“Lo so, in cielo non si sale, nel cielo si sprofonda”: ode a Luigi Poiaghi, il sublime Re Mida della quotidianità. Ovvero: come “non” bisogna onorare un artista post-mortem

Posted on giugno 26, 2018, 12:28 pm
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Luigi Poiaghi, formatosi all’Accademia di Brera, in Milano, sodale di Fausto Melotti, apprezzato, tra i tanti, da Federico Zeri, si è trasferito nel cuore della Romagna dal 1981, diventando, in quella terra, uno dei più acuti artisti, dei più riservati e alti. Con Tonino Guerra realizza “L’Angelo coi baffi”, a Pennabilli, “il più sguarnito e poetico museo del mondo”. Il 6 luglio Verucchio organizza, attraverso l’Anpi provinciale, un “incontro commemorativo”. Che brutta parola, “commemorativo”. Il rapace Silvano Tognacci ci spiega perché in quell’incontro c’è tutto, sulla carta, tranne l’essenza di Poiaghi.

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Poiaghi

Un’opera di Luigi Poiaghi da ‘Ombre’, raccolta nel 2015 nel ‘Portfolio Italia’ del Centro Italiano della Fotografia d’Autore

Nel mondo vellutato dei ‘non fumo, non bevo e non sporco’ bisogna aspettare un anno per ‘celebrare’ chi non c’è più, bisogna aspettare un anno per accorgersi che un silenzioso artista non arricchisce più le nostre terre con la Sua presenza, bisogna sempre aspettare un anno perché tre re magi portino inchini e parole al cospetto di chi vale più di loro. Quindi, esattamente un anno dopo, a Verucchio, si ricorderanno di Luigi Poiaghi, venerdì 6 luglio alle ore 17 con un massiccio spiegamento di forze, folder patinato a tre ante con tanto di biografia breve, ma smemorata. Nell’effluvio di date, nomi, titoli e premi si sono dimenticati di un fiore all’occhiello di Luigi, un fiore candido e profumatissimo dal titolo espressamente creato da lui.

L’estensore della fluviale “biografia breve” sicuramente non era al corrente di questa chicca di vent’anni fa, uscita nel silenzio della nostra valle, anche se a suo tempo fu omaggiata da diverse recensioni sui mezzi di informazione locale, prontissimi, ora, a strombazzare il prossimo evento “col patrocinio di”, l’intervento “nell’ordine di”, “in collaborazione con” e per non farci mancare niente, anticipatamente, “si ringraziano per”. Con più poesia e spensieratezza, nell’estate del 1999, fu sufficiente una telefonata : “… che ne dici se quest’anno, per Natale, facciamo un librettino, a mo’ di calendario, con dodici poesie di Luigi e dodici tue fotografie della casa-studio dove vive ?”, mi disse l’amico libraio Franco… “va bene, però facciamo tutto noi senza l’intervento del Paraclito locale, che ne ho avuto abbastanza dall’altra volta”, risposi , e così nacque con leggerezza e semplicità Profumi per l’anno del mai, una plaquette di 30 pagine sull’opera schiva e ritirata di Luigi Poiaghi, abitatore di una casa carica di storia sulle colline di Verucchio, nascosta e splendente di polvere e lacrime. Già residenza della dama di compagnia Elena Fattori, con bassorilievi esterni sulle quattro stagioni, era il luogo ideale per custodire la vita e le opere di Luigi e Girolamo; con i pavoni nel cortile che si stagliavano sulle pietre ottocentesche era lo scenario migliore per illustrare la pittura di Luigi con la sua serena attenzione al tratto, un segno evanescente ma deciso, ereditato dal realismo milanese, dove le cose e gli oggetti si impreziosiscono di un lusso estetico e narrativo come la Polvere, il sublime Re Mida della quotidianità.

Luigi scriveva poche parole, perché nelle praterie dell’Arte bisogna cavalcare, non scrivere… perché bisogna prendere le cose e farle vedere ai distratti, perché anche nel Vittoriale di Luigi e Girolamo andava scritto: “io ho quel che ho donato”.

Il 6 luglio del 2017 a Davide Brullo che mi chiedeva un ricordo, ho scritto queste parole che vanno lette ascoltando il secondo movimento del Concerto per piano n°2, op.18 di Rachmaninov:

Era un uomo buono e riflessivo, si nutriva di bianco (inteso come colore) e di fili… e forse attraverso i fili voleva unire le grigie periferie lombarde, quelle dei muri che profumano di nebbia e di peccato, con il sole marino della Riviera Adriatica dove si era trasferito per amore, sulle colline di Verucchio… l’ultimo ricordo che ho di lui sono le parole che scrissi sul libro delle firme di una mostra fotografica che fece anni fa nella piazza di Verucchio… erano foto in bianco e nero con pochi soggetti, minimaliste nella forma, barocche nel significato… si vedevano bottiglie vuote e bottiglie con acqua… la semplicità di quelle foto era la misura della battaglia che aveva ingaggiato con il Dolore e gli scrissi: ‘dalle tue foto si vede che conosci il valore salvifico delle lacrime’.

Silvano Tognacci

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PoiaghiCerte mattine sul tavolo del mio studio non ci sono che pietre,
allora esco e con Melo, il mio cane, salgo fin sulla collina per vedere, dall’altra parte, il mare. E giù di corsa lui che insegue l’ombra di una nuvola e io dietro con le tasche che si riempiono d’aria.

Allineo
bicchieri d’acqua
ai sassi
del tuo cortile
liquidi pensieri
al sole d’agosto
che li evapora

In giardino osservavo soprattutto le punte degli alberi per vederli crescere sul chiaroscuro delle nuvole quasi ad elevarmi con loro un millimetro al giorno.
Adesso preferisco le radici: le innaffio, le nutro con letame e solfato di ferro, le immagino ramificare nel soffice buio della terra, come se anch’io potessi emettere emettere radici e attecchire coi piedi al suolo;
poiché, lo so, in cielo non si sale, nel cielo di sprofonda.

Luigi Poiaghi