vignetta. Ci saremmo divertiti.

WolinskiI libri di Wolinski potete procurarveli sul web, e gran parte sono tradotti in italiano: vi sono raccolte le sue vignette, e se posso darvi un consiglio, immergetevene tenendo bene a mente l’anno in cui sono uscite: ne trarrete un corso di storia contemporanea intensivo, ne uscirete più ricchi, vi farete molte risate. Le vignette di Wolinski sono ancorate al loro tempo, prendono di petto la politica, la cronaca di quegli anni, e lottano col sesso in maniera ossessiva. Wolinski va amato per il suo sadismo, perché affonda l’inchiostro nei tuoi casini di uomo, di donna, nei tuoi casini di letto. Sesso, lavoro, la società che cambia e non ce la si fa a starci dietro, tutti i nostri affanni sono ritratti in vignette leggere, e cattive. In ognuna Wolinski ci mette la faccia e ti sbatte in faccia la sua, la nostra mediocrità. Quella che è stata la sua, è e sarà la nostra fatica di vivere. Wolinski non credeva in niente, per questo poteva far dire a due suoi personaggi, un ebreo e un musulmano: “Tra noi due non c’è nessuna differenza, abbiamo capito di essere atei”.

Prendete L’erotismo non passerà, anzi, prendete Per il tuo bene cara: ecco, quella pedata data sulla natica di una donna, simbolo della femmina persecuzione sugli uomini, simbolo della vostra perdizione per noi, simbolo dell’infinito dannarci l’uno sull’altro. E appunto, in L’erotismo non passerà, guardate quel prete, come chiede pietà a Dio per la sua enorme erezione sotto la tonaca. Blasfemia, pornografia, oscenità? Basta girar pagina, e si impara che “la pornografia è qualcosa di osceno, l’oscenità è qualcosa che ferisce il pudore, e cosa ferisce il pudore lo decide la censura”. Se le donne sono assatanate creature che Pensano solo a quello, c’è ancora chi è convinto che il populismo sia nato con Trump, con Grillo? Si prenda uno tra i Wolinski ‘dialoghi al bar’, si legga ciò che i due ‘populisti’ si dicono nel 1972: c’è l’ovvietà, tutta la bassezza umana, quella che oggi si sfoga sui social. I personaggi di Wolinski ci fanno vergognare perché quelle cose, almeno una volta, le abbiamo pensate anche noi.

WolinskiWolinski era talmente insolente che le donne, le femministe, lui le disegnava a guinzaglio dei loro uomini padroni, scodinzolanti a passeggio, esultanti di avere ancora un pene a cui obbedire. E ancora, e peggio, se te la senti di superare la barriera dell’orrore, il 17 maggio 1972, è il giorno dell’omicidio Calabresi: Wolinski lo disegna, ma mica il corpo riverso nel sangue, no, ne disegna i colleghi, e i suoi superiori, accorsi in strada, sgomenti davanti a quel cadavere, perché “stamattina, toccava a lui pagare il caffè”. Atroce, eh? Pensi di dimenticare questa battuta – e il sorriso che ci hai fatto – in un battito di ciglia? Le vignette di Wolinski rimangono stampate nella tua mente per sempre.

L’erotismo non passerà copre tutto il 1972 italiano e francese, e vi scorri, vignetta dopo vignetta, tutto il marciume che di Pinelli, di Calabresi, di Feltrinelli, di quelle gran brutte storie, si è fatto. Wolinski è in prima fila e si fa sporcare delle trame più assurde, delle ipotesi più inverosimili. Non le nasconde, non le abiura. Ed è lo stesso Wolinski, a fine libro, a mettersi alla gogna: vuoi essere un fumettista libero, che disegna qualche verità? Puoi solo illuderti, perché il Potere non lo permette, il Potere esige una società addomesticata, dove si ride per le battute, per la satira che il Potere approva, quella che fa il solletico ai potenti, li mette alla berlina, ma solo il consentito. Quella che, in privato, limona con chi dovrebbe satiricamente se non abbattere, almeno colpire. All’ultima pagina de L’erotismo non passerà, Wolinski si disegna quale umorista ridotto alla fame, è un barbone di strada che così paga la sua libertà, la sua irriverenza. O almeno crede. Un uomo sudicio, triste e solo, per le Forze dell’Ordine è un tipo sospetto: perché non sorride secondo la legge? Meglio portarlo in caserma, per un controllo: sarà sicuramente sulla lista dei pessimisti ricercati.

Barbara Costa