Lettera aperta a Raiola, il procuratore dei campioni: mio figlio si chiama Frankie il Freddo, vuole diventare come Strakosha ed è bravissimo. Insomma, il calcio può aiutare a crescere meglio

Posted on maggio 09, 2018, 8:00 am
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Ciao Mino, devo dirti una roba. Mi permetto di darti del tu perché siamo entrambi uomini del fare, perché non amiamo i preamboli e perché, spesso, non abbiamo timore di mandare qualcuno a quel paese, pubblicamente, costi quel che costi. Premesso questo, mio figlio Francesco ha 6 anni e gioca nei pari età del Bibbiena. È il portiere. I compagni e i tifosi – genitori e parenti vari – lo chiamano Frankie Faccia d’Angelo – beato lui, è addirittura più bello del padre – e anche Frankie il Freddo, perché in porta è glaciale, le para tutte e ha le idee chiarissime sul suo futuro. Infatti quando gli chiedono come quale portiere famoso vuole diventare da grande e sapendo che come il padre tifa Bologna, provano a suggerirgli Mirante e lui risponde “Mirante è un bidone perché non azzecca un’uscita dal 1978”. Allora rilanciano con Buffon e lui, con un sorriso a labbra socchiuse, risponde “Troppo sensibile” (è da qui che il soprannome Frankie il Freddo ha superato di gran lunga Faccia d’Angelo). Poi taglia corto dicendo “Voglio diventare come Allison o Donnarumma ma va bene anche Strakosha”. E l’azione successiva vola in cielo per mandare in angolo la bordata del 7 del Capolona, che gioca come Beckham, si muove come Beckham, ha la fascetta in fronte come Beckham e gli avversari lo stendono come stendevano Beckham quando esagerava con le smorfie e i ghirigori e le mosse da modello Britpop.

Sono dovuto andare a vedere dove gioca ’sto Strakosha. A parte questo dettaglio e che Frankie il Freddo è un fenomeno in campo ma dopo 10 minuti che guarda in tv una partita di Serie A si annoia da morire e inizia a fare delle rovesciate sul divano o addirittura va a fare i compiti, Mino devo proprio dirti un paio di robe che mi stanno a cuore. Per esempio che il Mister del Bibbiena mi ha sorpreso positivamente. Al primo fallo da dietro – un classico calcione di frustrazione – di uno dei nostri a Beckham, il Mister l’ha tolto al grido “Così non si fa”. Alla fine della partita Frankie il Freddo è andato da Beckham, gli ha dato una pacca sulla spalla e gli ha detto “Sei forte, alla prossima”. All’inizio della stagione, tutta la squadra, una quindicina di 6enni indemoniati, si calciavano tra loro, si tiravano l’acqua delle borracce, nascondevano i “cinesini”, sghignazzavano per ogni scemenza e il Mister lo chiamavano Maestro senza dargli mai retta. Adesso che la loro prima stagione è agli sgoccioli sono una squadra, la parola del Mister è sacrosanta, riescono a fare anche cinque passaggi di fila (per dire, il Bologna che paga qualcuno anche 2 milioni di euro netti a stagione non ci riesce quasi mai), se un compagno si fa male vanno a rincuorarlo e alla fine si salutano con gli avversari.

Tutto ciò cosa significa? Che se l’ambiente è giusto, anche uno sport come il calcio, pieno di simulatori, fighetti, attaccabrighe, genitori frustrati, tifosi stupidi e violenti e arbitri deboli con i forti e forti con i deboli, aiuta i bambini e i ragazzi a crescere migliori di com’erano prima. Per il resto, Mino chiamami, che con Frankie il Freddo facciamo soldi facili.

Michele Mengoli

www.mengoli.it