Posted on Novembre 09, 2017, 5:30 pm
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Il caso non esiste. Era certo di questo. 5 gennaio 2005, Illinois. “L’uomo è seduto alla scrivania. Gli assistenti lo lasciano. Un piede appoggiato alla scrivania. Computer sul pavimento. Cavi ovunque. Luci fluorescenti. Clic. Una foto nitida, ingenua, serena. Come quella di un fotoreporter qualsiasi. Clic. Non volevo disturbarlo”. Il tipo alla scrivania non è un tipo qualunque. 42 anni, bello, afro. “Moglie alla moda, due figlie giovani”. Il neo eletto senatore dell’Illinois non è un tipo comune. “Non viene da una famiglia famosa, di politici. Suo padre viene dal Kenya, la mamma dal Kansas. Il suo nome è Barack Hussein Obama. Quell’uomo, però, aveva un dono”. Peter ‘Pete’ Souza la sa lunga. Ha sette anni più di Obama, ha già lavorato per Ronald Reagan, ha qualche decennio di fotogiornalismo sulle spalle. Souza è trafitto da una illuminazione. “E se stessi osservando il futuro Presidente degli Stati Uniti d’America?”. La domanda è buona&giusta. Souza di mette alle calcagna del giovane senatore dell’Illinois. “Nel 2005 lo accompagno in Russia, in Ucraina, in Azerbaigian. Nel 2006 documento il viaggio in Kenya, con tutta la famiglia, nel paese dove è nato il padre di Obama”. Segue quello che sappiamo. Campagna presidenziale. Vittoria storia di Obama. libro obama“Nel 2009 mi propongono di diventare fotografo ufficiale della White House. Dico di sì. A patto che mi facciano avere accesso a tutto. A tutti i momenti del Presidente Obama. Ti sarà concesso, mi dicono. Allora ci sto”. Pete sta dietro a Obama, ovunque, continuamente (“volevo catturare momenti reali della sua storia presidenziale. Proprio quando pensavo di fare una pausa, accade qualcosa, si torna al lavoro, il Presidente lavora 24 ore su 24, non ha vacanze, non può assentarsi per malattia, il suo BlackBerry vibra di continuo”). Ne nasce un libro, Obama. An Intimate Portrait (qui le pagine introduttive del fotografo) che è poi una agiografia per immagini, il romanzo fotografico di un santo – specie pubblicato ora, a un anno dalla presidenza Trump… Obama che sorride, Obama che tocca con sottile seduzione la moglie, Obama che gioca con le figlie, Obama che scherza con un bimbo, che tocca, pugno contro pugno, un inserviente, insomma, una specie di Abramo Lincoln 3.0, un re taumaturgo. Obama ottimo marito, padre perfetto, compassionevole, sempre sorridente. Un lecca-lecca. “Ho visto i suoi abiti, cosa lo faceva arrabbiare, cosa gli dava pace. Ha mai perso i nervi? Certo. Tutto è cambiato in questo 12 anni. Il suo carattere non è cambiato. Alle sue figlie dice sempre, ‘Sii utile, sii generoso’”. E un luminescente The End si stagliò sulla presidenza più hollywoodiana – e fotografata – di sempre.