“Lawrence Ferlinghetti è al comando di un elicottero…”: Massimo Bacigalupo ci spiega la poesia di Julian Stannard, un poeta che “leggerlo è uno spasso”

Posted on Dic 04, 2018, 7:27 am
14 mins

Tra i poeti inglesi più originali e anomali di oggi, va annoverato Julian Stannard, classe 1962, che insegna all’University of Winchester e ha pubblicato, in un mondo, quello anglofono, dove il poeta ha ancora voce vivida nella ‘società’, sui massimi giornali, dal ‘Guardian’ al ‘Times Literary Supplement’. La sua ultima raccolta poetica s’intitola What Were You Thinking? (2016), il suo talento è stato riconosciuto, tra gli altri, da Carol Ann Duffy – attuale poeta ‘laureato’ in UK – e da Christopher Reid, ma io non ne saprei nulla non fosse per Massimo Bacigalupo, il nostro massimo anglista – oltre che poundiano di platino – che mi ‘passa’ un libro di Stannard pubblicato in Italia di recente. Trattasi delle “poesie genovesi” di Stannard, pubblicate da Il Canneto in una edizione di pregio, Sottoripa, per merito proprio di Bacigalupo, che a quel punto ho preferito interpellare. Stannard ha insegnato a lungo a Genova e ha fatto della città il nucleo creativo della sua poesia, e questo – come denuncia la ‘quarta’ – è davvero “un caso unico nella poesia inglese”. Di Stannard sorprende il detto lirico disincantato e divertente, diverso, non grave ma ‘cantabile’. Come studioso, si è occupato in particolare della lirica di Leonard Cohen e di Basil Bunting. (d.b.)

stannard

Lui è Julian Stannard, poeta inglese legato visceralmente a Genova

Julian Stannard. Ci faccia capire chi è, come s’incista nella poesia inglese di oggi. 

Ha un percorso particolare in quanto stregato dall’Italia dove arriva come lettore di inglese all’Università (caso simile al tanto diverso Tim Parks) e si getta nella vita turbolenta di vicoli e carruggi con il loro popolino di trafficanti compratori venditori di tutto compreso sé stessi. Un suo quasi coetaneo, Jamie McKendrick (Chiodi di cielo, Donzelli) è stato anche lettore nel Meridione e di questo sono tracce importanti nell’opera (è anche antologista e traduttore, in ultimo di tutto Bassani). Ma McKendrick vola alto, fa una poesia a suo modo pietrosa, densa, ha imparato da Bertolucci, Sereni. Tradotti del resto da un altro poeta di quella generazione, Peter Robinson, che non ha lavorato in Italia bensì in Giappone ma ha una moglie italiana. Ecco, Stannard si differenzia da questi poeti piuttosto densi per un suo dettato chiaro e surreale, quasi dei numeri da cabaret. Leggerlo è uno spasso, il che capita di rado con la poesia contemporanea dovechessia, chiamata com’è a più forti intenti.

Un poeta e la città. Spesso i poeti sentono una sintonia rapinosa verso un luogo, penso alla Venezia di Brodskij (e alle sue Elegie romane), o alla Faenza e la Genova di Dino Campana, per dire. Stannard è sedotto da Genova: come mai, come la legge, cosa vi vede? 

Genova è una pacchia per Stannard, un luogo strano e inedito dai toponimi stravaganti in cui si intrecciano destini bizzarri, anche dolorosi, ma tutto si mescola in una olla podrida, un minestrone genovese, ottima metafora di un mondo balordo. Il Vico dell’Amor Perfetto, chi non vorrebbe percorrerlo? Poi vi si incontra un travestitone, che come è capitato a me con Rossella si rivela essere un’appassionata lettrice dell’Ulisse di Joyce. (Rossella partecipa ogni anno alla scena del bordello del Bloomsday genovese, la lettura quasi integrale dell’Ulisse che organizzo ogni 16 giugno in spazi acconci del centro storico). Certo, c’è anche il ricordo (ir)riverente dei poeti genovesi di cui non ha potuto non sentire parlare in Via Balbi, e di cui offre delle imitazioni quasi plagi piene di ammirazione divertita. “Sarebbe quasi un’offesa non citare Montale, ecco ora l’ho fatto” (Paradiso ligure).

