La bellezza mette ordine al caos e il viso è un “passo di cometa”: Sara e la poesia inquieta di Marina Cvetaeva

Posted on Gennaio 27, 2019, 11:46 am
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Secondo il mito Clizia è una ninfa che si innamora del Sole, tanto che “il suo amore per il Sole era sfrenato”. La passione verso l’entità irraggiungibile strugge Clizia finché la ninfa, come narra Ovidio nelle “Metamorfosi”, si trasforma in girasole, il fiore che si muove guardando l’astro che nessun occhio umano può vincere né sostenere. “Malgrado una radice la trattenga, sempre si volge lei verso il suo Sole e pur così mutata gli serba amore”. Clizia, figura terrena dell’amore solare, sfrontato e immutato, viene ripresa da Eugenio Montale, in una delle sue liriche più belle, “La primavera hitleriana”: “Guarda ancora/ in alto, Clizia, è la tua sorte, tu/ che il non mutato amor mutata serbi”. Questa è la ragione del titolo che abbiamo assegnato a questa rubrica, ‘Clizia’: la bellezza in ogni sua variante, la solarità di un viso, ci portano al concetto di un amore immutabile, che non cambia mentre ogni forma, preda del divenire, morsa dal tempo, inevitabilmente muta. L’amore che non muta è ciò che permette all’uomo, tramite la visione di una forma vana, di vincere la morte.

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Nell’occhio sinistro gli angeli pasturano i sogni, li fanno crescere. L’occhio sinistro è orientato verso l’impossibile, il destro, invece, concentrato alla terra, cerca di realizzare i sogni creati dall’altro, di far combaciare realtà a desiderio. Così insegna una antica storia mediorientale di angeli e di dèi, di re e di avventurieri. In effetti, abbiamo occhi gemelli – ma non uguali. L’occhio sinistro di Sara Santarelli, così, ammalia con forza angelica e lei – tra l’altro – non ha timore a dire ciò che è, “sono una sognatrice”. Una sognatrice con i piedi per terra (“credo nei valori semplici, i più importanti, come l’amore e la famiglia”), in piena attività, stimolata da una inquieta gioia: “ho bisogno di continui cambiamenti, in me stessa e nella mia vita; odio la monotonia”. Tra i poeti che hanno impresso il cambiamento più radicale alla poesia del secolo scorso è senza dubbio Marina Cvetaeva (1892-1941), russa, irrequieta, geniale, adorata da Boris Pasternak e da Rainer Maria Rilke. In questi versi, tradotti con garbo da Serena Vitale, ci spiega chi è Il poeta:

Da lontano – il poeta prende la parola.
Le parole lo portano – lontano.

Per pianeti, sogni, segni… Per le traverse vie
dell’allusione. Tra il sì e il no il poeta,
anche spiccando il volo da un balcone
trova un appiglio. Giacché il suo

è passo di cometa. E negli sparsi anelli
della casualità è il suo nesso. Disperate –
voi che guardate il cielo! L’eclisse del poeta
non c’è sui calendari.

La bellezza è ciò che dà un senso al caso, un viso che ci sorprende ha davvero un “passo di cometa”, ci ulcera con la sua fiamma.

*Le fotografie sono di Antonio Tonti

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