Lo ammetto, ho fatto sesso con una profonda conoscitrice delle “Cinquanta sfumature”. Mi sentivo un po’ Bruno Vespa un po’ Christian Gray, quando…

Posted on aprile 22, 2018, 8:58 am
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Siamo onesti. Non tutte le donne sono solo trucchi e borsette, manicure e pedicure, parrucchiere e depilazione inguinale a luce pulsata. Alcune hanno anche letto. Lo so perché, io per primo, sono uscito con una che mi ha prontamente rimesso al mio posto dicendomi: “Tu sarai anche molto colto, ma pure io ho letto”. Caspita, mi sono detto e le mie labbra, a causa dello stupore, hanno assunto una forma a culo di gallina. “Ma dai!? Sono proprio curioso. E cosa hai letto?”. “Non molto, per la verità, ma quei tre volumi delle Sfumature” Lo sapevo. La vita ha una sua ironia, che fa sorridere ed è al contempo fastidiosa come un punteruolo contro le natiche. Insomma, la ragazza non aveva mai visto un libro, prima dei trenta, ma si era smazzata le Cinquanta sfumature di grigio, rosso, e nero. Roba da diventare daltonico, o perderci la vista. Eppure, sì, credetemi, tutto è possibile, anche cose simili, almeno finché la saga che ha reso milionaria E.L. James continuerà.

A ogni buon conto, come ho scoperto di lì a breve, le sue letture non erano il particolare più inquietante. Vi sembrerà strano, ma malgrado le mie alte aspirazioni nei confronti dell’altro sesso (cultura, laurea, master, abilità nella fellatio), questa tizia mi faceva – perdonate il francesismo – tirare, pur essendo tutto fuorché bella e forse addirittura un po’ bruttina. Senonché, ho deciso di sorvolare sulla sua discutibile parlantina (“Come mai hai accettato il mio invito a uscire?” “Boh, cioè, non so”), nella speranza di rimuoverle, in un paio d’ore, le mutandine. E, ve lo posso garantire, quelle sono state due tra le ore più pesanti della mia vita. Questa ragazza non aveva mai visto un film, non aveva letto se non le Sfumature – che personalmente non sono mai riuscito a finire –, non seguiva la politica, non lavorava, non studiava, e neppure sapeva cucinare. Guardandola, pensavo a quanto un uomo possa cadere in basso a causa del suo uccello, ma resta che, dopo tutto il tempo trascorso in sua compagnia, darmela era il minimo che mi aspettassi come premio di consolazione. Dunque, alla fine, quando la proprietaria del locale ci ha gentilmente sollecitati con lo sguardo a levarci dalle palle, perché era anche l’una del mattino e lei giustamente doveva andare a dormire, mi ha invitato a trascorrere la notte a casa sua. “Boh, ascolta, vieni. Non che ne abbia molta voglia, ma oramai siamo qua”, mi ha detto con trascinante e coinvolgente entusiasmo. “Ti seguo come un fedele cagnolino, dolcezza”, le ho risposto io mentre, nella mia bocca, il processo di salivazione pavloviano era già esploso alla massima potenza.

Intanto le andavo dietro, mi sfregavo le mani come un Bruno Vespa già conscio di essere al massimo dello share e, nella mia mente, i diavoletti erano riuniti in un concistoro per stabilire le nefandezze da compiere di lì a qualche minuto. Sarà stato perché anche i miei demoni sono amanti della letteratura, ma mi hanno subito ricordato che la tizia era una lettrice delle Sfumature. “Sentimi bene, ragazzo”, mi ha detto la voce nella mia testa, “non essere troppo soft. Hai visto le letture di questa? Le piacciono quelli che non devono chiedere mai. Falle sentire che non sei da meno del miliardario della famosa trilogia”. “Speriamo solo”, ho risposto col pensiero, “che non mi chieda la dichiarazione dei redditi, altrimenti sono fottuto”.

Giunti alla porta, lei si stava adoperando per aprire, quando, abbandonando ogni reticenza, le ho mollato un sonoro sculaccione da fare invidia a Christian Grey, il protagonista maschile dell’opera summenzionata. “Oh, ma sei diventato scemo? Mi hai fatto male!”. “Sì, vero, dicono tutte così”, ho mugolato io, “ma tu sei la mia piccola Anastasia Steele, vero, porcellina?” e ho sguainato un sorriso da un milione di dollari che mi faceva sembrare un coglione totale. Quella mi ha guardato tipo “ma è cretino, o cosa?”. Ma non mi sono dato per vinto. Frattanto, aveva aperto la porta. “Ce l’hai anche tu una stanza piena di legacci di pelle, vibratori e fruste, vero? Ma, adesso, ti faccio vedere io la mia arma, bambina”. Detto inter nos, non mi ricordavo molto della trama del testo, ma stavo cercando di fare del mio meglio. Sicché l’ho fatta sedere sul divano all’ingresso e, sempre ispirandomi a Christian Grey durante il suo primo rapporto con Anastasia, ho fatto per liberare il mostro di stephenkingiana memoria. Tenendolo in mano, glielo stavo porgendo ad altezza labbra. “Avanti, baby, sono il tuo ricco pervertito e tu la mia brava studentessa che vorrebbe intervistarmi”. Ammetto che stavo cominciando a rivalutare la trama dell’opera – quasi pensavo di finire di leggerla prima o poi. “Boh”, mi fa lei, “scusami, ma fare i pom… cioè, non mi piace”. “Ahahahah”, ho ridacchiato io, “vuoi che ti sculacci subito, allora? Vieni qui, bambina, che ti faccio vedere tutte le mie sfumature”. “Scusami, devo andare a struccarmi”. Così si è alzata ed è andata in bagno, lasciandomi lì, con la mia cosa tra le mani. Ero sul punto di cominciare da solo, ma poi ho deciso di andare a nascondermi tra le lenzuola in camera da letto. Lei è uscita dal bagno ed è venuta da me. “Cosa ne dici, ti lego alla spalliera del letto?”. “Senti, ma mi stai prendendo per il culo?”. A quel punto, abbiamo cominciato una discussione surreale sulle Sfumature varie che, insomma, sì, lei le aveva lette, ma non sapeva neanche bene per quale motivo. Comunque, non era amante del sadomaso. E io che credevo che dai libri letti si capisse che persona sei.

Alla fine, abbiamo fatto sesso nella posizione del missionario ed era talmente coinvolgente che mi sembrava di fare le flessioni più che di penetrare una donna. Tra parentesi, non era neppure vergine come la protagonista dell’unica opera che avesse letto – non che non mi sembrasse una cazzata questa trovata, quando l’avevo trovata nel testo. In conclusione, amici miei, il messaggio morale che vorrei lanciarvi è che certe cose capitano solo ai miliardari e per di più a quelli di cui raccontano gli scrittori: non fidatevi di ciò che leggete nei libri.

Matteo Fais