Chi era davvero James Le Mesurier, uno dei fondatori dei Caschi bianchi trovato morto in Turchia? Storia di servizi segreti, depistaggi ed esportazione della democrazia in Medio Oriente

Posted on Novembre 14, 2019, 10:49 am
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Antefatto. Ho girato tutto un paese costruito attorno a un ponte. Ho aspettato un incontro. Per noia sono entrato in una biblioteca dove c’erano le solite ragazze liceali che studiavano, era sabato e avevano la messa in piega. C’era un uomo che si aggirava attorno ai libri di Graham Greene perché, mi confidava sornione, “se Sellerio li ripubblica vuol dire che è tanta roba”. L’ho lasciato con questa convinzione. Mi sono diretto al ripiano coi gialli di le Carré. Ho provato una fitta dietro le spalle: mi sembravano le storie per bambini di Geronimo Stilton.

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Notizia. All’una di notte di martedì 12, si è consumato il solito omicidio nel teatro d’ombre sul Bosforo. La notizia è stata lanciata con passo felpato da BBC: James Le Mesurier, cofondatore dei Caschi bianchi, trovato morto in Turchia. Il testo è stato pubblicato alle 4 di mattina inglesi e all’una di pomeriggio il tamtam di Facebook registrava 1366 commenti all’articolo, oltre a 10.000 reazioni. L’aritmetica è un’opinione.

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Approfondimento. Ha scritto Joseph Conrad che quando un agente segreto viene scoperto, il paese che lo sostiene esprime all’improvviso un’indignazione sanguinaria. Le reazioni sui social alla notizia della morte di Le Mesurier ci dicono quanto Conrad avesse ragione: tanto più che BBC indica la voce che l’assassinato fosse un agente di MI6 come un capo infamante della disinformazione russa. I termini dell’equazione sono lineari: Regno Unito dice che Le Mesurier era solo nei Caschi bianchi; Mosca dice che era un agente; Le Mesurier è trovato morto, caduto dal secondo piano della sua casa a Istanbul, testa e gambe fratturate. Un suicidio, propone BBC.

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Safari tra i leoni da tastiera. Ormai il ritegno è morto. Sul palco sovranista di Twitter, il ministero degli esteri russo aveva indicato Le Mesurier come “ex agente di MI6, rintracciato in varie parti del mondo, tra cui Balcani e Medio Oriente. I suoi legami coi gruppi terroristici risalgono ai suoi viaggi in Kosovo”. Il messaggio su Twitter era stato lanciato venerdì scorso.

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Viaggio tra gli ipocriti. Da par suo il Regno Unito aveva insignito Le Mesurier nel 2016 con l’OBE – Office Order of the British Empire, che non è proprio lo stesso di essere cavaliere del lavoro. Lo stesso anno, la fondazione dei Caschi bianchi al lavoro in Siria era stata proposta al Nobel per la Pace. In sostanza, qui siamo davanti al solito scenario di impegno umanitario sul campo rinforzato dallo scouting presso gli jihadisti per giocare alla democrazia contro Putin. La nota tragica è che Le Mesurier era in casa sua, dormiva insieme alla moglie eppure la prosa di BBC è sempre quella: si tratta di un suicidio. Contro ogni logica, l’uomo sarebbe caduto dal secondo piano fratturandosi sia testa che gambe (che caduta sarebbe?). Questa bozza fa sembrare scipita ogni narrazione di le Carré, relegandola sul piano dei romanzi fantasiosi e poco espressivi.

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Lo spione mi sussurra all’orecchio: che Le Mesurier era comunque un praticone; che aveva un fine sbagliato, quello di portare la democrazia, con tutte le sue pompe, in tutti i Paesi del Medio Oriente, magari facendosi aiutare dai jihadisti. Che i grand commis d’état erano meglio di lui, perché erano anche dirigenti del Servizio: tra questi, soprattutto, il Conte Alexandre de Marenches (1921-95), capo dello SDECE (Servizio Documentazione Esterna e Controspionaggio) con De Gaulle, uomo di tutti i segreti della Repubblica, maneggiati con grande sapienza.

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Chi era de Marenches? Uno che sapeva gestire gli arabi, e che se ne andò in pensione quando Mitterrand andò alla Presidenza la prima volta, dicendo “io da questo criminale non prendo ordini!”. Al confronto, Greene era un lavorante di basso livello, sempre teso al tradimento ideologico, quindi un ingenuo. Leggo il medaglione che Indipendent compose per la sua morte nel 1995: “per natura autoritario, riuscì a eseguire gli ordini del Presidente ripulendo il Servizio (1970-81) e restando indifferente alle proteste che questo comportava. Difficile stabilirne i meriti. Qualcuno riteneva che i suoi giudizi sull’impero sovietico fossero basati su informazioni insufficienti. Altri hanno notato che seppe coltivare con successo i legami col Medio Oriente, smerciando i caccia francesi Mirage ed aiutando a fissare rapporti con l’Iraq”. In sostanza, notava l’articolista inglese, si trattava di un politico: “si ammette che mentre in Inghilterra le persone più giudiziose sono cooptate dal Servizio, in Francia queste se ne vanno semmai al Quai d’Orsay”. La letteratura ci dice lo stesso. I romanzi d’appendice di Balzac sulle cortigiane raccontano di Herrera-Vautrin, un delinquente incarcerato ed evaso tre volte al quale la contropolizia fa un’offerta di collaborazione. E lui la rifiuta, puntualmente, perché preferisce sfidare la politica.

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Due libri in tasca. De Marenches era anche uno scrittore: compose un piccolo atlante di geopolitica oggi introvabile; un libro Longanesi, I segreti dei potenti, e infine una specie di dizionario per sopravvivere al terrorismo islamico (Impero del male. La terza guerra mondiale di adesso). Si capisce perché da noi questa ultima cosa non sia stata tradotta. Perché raccontava dei suoi vecchi piani per far saltare Gheddafi.

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In realtà Gheddafi volevano farlo saltare anche gli inglesi. Ci fu una loro operazione, detta “operazione Hilton”, visto che i servizi britannici intendevano utilizzare, nel 1971, poco dopo l’arrivo al potere del colonnello, gli oppositori che Gheddafi, per non sapere né leggere né scrivere, aveva messo in carcere all’Hilton Hotel. Ma il colonnellino Gheddafi, già rimbambito, fu informato dagli italiani e gli inglesi dovettero ripiegare. Gheddafi benché ‘italiano’ faceva le bizze e, talvolta, si trovava a trattare con politici che non sapevano la storia. Chi non sa la storia, non è degno di saperla. Immaginatevi oggi, con questi unovaleuno che pretendono, con Rousseau, che tutti si sia uguali come palle da biliardo…

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Perla di de Marenches. “Io dicevo ai miei ragazzi, in Iran, quasi tutti voi state all’ambasciata francese sotto mentite spoglie di consoli o che so io. D’ora in avanti, non andrete più a bere cocktail.  Niente più cene coi diplomatici e gente simile perché da loro non ricaverete nulla tranne il mal di fegato. Dovete andare a dorso di mulo presso le tribù. Dovete vedere cogli occhi la gente reale. Perché la maggior parte delle persone non ha visto quel che stava per accadere allo shah, all’epoca? Per una semplice ragione, perché vedevano solo l’élite iraniana, uno zero virgola qualcosa” (1992).

Andrea Bianchi