Le lettere di Leigh Fermor, il più grande viaggiatore del secolo. “Qualcosa tra Indiana Jones e James Bond”

Posted on Dic 13, 2017, 4:48 pm
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Il figlio del geologo Sir Lewis Leigh Fermor viveva da solo, nel Northamptonshire: mammà l’aveva partorito a Londra, ma poi aveva preso il primo volo per l’India, insieme alla figlia, per ricongiungersi all’insigne marito. Il piccolo Patrick, è comprensibile, crebbe un poco ‘disturbato’: il suo eroe era Lord Byron, sognava di ghermire belle fanciulle e conquistare il mondo; quando il preside della King’s School di Canterbury lo cacciò perché il ragazzino era stato beccato mano nella mano con una villana, adornando il tutto con la didascalia, “il ragazzo è un pericoloso incrocio di raffinatezza e di avventatezza”, lui fece i salti di gioia. Nel 1933, a 18 anni, Hitler appena salito al potere, con le Odi di Orazio in tasca, partì dalla perfida Albione per fare uno dei suoi memorabili viaggi, direzione Costantinopoli. Il tipo, “che non finì mai le scuole, ma sapeva conversare, prodigiosamente, in almeno otto lingue” (così Charles McGrath sul The New York Times), le più arcaiche delle quali – latino e greco – imparate da solo, sfogliando i classici, raccontò quel viaggio picaresco e giovanile in due libri necessari, Tempo di regali e Fra i boschi e l’acqua, tradotti, vivaddio, da Adelphi per l’Italia. Irritante, colto, seducente, bello, odoroso e selvatico, proprio come i suoi libri, che uniscono formidabile acutezza storica a voracità retorica, Patrick Leigh Fermor viaggiò per tutta la vita (“non riesco a stare più di un mese nello stesso posto”), conosceva come le linee elicoidali della sua mano la penisola greca (leggete Mani, ancora Adelphi, il più bel libro mai scritto su quel luogo geografico e simbolico). Unendo impeto estetico e impegno etico, Fermor, proprio come il suo eroe, Lord Byron, in Grecia fece la parte dell’eroe – senza lasciarci le penne. In particolare, durante la Seconda guerra, vista la sua spavalderia, la conoscenza del luogo e la capacità mimetica, con il nome di ‘Michalis’ e ‘Filedem’ guidò la rivolta dei cretesi contro l’occupazione nazista. Esito: una sfilza di onorificenze. Da cui Patrick si sfilò sinuosamente. libroCominciando a scrivere (The Traveller’s Tree, il primo libro, è edito nel 1950) e continuando a viaggiare. Ritenuto il più grande scrittore di viaggi del Regno Unito (cioè del pianeta intero), al cui cospetto Bruce Chatwin fa la figura dello scolaro con lo zaino aperto, Leigh Fermor è stato definito “un incestuoso incrocio tra Indiana Jones, James Bond e Graham Greene”. In parte, c’è del sale nella definizione: in Vivi e lascia vivere In Fleming, amico di Patrick, cita abbondantemente le sue imprese. Già mito, protagonista di sketch memorabili – quella volta che si fece trovare a casa di William Somerset Maugham, a Cap Ferrat, con uno stuolo di bauli, deciso a mettere tenda lì per almeno un mese e fu educatamente rimandato a quel paese la mattina dopo – l’esistenza di Patrick Leigh Fermor trova nuova luce in A Life in Letters (New York Review Books, pp.469, $19.95), raccolta epistolare curata da Adam Sisman: “queste lettere radunano settant’anni della vita di Fermor, dal febbraio 1940 al gennaio 2010. La prima lettera fu scritta dieci giorni prima del venticinquesimo compleanno di Patrick Leigh Fermor, quando era un ufficiale cadetto… le ultime due lettere furono scritte lo stesso giorno nel 2010, quando ‘Paddy’, come si faceva chiamare, aveva 95 anni”. Sarebbe morto l’anno dopo. Vissuto tra il Peloponneso e il Gloucestershire, amico intimo di Lawrence Durrell, senza eredi, impalmò Joan Elizabeth Rayner, nobile, figlia di un alto politico inglese, nel 1968, dopo averci provato, qualche anno prima, con Enrica Soma, modella, la moglie di John Huston (lo testimoniano alcune lettere, leziose, contenute nell’epistolario). A un ragazzo che nel novembre del 1996 gli scriveva esternandogli il desiderio di viaggiare per la Romania, l’arzillo Patrick risponde, “Caro William, non so pensare a qualcosa di più eccitante del tuo progetto imminente – fai bene a partire in inverno. a) Hai tutto il mondo per te e b) gli abitanti non prendono sul serio chi viaggia in estate. L’inverno è una specie di Rito di Passaggio. Raccogli qualche canzone, qualche detto, incantesimi soprattutto. Scommetto che Maramures ne è pieno. Non bere acqua piovana raccolta nell’orma di un orso, anche se hai molta sete”. Viaggiatore instancabile, sempre alle calcagna dell’ignoto, del prossimo sogno.