Le armi provocano morti, le parole possono portare vita e speranza: John Steinbeck scrive al Presidente Lyndon Johnson. Per i 50 anni dalla morte dello scrittore di “Furore”

Posted on gennaio 03, 2018, 3:51 pm
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Selma sta in Alabama, in uno spazio anonimo nel Sud degli States, Contea di Dallas, e fa 19mila abitanti. Selma è famosa per il Bloody Sunday del 1965. 7 marzo 1965, per la precisione. La marcia di centinaia di afro-americani che chiedevano giustizia, diritti e opportunità, fu stroncata dalle forze dell’ordine. “Lì uomini e donne, vessati da lungo, tempo hanno protestato pacificamente contro la negazione dei loro diritti come americani”, ha detto l’allora Presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson, in uno storico discorso tenuto al Congresso la settimana dopo, il 15 marzo del 1965. “Questo grande paese, ricco, instancabile è in grado di offrire opportunità e istruzione e speranza a tutti: bianchi e neri, al Nord e al Sud, mezzadri e abitanti della città. Questi sono i nemici: la povertà, l’ignoranza, la malattia. Sono loro i nemici e non i nostri simili, non il nostro vicino di casa. E anche su questi nemici, la povertà, le malattie e l’ignoranza, avremo la meglio”, disse il Presidente, nel discorso passato alla storia come We Shall Overcome. Lyndon Johnson, democratico, fu quello, con la faccia da tontolone, che sostituì Kennedy dopo il suo assassinio. Ciò che il carismatico – e virile – Kennedy non riuscì a fare, fece lui, sponsorizzando l’idea degli States come un paese per tutti, una Great Society, una ‘grande società’, inclusiva. Pacifico in casa e casinaro fuori, la ‘Presidenza Johnson’ è tristemente nota per essersi imbarcata nella guerra in Vietnam, un errore che non il Presidente non si leverà più di dosso.

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Indimenticabile: James Dean in ‘La valle dell’Eden’, film di Elia Kazan del 1955

In quel 1965 John Steinbeck era lo scrittore americano più rappresentativo del momento. Premio Nobel per la letteratura nel 1962, medagliato proprio da Johnson nel 1964, a quell’epoca Steinbeck aveva scritto tutti i capolavori, che avevano già alimentato una vasta serie di film hollywoodiani (e dunque l’immaginario dell’Occidente tutto): Uomini e topi, Furore – da cui il film di John Ford con Henry Fonda che realizzò 7 nomination agli Oscar – La valle dell’Eden – da cui il film di Elia Kazan con James Dean e 4 nomination agli Oscar. Il discorso del Presidente Johnson esalta Steinbeck, e lo forza a scrivere questa lettera, il 17 marzo del 1965 (tratta da Steinbeck: A Life in Letters, New York, 1975), lucida ed esemplare. Lo scrittore morirà pochi anni dopo, nel 1968, 50 anni fa. La pubblichiamo oggi pigliando spunto dall’anniversario, a testimonianza dei rapporti tra scrittori e ‘potere’.

 

New York

17 marzo 1965

Caro Presidente,

da sempre ci sono uomini che disprezzano la ‘parola’, anche se le parole sono sopravvissute meglio di ogni altra creazione umana. San Giovanni dice, ‘In principio era la Parola e la Parola era Dio’. Quando abbassi l’arma, qualcuno è morto o è ferito, ma i prodotti della parola possono essere vita e speranza e sopravvivenza. La grandezza della nostra specie si basa sulle parole: Socrate ai suoi giudici, il Sermone della Montagna, l’introduzione della Bibbia di Wyclif, utilizzata da Lincoln per il discorso di Gettysburg. Tutte queste parole grandi e irrecuperabili hanno il coraggio della paura e della speranza. Doveva esserci una emozione feroce ma vuota nel cuore dei membri del Congresso quando il funzionario ha letto le parole, Quando, nel corso degli eventi umani… Lincoln ha colonizzato la propria solitudine quando ha scritto l’ordine di mobilitazione.

Nella nostra storia non ci sono stati più di cinque o sei momenti in cui la parola e la determinazione hanno orientato il corso del futuro. Un momento simile è stato il suo discorso al Congresso, due sere fa. Il nostro popolo vivrà delle frasi di quel discorso quando tutto il cemento e l’acciaio saranno spostati o distrutti. Quello è stato un momento di non ritorno, e nella mia mente, come in quella di molti altri, lei ha già un nome tra i grandi della storia.

E io sono molto orgoglioso che lei sia il mio Presidente,

Con ammirazione,

John Steinbeck