L’Occidente senza palle svende i capolavori del Louvre agli arabi (che se la ridono)

Posted on novembre 25, 2017, 10:47 am

Immagine didascalica. Napoleone sul cavallo imbizzarrito, tra le rocche alpine, fissa severo chi lo guarda, è il quadro-icona di Jacques-Louis David. Davanti sono piazzati due tizi incappucciati di bianco, paiono due esseri umani in forma di confetto. Chi sono? Due arabi venuti a fare shopping tra Milano e Parigi? Tutto il contrario. L’immagine è particolarmente azzeccata per definire il fenomeno. Ora non è più Napoleone che fa il ganzo tra la Corsica e i musulmani d’Egitto: ora gli arabi hanno conquistato Napoleone, imprigionano la sua spavalderia e gettano via la chiave. Fuor di metafora artistica: l’Occidente conta quanto un castrato. L’Occidente non colonizza più, è colonizzato. L’Occidente ha venduto l’anima all’Arabia Saudita. I fatti, arcinoti. Dopo 10 anni ad Abu Dhabi, un ceppo di grattacieli tra il deserto e il Golfo Persico con pista per la Formula 1 allegata, nasce Louvre Abu Dhabi. Il museo architettato dal francese Jean Nouvel pare una navicella spaziale atterrata in un’era insensata. L’affare, tuttavia, è bello grosso, come si dice: 600 milioni di dollari per costruirlo, 525 milioni di dollari per usare la ‘griffe’ Louvre (badate alla sottigliezza, conta il nome, mica la cosa in sé: Louvre vale CocaCola, Armani, Baci Perugina, è lo stesso), più 700 e passa milioni di dollari per organizzazione mostre, trasporti, eventimentificio. Altro che affare, è un affarone. A Louvre Abu Dhabi, per la mostra inaugurale, sono sbarcati, tra i tanti, Leonardo, Van Gogh, Rodin, Bellini, e, appunto, il Napoleone di David. Ma a che cavolo gliene frega agli arabi dei capolavori dell’arte occidentale? Niente. Loro non possono neppure raffigurare il dio, neppure Maometto, figuriamoci, l’uomo è sottomesso al dio, per questo all’arte – raffinatissima, labirintica – dell’arabesco non si è gemellata, tra i fan di Allah, ad esempio, l’arte del ritratto. Cos’è allora Louvre Abu Dhabi? Il segno che l’Occidente ha svenduto l’anima agli arabi. L’anima dell’Occidente, infatti, è l’arte. E visto che l’Occidente è in mutande, ha svenduto l’arte agli arabi. Ma cosa valiamo noi se ci fottono i capolavori dell’arte? Noi, pupazzi di carne, ossa e liquami, siamo corruttibili e corrotti, moriamo ogni giorno; l’arte ci sopravvive, è la quintessenza del genio occidentale. Esempio. Siamo nel 1479. Il sultano Maometto II, quello che ha conquistato Costantinopoli e che ha stroncato l’impero bizantino, e dunque la presenza ‘romana’ in Oriente, sa che a Venezia abita il più grande pittore di quel tempo, Giovanni Bellini. Allora fa un fischio agli amici veneziani e pretende che gli sia ‘prestato’ Bellini per un tot. I veneziani, che sono abituati a vendere tutto, gli fanno l’occhiolino. Ma non mandano Giovanni Bellini dal sultano. Lo amano troppo. Il genio veneziano non si tocca. Dal sultano, invece, “si risolverono di mandarvi Gentile, suo fratello”, ci racconta quella pettegola del Vasari. Gentile Bellini, sia chiaro, è un pittore di grande talento. Infatti, fa trasecolare il sultano. “Egli ritrasse di naturale Maometto, che pareva vivissimo; al quale, come cosa inusitata, pareva questo più tosto miracolo che arte”. Il ritratto di Maometto II, vergato nel 1480 – l’anno dopo il gran sultano esala l’ultimo respiro – se vi va di vederlo è ancora al Victoria and Albert Museum di Londra, prima che ce lo rubino gli arabi. Eccolo, il “miracolo” occidentale: ritrarre l’uomo. L’uomo occidentale sa ritrarre miracolosamente la vita, sa far vivere su tela un volto e le sue trasudanti emozioni; non sa vivere. Per saper vivere tocca virare verso l’estremo Oriente. Ma torniamo al punto. André Malraux, geniale scrittore e titanico ministro della cultura francese, teorizzò il ‘Museo Immaginario’. Un infinito museo dove ogni manufatto artistico, dai feticci del Sahel alle ceramiche di Picasso, dalle pitture degli aborigeni d’Australia agli angeli cubiformi di Paul Klee, convergesse in un unico spazio onirico. La basilica dell’arte. Malraux, che aveva cominciato trafugando statue ad Angkor Wat, agiva come il tipico uomo occidentale: alla conquista, succhiando la vita altrui, vampiro di meraviglie, sentendo che la propria si affievolisce, energia nichilista esagerata dal tedio. Ora le cose vanno all’opposto. Gli emiri sbattono sul tavolo i soldi. L’Occidente si mette a novanta. E Leonardo da Vinci è raccontato con didascalie in lingua araba. Incapaci di esaltare qui, in Occidente, i nostri gioielli di famiglia, li traslochiamo là, sotto il solleone di Maometto. In una intervista rilasciata nel 1989 – ben prima, dunque, che la bandiera nera di Isis diventasse un brand del terrore, prima ancora che Bin Laden facesse successo come il barbuto più celebre del pianeta – Iosif Brodskij, il poeta russo vissuto tra Oriente e Occidente, dichiarò, piuttosto chiaramente, “per quanto mi riguarda, penso che la visione musulmana dell’ordine universale debba essere schiacciata e annullata. Dopotutto, dal punto di vista spirituale, abbiamo sei secoli in più di loro, quindi credo che abbiamo il diritto di dire che cosa è giusto e che cosa è sbagliato”. Giusto è che difendiamo le nostre opere d’arte – vengano quaggiù a vederle, pagando il biglietto, dal resto del mondo – sbagliato è svenderle ai mercanti arabi. Vedete, quei due che ammirano Napoleone sul cavallo impennato non pensano, ‘vogliamo essere come lui, guarda che figo’. Pensano soltanto, ‘vedi quello spocchioso francesino? ce lo siamo comprato, il bastardo; pensa che cretini sono gli europei, razza di senzapalle’. Hanno ragione.

Davide Brullo