A che tradizione lirica si apparenta Stannard? Specifico: Stannard ha lavorato intorno all’opera di Basil Bunting, un poeta poco noto in Italia, già amico di Ezra Pound, cita Ferlinghetti e Whitman. Ecco: che rapporto intrattiene con i ‘classici’, qual è il suo particolare album di ‘maestri’?

Credo che citi i poeti perché capitano nei vicoli coi gatti e le friggitorie. Ferlinghetti per esempio perché venne a leggere al Festival di Poesia di Genova, o Pound perché (in Seminario sull’acqua) qualcuno gliene indica il villino durante una veleggiata. Gli piacciono i poeti anomali, dalla battuta gettata lì. Una frase di Pound su Wagner, tanto per il sapore. È stato amico e studioso di Tomlinson, piuttosto compassato, ma in fondo il suo cuore sta con Bunting, che era un eccentrico, “il primo hippy” che si accampò in una insenatura di Rapallo, viaggiò, fece la spia, scrisse bene e a sprazzi. Il poeta becero tipo Corbière.

Domanda al traduttore che ha abitato le poesie di Stevens e di Dickinson: come si traduce un poeta vivente? Lo si interpella, si dialoga con l’autore, si segue una propria via, ascoltando il proprio linguaggio e quello altrui?

Se c’è scritto “dog” si scrive “cane”, tutto lì. Però quante volte capitano sotto gli occhi traduzioni che mancano il senso, l’inglese non è poi così facile. (Del resto tutti sbagliamo). Si può usare il traduttore Google ma poi bisogna saper correggere. Questa traduzione di Stannard ha avuto vicende curiose, in un primo momento si pensò di affidarla a un nostro studente molto sensibile, che però tradusse in endecasillabi queste poesie da bordello, poi messo d’avviso cercò di scompigliarle. Alla fine le ho prese in mano e pur grato al nostro collaboratore della sua ricognizione ho pressoché rifatto tutto, perché conta l’unità di tono, che deve essere sboccato, da freddura, nonsense, colloquiale. Non sempre facile, e qualcosa penso di migliorare ancora nella ristampa.  Ma molto divertente. Ho avuto qualche ispirazione (o così mi sembra) quando ho cercato di rifare certe rime, come nella spassosa parodia stannardiana della Litania di Caproni, Città di angeli malefici.

StannardLe chiedo un giudizio, per quanto sommario, sulla poesia anglofona, oggi. O meglio, sul ruolo del poeta nei paesi anglofoni: è trattato con diffidente indifferenza, come in Italia, o la sua parola ha modo di mostrarsi, nei canali della grande informazione, di ferire, ancora?

Ha più spazio che da noi. Carol Ann Duffy, l’attuale poeta laureata inglese, è in tutte le antologie scolastiche con le sue poesie femministe argute e mordaci. Poesia che comunica. L’esempio del vecchio Tony Harrison, che scrive poesie-opere televisive, corrispondenze dal fronte, attacchi contro i guerrafondai, un po’ di eros vesuviano. È imminente la nomina del nuovo poeta laureato, forse Simon Armitage, di cui Massimo Bocchiola ha tradotto per Guanda poemi per la televisione sull’11 settembre e la grande guerra (In cerca di vite già perse). La poesia fa parte del sistema di comunicazione, è efficace e arriva. Qui gli americani mi sembrano in genere più accademici, capita ancora che qualche attardato citi Derrida… La mania dell’acculturazione che guasta. Ci sono però i vecchi maestri come Charles Wright, che hanno imparato anche loro da Montale (che Wright ha tradotto) e da Pound. Wright ama Morandi, contempla, scrive con finezza di cose del mondo, cerca. Un caso a parte è Ferlinghetti, populista whitmaniano che stenta ad arrivare nelle riviste prestigiose (controllate, direbbe lui, dalla cricca accademica) ma è l’unico americano vivente di cui anche qualche non specialista all’estero abbia sentito parlare. Sì, in fondo è questo il tipo di scrittura a cui il britannico Stannard più si avvicina, non la predicazione libertaria ma il quadretto salace, a volte tenero e malinconico.

