Forse la natura del poeta è il viaggio. Il vagabondare è connaturato alle sue ossa, che hanno la consistenza astuta e austera dei versi. Antonio Nazzaro sta in uno dei luoghi più difficili della terra. Il Venezuela. Quel luogo che vediamo di sfuggita dai tiggì, che rigurgita un dolore ancora irraccontato, irredento. Violenza, fame, potere cannibale, umanità sbandata. Nazzaro è di Torino, ha praticato per L’Ora e La Stampa, poi, poeticamente, è volato in Messico e ha messo casa nel Latino America. Perché? Una disposizione alla vita – che pulsa, urlata, a Sud – certo. Ma anche una predilezione per gli umiliati e gli offesi. Luoghi, quelli, a Sud – direbbe lui – dove la poesia non è gioco di ricami intellettuali, un florilegio di stucchi, ma materia dotata di ustione. Poesia come atto. Come canto scagliato. Come rivolta. Solo una terra scandita dal dolore, forse, sa qual è il nitore della poesia, la sua consonante necessità. Già promotore del Centro Cultural Tina Modotti di Caracas, contattiamo Nazzaro in partenza. Una ostinata e imperterrita partenza. In Venezuela non si può più stare, “abbiamo perso pezzi di umanità e ci vorranno anni per recuperarli”, ci dice lui. Nazzaro è poeta atipico. almanacco_dei_poeti_e_della_poesia_contemporanea_n_5_2017_Pur noto – sue poesie sono raccolte, con uno scritto di Salvatore Ritrovato, nell’ultimo Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea 5, edito da Raffaelli, 2017 – si rifiuta, sosta nel pudore, preferisce scandire le poesie nella foresta digitale, con voracità anticonformista. “Quando si è immigrati/ non è dove arrivi quello che conta/ ma scoprire che la terra che tocchi/ migra/ al solo sfiorarla”, scrive, in un pensiero che rivendica libertà. La terra si sposta con noi, alleata alle suole, avventata nel vento. La cosa più anticonformista dell’atipico Nazzaro è la generosità. Nazzaro è il gran traduttore dei poeti italiani oggi nel Sudamerica. Ne ha tradotti a decine. Perché è giusto. Spesso non li conosce neanche. Grandina meraviglia nelle terre australi. La belleza salvará al mund, è scritto in calce al centro culturale che gestisce. La bellezza salverà il mondo. Lo abbiamo detto troppe volte. Parola che non si usura. Ed è bello ripeterlo.

Partiamo dal Venezuela. Come ti sei trovato lì? E soprattutto, come vivi lì, ora? Dall’Italia si sentono notizie drammatiche.

Sono un emigrante di nascita e ogni paese in cui ho vissuto mi ha sempre dato una opportunità e il Venezuela in questo è stato davvero generoso. La situazione attuale è drammatica a tal punto che ho deciso di lasciare quella che pensavo la mia ultima casa, per cercarne una nuova in una nazione sempre del Sud America. Non amo molto la politica ma quello che posso dire di questi ultimi anni è che abbiamo perso pezzi di umanità e ci vorranno anni per recuperarli.

La poesia. Quando è nata in te, secondo quale impulso, perché?

La mia prima poesia la conserva mia madre come prova che ho fatto le elementari. Era dedicata a mio nonno e ai partigiani. La poesia per me non è un impulso ma la mia forma di dialogare su quello che vedo. Quando scrivo una poesia alla fine mi domando sempre se è una bella fotografia. Ma la poesia è qualcosa di più grande e le cose scrivo e attraverso la pagina fb e il sito web del Centro Culturale Tina Modotti credo si faccia evidente. Nel senso che lì traduco moltissime poesie italiane e latinoamericane, senza conoscere quasi mai gli autori, ma portando la poesia a quello che è la sua ermeneutica: un territorio dove rinunciare a sé per lasciare spazio all’altro. Quasi un atto di generosità. La poesia è un canto o sguardo infinito che scappa dalle finestre.

Che differenze ci sono tra la poesia italiana e quella latinoamericana? La poesia ‘civile’, ‘d’impegno’ ha ancora un senso, un valore?

VenezuelaLa poesia italiana è così chiusa nel volere essere una costruzione della parola che si fa assoluta quasi quanto incomprensibile e spesso incapace di trasmettere vita ma solo una riflessione in ripiegamento su di sé. La poesia latina esprime una volontà di vita di sentire di lasciarsi andare e allo stesso tempo è presente nella quotidianità sia per i temi che affronta sia perché, a differenza dell’italiana, vive con la gente non pensa nella gente. La poesia in America Latina ha ancora valori rivoluzionari, di strumento per combattere il potere. Basta ricordarsi le immagini dei funerali del grande scrittore cileno Pedro Lemebel con migliaia di persone a rendere omaggio allo scrittore al comunista al gay all’indigeno mapuche. La poesia in America del Sud ha anche tutta la forza vitale della tradizione indigena orale e scritta che continua a influenzare anche il più accademico dei poeti latini. La poesia civile non è una poesia a parte. Non può esistere poesia d’amore senza poesia civile. Anzi, oggi che la poesia grazie ai media trova molto più spazio deve assumersi la responsabilità di essere sempre ribelle e di testimoniare la realtà. Inoltre la poesia è un registro linguistico con cui si può e si deve fare informazione/testimonianza, non per niente spesso molti degli articoli che scrivo per il giornale digitale AlgaNews finiscono con una poesia. E, anche se non ho ancora voluto pubblicare un libro di poesie, nel mio libro: Appunti dal Venezuela, 2017 vivere nelle proteste, sia la poesia che la prosa poetica sono usati per raccontare la cronaca puntuale degli avvenimenti. La poesia deve essere linguaggio da giornale e non solo da libri stampati nella loro maggioranza secondo le disponibilità economiche dell’autore.

Quali sono stati i tuoi maestri di poesia? Che clima culturale si respira in latinoamerica?

Della prima parte di quest’andare: Dante, Leopardi, Campana, Penna, Pasolini e poi gli americani di Pavese e della Pivano e gli inevitabili francesi; poi attraversato l’oceano Alvaro Mutis, Mario Benedetti, Juan Gélman, Jaime Sabines, Susana Thenon, e tanti altri. Non so quanto siano maestri di poesia ma sono gli autori con cui mi piace farmi compagnia. Il Latino America è un mondo in fermento culturale sempre anche durante i momenti in cui si spengono i diritti democratici proprio perché occupa uno spazio della quotidianità a sua volta legata a un modello di sopravvivenza che la converte in una lotta continua contro il sopruso. Il clima culturale è quello di una lotta senza pausa verso un bene che deve essere di carne e parola.

Ora, a cosa stai lavorando?

Ho appena finito di tradurre una Antologia della poesia svizzera di lingua italiana curata dal poeta Fabiano Alborghetti che sarà pubblicata dalla casa editrice cilena RIL, grazie a un progetto del ministero della cultura Svizzero. Il libro sarà in vendita in Cile e Spagna. Poi se riesco a mettere insieme un po’ di poesie mie in spagnolo potrei cedere all’idea di pubblicare un libro di poesie. Nel frattempo con Edicola Ediciones casa editrice cilena, dopo la pubblicazione della Notte di Campana da me tradotta, stiamo vagliando un nuovo progetto. Inoltre se come spero mi verrà confermato dovrei partecipare al Festival di poesia dell’Avana dove darò delle conferenze su Dante e la Commedia. In ultimo sto preparando un articolo sulla fotografia, grande amore della mia vita, di Vittorio Catti per la rivista FuoriAsse.