La vera colpa della Isoardi? Aver citato Gio Evan per urlare bye bye a Salvini al posto di Eugenio Montale. Più che un mazzo di fiori, regalatele una biblioteca – ben fornita

Posted on novembre 06, 2018, 1:14 pm
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Di primo acchito, gli dico, beh, ca**o, grande trovata promozionale! Esagero: è la più grande trovata promozionale della storia dell’editoria! Insomma, la conduttrice più in auge del momento che molla il politico più virile del momento citando, via Instagram, un tuo autore. Beh, ca**o, questo è marketing, questione di marketing, cioè di feeling, è uguale.

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Massimo Roccaforte mi gira la rassegna stampa riguardo alla love story sfinita tra Elisa Isoardi e Matteo Salvini. Penso subito a due cose:

1. Ma la stampa non ha altro di cui occuparsi? No. La connessione tra sesso&potere, tra soubrette&capopopolo è il sale della vita, lo spettacolo della politica;

2. Ma cosa gl’importa a un editore – Roccaforte – del due di picche rifilato via social dalla Isoardi a Salvini?

Risposta. Roccaforte cura il giardino editoriale di Goodfellas edizioni. Che ha stampato l’ultimo libro di Gio Evan, Teorema di un salto. Come sanno anche i muri, la Isoardi ha ricalcato un aforisma di Gio Evan, “Non è quello che ci siamo dati a mancarmi, ma quello che avremmo dovuto darci ancora”, per lasciare Salvini. Paradosso vuole che l’ultimo libro di Gio Evan stampato da Fabbri s’intitoli Ormai tra noi è tutto infinito, mentre, così pare, tra la Isoardi e Salvini è tutto finito.

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Ora. La cosa più triste non è spiattellare sui social fatti privati di uomini pubblici: è sempre stato così. Tacito, Michele Psello, Ammiano Marcellino, i grandi storici, sono dei guardoni, guardano nel buco della serratura di tresche sessuali, più ce n’è meglio è. L’uomo di potere, in fondo, è tale se c’è uno scandalo sessuale, il potere è per sua natura ‘virile’, sei forte se insemini, se conquisti, se seduci (questa non è misoginia ma antropologia). La cosa più triste non è neanche la fotografia spalmata dalla Isoardi su Instagram – un tortellino che si rovescia su un cappelletto. No. La cosa triste, semmai, sono i commenti, di vario tipo, dell’umanità varia che segue la Isoardi via social. Degna giustificazione di questo penoso e perpetuo e desiderato parapiglia elettorale.

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L’uomo politico ‘forte’ deve far parlare di sé – se non basta più lo Spread, val bene, per la bisogna, una Isoardi qualsiasi.

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Tutto il resto, francamente – la donna del capo, la donna che si emancipa dal capo, il potere che figlia la lussuria, Freud in ogni panino al prosciutto – è noia, opinione. La cosa che conta è che sei davvero un ‘bravo ragazzo’, sei il ‘Bob’ De Niro – o almeno il Ray Liotta – dell’editoria italiana, dico a Roccaforte. Insieme a lui ho pubblicato un libro sui grandi poeti russi del Novecento – Pasternak, Majakovskij, Cvetaeva, quella roba lì. Perché non ci è venuto in mente di architettare, chessò, Madama Renzi che lascia il tracagnotto di Firenze beccato a far baci-baci con la Boschi citando Mandel’stam, “Ogni volta in cui amiamo/ nuovamente ci finiamo”? Oppure non c’è presa di convincere la Virgulti ad allontanare ‘Gigi’ Di Maio intonando Aleksandr Blok, “Io non so compatirti,/ e porto cautamente la mia croce…”?

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La cosa imbarazzante, in effetti, non è che la Isoardi abbia lasciato Salvini – ognuno s’accoppia come gli va – ma che la bella ragazza citi un pessimo poeta (la parola poeta mi si sbriciola tra le mani) come Gio Evan per scaricare il Ministro. Da quando Salvini fa coppia con il poeta Davide Rondoni pensavo che gli avesse dato l’incarico di produrre, per lo meno, un canzoniere ‘per Elisa’. Così non è, evidentemente. Lo scioglilingua infantile di Gio Evan, per altro, è poco esplicito: se ciò che manca alla bella è “quello che avremmo dovuto darci ancora”, i due sono in tempo a riempire di abbracci la mancanza. Una fanciulla raffinata come ‘Eli’ – così la chiamano gli illustri ignoti sui social – avrebbe dovuto citare Rainer Maria Rilke, Eugenio Montale, Petrarca, ecco cosa manca a me, ma chi l’avrebbe capita, troppo poderosa e ambigua la parola poetica contiene il mondo e tutto l’uomo, non si ferma alla ciotola dei nostri buoni sentimenti sfoggiati per masturbare la stampa patria. Ecco, più che un mazzo di fiori, alla Isoardi, regaliamo una biblioteca. Ben rifornita. (d.b.)