“L’Italia è come il Caos del Triperuno, triplice e maccheronica. E l’elettore italiano è un rizoma”: dialogo post-voto con Paolo Fabbri

Posted on Marzo 06, 2018, 3:23 pm
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Quando non capisco cosa, citofono a lui. Paolo Fabbri, il guru della semiotica. Non c’è cosa che non sappia decrittare con la lama del linguaggio. Lo sapeva anche Umberto Eco, che nel Nome della rosa lo raffigura come ‘Paolo da Rimini’, abbas agraphicus, “un uomo curioso di cui si raccontano strane storie: conosceva a memoria tutti i libri della biblioteca”.

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Paolo Fabbri insieme a Umberto Eco.

Un uomo, Paolo Fabbri, intriso nella sapienza, arguto nel ragionamento, che forse sa sgomitolare la matassa italica uscita dall’urna. Qua e là per il mondo a seminare semiosi, lo becco tra Madrid (dove è stato qualche settimana fa) e Bordeaux (dove sarà la prossima settimana), nel territorio neutro del digitale. A noi tocca surfare tra i suoi apoftegmi. Per capire, oltre le nubi apocalittiche, se c’è un lacciuolo di speranza.

Se dovesse descrivere con le armi della semiotica il panorama politico italiano (con le regioni colorate di giallo, di azzurro, di rosso), che immagine verrebbe fuori?

Il Caos del Triperuno.  Chissà se qualcuno si ricorda di quest’opera di Teofilo Folengo, il grande poeta – del livello di Ariosto – che ha reso celebre il linguaggio Maccheronico. L’immagine dell’Italia politica del dopo-voto è triplice e maccheronica.

Da semiologo. Chi ha comunicato meglio tra i politici, in campagna elettorale. Soprattutto: come? Adoperando quali armi retoriche?

Per la retorica elettorale terrei come riferimento F. Bacon nei “Saggi”: La dissimulazione non è che un sottogenere della politica o della saggezza, dato che sapere quando dire la verità e dirla richiede tagliente arguzia e altrettanto forte coraggio, pertanto i politici più deboli sono grandi dissimulatori. Allora direi che:

Di Maio ha coraggiosamente neutralizzato la zeppa che gli era stata riservata al momento del voto – i mancati rimborsi.

Renzi ha dissimulato la zeppa dei dem – che è lui.  È lui quindi il politico più debole.

Di Berlusconi avevo già scritto quattro anni fa su Lettera23. Dicevo che la mancanza di vere trasformazioni avrebbe provocato il ritorno dello zombi.

Da semiologo. Che descrizione dell’italiano sboccia dopo questo risultato elettorale?

In generale non so, è un rizoma: constato una sola trasformazione imprevista. Una volta il proletario era strutturalmente internazionalista: aveva in comune  il carattere di tutti gli sfruttati. E come diceva la parola, era ricco solo della sua prole. Oggi non fa quasi più figli e durante la crisi e davanti all’immigrazione di quelli venivano chiamati lumpen-proletari, il dis– o sotto– occupato vede nello Stato il solo possibile sostegno. Il lavoratore è diventato nazionalista: vota a destra e alla Lega di “prima gli italiani”. C’è chi non se n’è accorto.