La colombofilia non è una perversione sessuale ma un fenomeno che fa girare milioni di euro. Intervista a Ervin, che abita in Italia, è tra i massimi allevatori al mondo ed è stato premiato dalla regina tailandese

Posted on Aprile 12, 2018, 12:28 pm
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Stanze pulite e ben aerate, trespoli in legno fatti a mano, la luce filtra bene dalle finestre computerizzate ed illumina gli ambienti senza dare riverbero. Mi trovo nel più grande checkpoint per gare di colombi viaggiatori d’Italia. Qui la baracca la gestisce Ervin Laro: un quarantenne albanese (ci tiene però a sottolineare di avere il doppio passaporto) approdato in Italia nel 2001 per fare l’imbianchino. È uno con le idee chiare, Ervin: gestisce la sua impresa di ristrutturazione, ha tre figli, si è comprato una seconda casa di 140 metri quadri e da solo l’ha allestita come fosse una sala chirurgica, ogni cosa ha una funzione precisa e grazie ad ogni minimo dettaglio strategicamente pensato riesce ad essere uno dei primi 3 allevatori di piccioni viaggiatori al mondo. Ma cosa vuol dire essere campioni di questo sport? Vuol dire 2mila euro per la World League, 4mila per la Black Sea Race e 69mila per l’Algarve Derby. Ervin mi spiega come attorno a questo universo sportivo orbitino migliaia di persone, centinaia di associazioni e soprattutto milioni di euro.

I piccioni viaggiatori hanno a lungo servito gli uomini come efficaci messaggeri, sembra che i primi a utilizzarli siano stati i Persiani imitati poi dagli Egizi. Nonostante l’arrivo dei moderni mezzi di comunicazione, i piccioni non sono stati dimenticati ma il loro ruolo è radicalmente cambiato. L’utilizzo sportivo di questa particolare varietà di Columba Livia Domestica (denominazione scientifica della razza) affonda le sue radici nel Nord-Europa, in particolare in Olanda e in Belgio dove il movimento colombofilo è molto più attivo anche se controllato da una stretta élite. Oggi i terreni più fertili per questo sport sono l’area balcanica, la Cina e, ovviamente la sua stessa culla, il Benelux.

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Ervin Laro, albanese, risiede a Rimini, è tra i massimi allevatori di colombi da gara al mondo. Quest’anno ha vinto la World League

Quella di Ervin è una passione che nasce prestissimo e non gli viene tramandata dai nonni; a 6 anni si fa regalare dal vicino di casa una coppia di piccioni e da lì inizia ad allevarli. A 15 inizia a lavorare in una fabbrica di tubi idraulici per mantenere il suo hobby. Passa un periodo in Grecia prima di arrivare nel nostro paese, dove si stabilisce a Rimini, poi si sposa. In poco tempo costruisce la sua ditta nella quale deve gestire più di 20 dipendenti. Ervin è bravo coi numeri e lo diventa presto anche coi computer, riduce le spese al minimo per massimizzare i profitti e la contabilità la fa da solo, dopo le canoniche 8 ore di cantiere, “tanto ho vinto le olimpiadi della matematica a 11 anni, cosa vuoi che siano 20 dipendenti?”. Grazie al successo lavorativo Ervin riesce ad investire nella cosa che lo interessa e inizia ad allevare piccioni da competizione, che “si chiamano colombi, non sono mica piccioni da piazza”. Nel 2013 debutta nel circuito internazionale e nel giro di 3 anni fa razzia di Grand Prix. Sbanca nelle gare del Mar Nero, scalza i centenari allevatori olandesi, vince la World League nel 2018 e riceve il trofeo di primo classificato in un gran premio thailandese direttamente da sua maestà Sirikit, la regina.

