Lo zen e l’arte di mostrare tet@@ e cu@@ sui social

Posted on maggio 13, 2018, 8:08 am
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Puntualmente, ogni pomeriggio, entro su un qualche sito diciamo equivoco. Lo so, è un rituale quanto meno nevrotico, ma che ci volete fare… mi aiuta a rilassarmi, prima di riprendere a scrivere stronzate, quali quelle che state gentilmente leggendo.

Come riscaldamento, provo sempre a fare prima una puntatina su Facebook o Instagram. Giusto per vedere se riesco a tirarmi su con metodi più omeopatici e meno cruenti. È noto che sui social è pieno di foto con molta mercanzia in mostra. Sia mai che uno possa trovare una repentina ispirazione! Regolarmente, quando sto già pensando “ma guarda guarda questa bella milfona in bikini tutta birichina e trottolina amorosa du du du da da da”, ecco che mi compare la citazione. Eh già! Perché mica la tardona, o giovane di turno, può semplicemente e onestamente mostrare culo e tette ai passanti del web. Neanche per sogno! Lei deve dimostrarti che, come diceva la famosa canzone, “oltre le gambe – e aggiungerei incidentalmente le natiche – c’è di più”. E c’è testa, cazzo! Cultura! C’è una donna che va a farsi le lampade il 3 di gennaio, o a prendere il sole durante la pausa pranzo da marzo, casomai dovesse scattarsi una foto in mutande da pubblicare sul web, ma nel mentre lei legge. Hai capito brutto porco che stai dando una scorsa e condividi impunemente il sentire faisiano (ovvero dello scrivente)? Tu sempre a pensare a quella cosa, sempre con quel chiodo fisso che ti impedisce di cogliere, di capire che dietro la cellulite, che comunque potrebbe avere un non so che di eccitante, c’è sostanza, ci sono millenni di sapere. Ed è proprio per imparare che a volte mi faccio uno screenshot che prontamente catalogo con perizia sotto la dicitura NUDI INTELLIGENTI.

Ce n’è davvero per tutti i gusti. Jim Morrison, come sempre e fin dai diari delle scuole medie, è gettonatissimo, ma forse un po’ passato di moda. La palma d’oro spetta a quel mio contatto che si fotografa di schiena – diciamo così – e aggiunge, a corredo del culo, un laconico Panta Rei attribuendolo a Parmenide. Data la lussureggiante immagine di quel fondoschiena, ho soprasseduto evitando di segnalare alla ragazza il reale autore della nota massima filosofica, Eraclito. Piuttosto, al cospetto di quel “tutto scorre” associato al sedere della tizia, mi sono domandato se in entrata o in uscita, ma ho preferito non soffermarmi troppo sulla seconda ipotesi.

Ci sarebbe poi una signora con figli, credo tre. Bel fisico, quel giusto tanto di sfatto… Insomma, me la farei di brutto! Seguo tutte le sue pubblicazioni con devozione. Ma anche con lei ho lo stesso problema che mi causa inevitabilmente una disfunzione erettile. Questa pubblica citazioni come se non ci fosse un domani. Ma poi tutte minchiate, una peggiore dell’altra: “Illuminatevi da dentro”, “Il sole vi sorrida e vi sia amico”. Sospetto che la sua fonte siano, data l’età, i vecchi libri di Romano Battaglia – che Dio l’abbia in gloria! E io che, come scrittore, sono molto più prosastico del compianto estinto, già mi immaginavo il filmaccio con lei nel ruolo della solita milf.

Mannaggia alla cultura, mannaggia all’istruzione di massa, ai libri in edizione economica venduti nei supermercati! Perché il sapere è contro di me che sono sempre stato suo sostenitore? Perché le citazioni zen? Perché ragazze, signore, tardone, perché dovete sempre rispedirci – con la coda tra le gambe, ma questo è ovvio – tra i tentacoli infernali di YouPorn? Crudeli!

Matteo Fais