Le notizie più lette del 2017? Morti, killer, kamikaze. Ovvero: la buona novella non interessa più a nessuno (per fortuna)

Posted on Gennaio 03, 2018, 11:59 am
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Il Corriere della Sera del 27 dicembre ha riportato la classifica delle cinque notizie più lette sul proprio sito nel corso del 2017. La prima è quella di Gloria e Marco, i due fidanzati morti nel rogo londinese della Grenfell Tower. Al secondo posto c’è Rigopiano con i suoi 29 morti provocati dalla valanga e dalla somma di una filiera tipicamente italiana di disservizi e cialtronerie. Sul podio c’è anche Norbert-Igor, il killer dell’Europa più sfigata (ma, grazie a Dio, anche più godereccia), che ha messo una pietra tombale sulla fiducia che possiamo nutrire nei confronti dell’arma dei carabinieri, quanto meno verso la sua efficienza – speriamo resti la celeberrima fedeltà. Ancora l’Inghilterra in quarta posizione, con il kamikaze al concerto di Ariana Grande, a Manchester, con 22 morti e 500 feriti.

Mengoli

Michele Mengoli, stordito dopo la lettura dei quotidiani…

E chiude al quinto posto la Caporetto degli Azzurri, che guidati da Gian Piero Ventura, più attaccato alla sua panchina – e ai relativi soldi – che Schettino alla terraferma, sono riusciti a non qualificarsi per i Mondiali di Russia 2018, per un’impresa al contrario che i loro avi erano riusciti a compiere soltanto sessant’anni prima. Perché queste notizie e non altre? In primo luogo va notato che sono tutte notizie italiane. Ma Londra e Manchester non sono in Italia! È vero, ma Londra, per italiani residenti, è la settima città italiana e l’Inghilterra in genere si raggiunge più facilmente di Lampedusa e arrivare a Manchester e più semplice di percorrere l’epica tratta Bibbiena-Milano in auto o addirittura in treno. Confermando da un lato l’incapacità congenita della stampa nostrana di fare una vera informazione internazionale, dettata anche dall’ottusità degli italiani di pretenderla almeno dai più importanti quotidiani. In seconda battuta sono tutte notizie drammatiche, con morti, feriti, beffardi incroci del destino e con l’aggiunta di errori tanto trasversali quanto inammissibili. E immaginiamo, in questo senso, la feroce incazzatura del pragmatico e lungimirante Urbano Cairo, per l’idea dei miei colleghi al Corriere di aver creato l’inserto “Buone Notizie”. Che probabilmente non legge nemmeno lui che lo paga. Ma è il terzo aspetto che risulta più interessante. Queste, più che notizie in senso giornalistico, sono storie. Le storie più potenti che ha “scritto” la realtà quando si mette a fare narrativa. Storie drammatiche, come insegnano debba essere la migliore letteratura. Che ci fanno piangere e incazzare, protestare e riflettere sul senso più profondo del nostro vivere. E che ci fanno sopportare l’incertezza della quotidianità perché quando diventa un evento straordinario è quasi sempre peggio per tutti.

Michele Mengoli

www.mengoli.it