L’approccio di Ervin è super professionale, quasi maniacale, manco fosse Antonio Conte: si alza presto la mattina, fa fare a tutti i piccioni un volo a stomaco vuoto, lì conta uno ad uno (nel suo checkpoint arriva ad avere 800-1000 piccioni in alta stagione), li addestra a ritornare da distanze progressivamente maggiori e ne studia meticolosamente la dieta. Nella stanza in cui prepara le semente per la razione giornaliera c’è un tavolo coperto di barattoli di integratori alimentari e proteine. Come fosse un body builder, pesa al milligrammo le razioni per i piccioni, poi una volta disposta la mangiatoia, fischia e come soldati i volatili accorrono. Quando gli chiedo come si allenano dei piccioni da competizione inizia a parlare di disciplina, di psicologia e di rispetto. “Un buon allenatore capisce dallo sguardo se l’animale è mansueto o più vivace e si deve regolare di conseguenza”. I colombofili oltre all’abilità innata di questi animali, che li porta sempre a tornare a casa, sfruttano la natura monogama dei piccioni non facendoli mai gareggiare insieme al partner.

La preparazione ad un weekend di gara dura diversi mesi e inizia con il trasporto dei colombi al checkpoint d’arrivo. Qui vengono registrati da un sistema di constatazione: ogni piccione è dotato di due anelli, il primo è inamovibile e inserito nella zampa al momento della nascita – esso riporta la data e il luogo di nascita, il nome del colombofilo proprietario e un numero seriale che ne permette l’identificazione – il secondo invece è un dotato di chip che al momento dell’ingresso in colombaia trasmette tutti i dati del piccione direttamente al computer, in alcuni casi questo anello permette anche la geolocalizzazione dell’animale durante il volo.

colombi zamagni

Spietati. Ecco alcuni colombi ‘da gara’.

Una volta “immatricolati” sta al responsabile della colombaia addestrarli. Ognuno ha i suoi metodi per abituare i novelli a ritornare alla propria gabbia; Ervin ha associato il rientro alla nutrizione e ad un comune fischio che riproduce direttamente con la bocca. Le distanze percorse inizialmente sono molto brevi per i neo-arrivati, che imparano dai più grandi qual è la loro casa. “È un processo di imprinting ed è la chiave per il riconoscimento esatto del punto d’arrivo”, spiega Federica Bocedi studentessa di medicina veterinaria all’università di Bologna e commissario di gara della colombofila di Reggio Emilia. “Campo magnetico terrestre e posizionamento del sole sono fattori chiave per l’orientamento del colombo viaggiatore, tuttavia sono ancora in corso numerosi studi che tentano di motivare quest’inspiegabile abilità innata”. Finito il periodo di addestramento inizia la stagione delle gare: i colombi partecipano a un solo gran premio nella loro vita, poi, i più forti, vengono destinati alla riproduzione. Un derby del circuito internazionale è composto da 5 gare, ognuna con diversi punti di partenza, ma un solo punto d’arrivo. I colombi vengono accuratamente ingabbiati in modo da non essere insieme ad altri membri dello stesso team, onde evitare possibili favoreggiamenti al momento del lancio, poi caricati sui camion, che li trasportano al punto di partenza prestabilito e in pochi attimi si effettua il lancio. Le gare possono variare nelle distanze (da 100 a 1500km) e naturalmente anche i colombi sono addestrati e preparati diversamente a seconda del tipo di gara. Il tragitto può durare diversi giorni, durante i quali i colombi volano fino a 100km/h per tornare alla propria casa. Il piumaggio li protegge dalle temperature più avverse e dalla pioggia, l’unico pericolo è il vento, che può compromettere la traiettoria fino a farli schiantare rovinosamente. Una volta raggiunta la colombaia vengono nuovamente registrati attraverso il trasponder, il computer ne elabora i dati e stila così la classifica generale stabilendo il vincitore.

Le spese e i sacrifici vengono ripagati dai premi gara, che nei tornei importanti possono valere decine di migliaia di euro, e dalla riproduzione delle linee vincenti: a seconda del pedigree un pullo viene valutato e poi messo all’asta. Lo scorso anno si è raggiunta la cifra record di 500mila dollari per un pluricampione olandese.

Giacomo Zamagni