***

San Giuliano

Genova

C’è un vecchio bar e una baracca
e qualche tavolo e poco altro
di elegante sulla spiaggia
di San Giuliano, e poco di
buono nella gente che ci va.
Mi piacerebbe farci una passeggiata.

Ma ricordo il temporale.
Fu improvviso e spietato
e riparammo in una baracca
ascoltando la pioggia battente

sul tetto di ondulato e le onde
colpire la sabbia offesa.
Abbiamo più o meno aperto la bocca
e ci siamo infischiati di tutto.

*

La rivoluzione poetica comincia qui

Questo bombardamento poetico sulla città vuole lanciare in tutto il mondo il Manifesto di Genova della Rivoluzione Poetica…

Lawrence Ferlinghetti
è al comando di un elicottero
e sta calando pericolosamente
su Palazzo Ducale.
L’elicottero sposta una statua
e s’innalza verso l’unica nube compiacente.
Si libra e s’impenna
e poi gira per mitragliare la città di Genova
con poesie ipnotiche.
I carabinieri sparano qualche colpo a caso
e si vede Ferlinghetti
scuotere il pugno
mentre si prepara a sganciare
una dose particolarmente letale di André Breton.
I genovesi si sparpagliano e si gettano a terra
e si precipitano verso la metropolitana
che non è stata ancora costruita.
Tutti i vicoli del centro storico sono cosparsi
di poesie
che compiono il loro inesorabile cammino
fino a Walt Whitman.
Ora si vede chiaramente Ferlinghetti
tutto elegante nella sua camicia blu.
Sta accarezzando
i genitali della città.

*
La Zona Rossa

Devo ritornare nella Zona Rossa
perché ho dimenticato qualcosa nell’appartamento

dieci, venti, trent’anni fa.

E questa linda fila di mutande che corre lungo il vicolo,
lavate a mano, smaglianti…
Devo salire per quelle scale di atdesia.
Qualcuno ha toccato la serratura?
E pensavo la città fosse così tranquilla
finché gli elicotteri non mi hanno rombato sulle spalle.
Devo entrare in quell’appartamento
con i soffitti alti, le tende puttanesche,
il pipistrello che ancora sbatte nel guardaroba,
un bebè sul tavolo.
Qualcuno ha lasciato un bebè sul tavolo?
*

Treno notturno della Riviera

Il treno notturno della Riviera accelerò:
finestrini aperti, il vento ci investiva e sbatteva.

Sentivo il profumo delle orate laggiù nel mare.
Avevo cento esami da correggere prima di scendere a Principe.

D’ogni tanto una pagina impazzita volava via nella notte.
*

Città di angeli malefici

L’amour passe de là…

Città dei miei diversi cadaveri
Città di lievi valzer d’estate italiani
Città di rima, città di saliva
Città di funicolari, ascensori e strambi particolari
Città di Caproni e tutti quei tormentoni
Città della mia gamba fratturata
Città in precario equilibrio sulla mareggiata
Città di distici, terzine, sestine
Città di trenibi e città di ratti lascivi sbucati dai tombini

Città di miopia e distopia
Città di caffè e curiose varianti dei nostri bigné
Città di “caserme piene di sperma”
Città della mente stanca, città che canta
Città di revisionisti e accademie, città progressivamente di ecuadoreñi
Città di confusione e di amici col magone
Città di Rina, rivederla una sola volta viva
Città dalle innumerevoli vocali, città di blocchi intestinali
Città di Economia e di una versione domestica dell’Orestea
Città di Via Gramsci e della mia ex incattivita la banshee
Città del Ghetto, di Jack, William e Castelletto
Città di Sampdoria e della sempre differita vittoria
Città di Valéry, Dickens, Montale, Melville e Hardy
Città del pesto, città del mio divorzio costoso e indigesto
Città della Crema per il Corpo al Profumo Patchouli
Città di Maristella, Loredana e la ragazza scozzese Julie.

Julian Stannard

trad. it. di Massimo Bacigalupo, da Julian Stannard, “Sottoripa. Poesie genovesi”, Il Canneto editore, Genova 2018