La fantastica (e tragica) storia dei gemelli Detmold, gli illustratori preferiti da Kipling

Posted on Dicembre 13, 2018, 7:25 am
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Sia lode allo zio. Edward Barton Shuldham era nato, figlio di inglesi, in India, nel Bengala – la mamma scappò di casa, con un ufficiale, prima in Sudafrica, poi infilandosi tra i monti Niligiri, nel sud dell’India. Graduato al Trinity College, Shuldham imbraccia l’omeopatia come stile di vita, è amico di Lewis Carroll, soprattutto, si occupa dei due nipoti, dannati da un padre costantemente malato, Edward e Charles Detmold. I due hanno un talento spregiudicato, precoce, feroce nell’arte del disegno: nel 1899 lo zio sponsorizza la pubblicazione del loro primo libro, Pictures From Birdland. I disegni degli animali e delle piante sono pressoché perfetti – merito, anche, dei sommari insegnamenti dell’altro zio, l’illustratore Henry E. Detmold. I disegni sono stati esposti presso la Royal Academy of Arts, in Piccadilly, un pregio riservato a pochi. Edward e Charles sono gemelli e all’epoca della pubblicazione del loro primo libro hanno 15 anni.

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BrulloLa storia dei gemelli Detmold giunge all’apice qualche anno dopo, nel 1903, quando i due, che compiono vent’anni, illustrano il Libro della giungla per Macmillan. È un successo clamoroso, e quel libro è un capolavoro del liberty all’inglese. I disegni, di granitica bellezza, elevano la storia ‘per bambini’ a mito: Mowgli non è diverso da Adamo o da Amleto, è un uomo pieno di dubbi, di inquietudini più fitte della giungla in cui abita. È l’uomo sulla soglia di più mondi: né umano né selvaggio, in migrazione tra le ambiguità. Le immagini sono di sconvolgente bellezza, perché ogni creatura tranne l’uomo sembra avere un proprio destino, una destinazione, un ruolo. Non stupisce soltanto la sapienza nel disegno: da dove giunge la statura sensibile di questi gemelli, che cosa hanno visto, cosa hanno vissuto per disegnare così? Di cosa sono profezia?

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Nei disegni è prefigurata la fine – i legami indissolubili che si forgiano nel disastro. Ad amare, con ferina ostinazione, sono le bestie – agli uomini è dato difendersi con il tradimento (o con una fedeltà rimandata).

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Chi vuole può sfogliare, in digitale, il tomo del 1903 accedendo alla Library of Congress; altrimenti Rizzoli stampa una edizione del Libro della giungla con le illustrazioni dei gemelli, che appare ad ogni Natale. Io mi sono messo a scavare nei residui, nei fori della vita dei Detmold.

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La storia, in effetti, è affascinante per la dote di tragedia che comporta. Maurice Detmold decide di bruciare la sua vita uccidendosi, 110 anni fa, a 24 anni, con il cloroformio. Il fratello ne è distrutto. Nel 1909, un anno dopo la morte di Maurice, Edward illustra le favole di Esopo, poi passa ad alcuni lavori di contemporanei: il Nobel per la letteratura Maurice Maeterlinck, Camille Lemonnier, Florence Dugdale, W.H. Hudson, Jean-Henri Fabre. Edward estingue il suo talento nel 1924, illustrando una selezione di racconti da Le mille e una notte e realizzando alcune tavole per una edizione delle fiabe di Andersen, mai realizzata. Infine, si ritira con la sorella, vedova, nel Montgomeryshire – per trent’anni rifiuta di disegnare, si aliena dall’uomo – cinquant’anni dopo la morte del fratello, si uccide, a 74 anni.

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Come se affermare una forma d’arte chiedesse un sacrificio, l’estremo della gratitudine: dare la vita reclama la morte. Le creatività turba il creato, si nasce sempre nel rischio di uccidere la madre. Perché Edward si ritira, in una clausura che castra il suo talento, perché, per quale patto contratto con il gemello? E perché, in quei disegni indimenticabili, la pantera ha il vigile splendore di chi conosce i reami dei morti?

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Per festeggiare il Natale la casa editrice De Piante, che pubblica “Pochi libri per pochi”, cioè testi inediti di grandi autori italiani nella tomba, chiede un racconto a un vivente. Dopo Aurelio Picca (Gesù mutilato) e Francesca Manfredi (Ora di cena) si sono rivolti a me. Il pretesto scelto per questo austero gioco narrativo è una tavola dei fratelli Detmold, Mowgli and Bagheera, intorno a cui ho dettagliato, per colpi di lama, la storia di Edward, con il titolo La pantera e il bambino. Ne calco un brandello. Il piccolo libro non si trova nelle catene librarie, incatenate alle ovvietà della super produzione: dovete cercarlo, come pantere e come bimbi che sognano fino a urlare stelle. Anche questo, in effetti, ora, è un grande cambiamento. Ci sono parole che vanno dissotterrate, come fiere di luce, e custodite, al di là del pubblico e della fama, affamati, all’agguato. (d.b.)

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BrulloPer gentile concessione della De Piante editore pubblichiamo un estratto da “La pantera e il bambino”, che sarà presentato ufficialmente domenica prossima a Busto Arsizio, presso il Salotto Letterario De Piante.

Aveva sognato pantere per tutta la notte, già da tempo le colline del Surrey erano diventate, nella sua mente, quelle del Seeonee, era il 1908, aprile, e un’invasione di gatti, dicevano, aveva depredato la loro casa in campagna. Nel sogno, una pantera camminava eretta, come un uomo, gli occhi verdi, definitivi, e gli diceva che è necessario perdere tutto per salvare qualcos’altro. Avevano due nomi, entrambi, “uno fa corazza all’altro”, diceva la madre: lui si chiamava Edward Julius e risvegliandosi, con la pantera ancora sul petto, capì che suo fratello, Charles Maurice, 24 anni, come lui, era morto – si era ucciso con il cloroformio che avrebbe dovuto usare per sterminare i gatti.

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Avevano cominciato a disegnare coleotteri, ma passarono quasi subito alle pantere. Lo zio, Edward Barton Shuldham, medico, pioniere dell’omeopatia, collezionava rarità dal Giappone. A dieci anni i fratelli Detmold scoprirono il kimono che lo zio custodiva, disteso, lungo una parete, nello studio. La pantera, azzurra, cucita mentre, con sfrenata eleganza, arpiona un airone, era magnetica: non restava che inginocchiarsi. I gemelli staccarono il kimono dalla parete, vi si avvolsero, dormirono, finché ciò che è oscuro non incenerì le finestre dello studio. Da allora, emersi dal kimono, che apparteneva, forse, a un samurai morto molto prima, dopo aver ucciso e pregato, riuscirono a disegnare le pantere in modo perfetto. Lo zio, in risarcimento all’affronto, piazzò presso un gallerista che trafficava con la Royal Academy of Arts alcuni disegni dei prodigiosi nipoti, a un prezzo non trascurabile.

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Il papà era sempre malato e la madre, Mary Agnes Luck, leggeva ai figli, in cucina, Il libro della giungla. Charles rincorreva i gatti, in giardino, e con il bastone sembrava disciplinare il vento; Edward disegnava la pantera sul tavolo, con il coltello, e Mowgli, il cucciolo d’uomo, che si arrampicava lungo le gambe della sedia. Come sarebbe bello se fosse sempre il più forte a vincere, pensava la madre, sorridendo – e dava alla parola forte un valore bianco.

Davide Brullo