Le donne sono prostitute. E gli uomini adorano i trans. Non lo dico io ma Kate Millett, nel suo libro più estremo: “Prostituzione”

Posted on Dicembre 16, 2019, 9:17 am
7 mins

Quante marchette faccio al giorno? Dipende. Posso arrivare a 10, o a nessuna. Dipende da quello che mi serve. Davvero pensi che stia parlando di sesso? Anche. Ma vendersi per me non è mica il numero di mani e peni che passano tra le mie gambe – e altrove – per denaro. No. Quello non l’ho mai fatto. Ancora. Non che non ci abbia pensato, lo penso ogni giorno, più volte al giorno, ogni donna lo pensa, e chi te lo nega, mente. Per come è organizzata la società, io mi vendo ogni volta che ‘uso’ la mia femminilità per ottenere qualcosa. Qualsiasi cosa. Un sorriso, due moine, e salti la fila, ottieni le piccole cose che ti velocizzano la giornata, ti levano una rogna, ti facilitano.

*

Il lavoro, ecco, lì no, lì davvero non l’ho mai fatto, non mi sono mai prostituita, ma ti arrivo a dire che oggi mi è chiaro che per me il massimo del vendersi, con disonore, è uscire con un uomo, andarci a cena, mettere su tutta quella commedia quando voglio solo sc*parmelo e farmi sc*pare. Infatti non ci esco più, me li sc*po soltanto, rimangono un po’ spiazzati, certo, ma da un po’ di tempo con me è così, da quando ho capito che non ce la faccio più, a fingere, recitare, nemmeno aspettare se voglio baciarti subito. Se voglio che mi tocchi subito. A cosa serve la messinscena dell’uscita a due, spiegamelo. Io non voglio sapere niente di te, perché tu lo vuoi di me? Ci piacciamo, ottimo. Non voglio stare due ore a parlare, sono pesanti, non le reggo. Dopo, semmai. Ma già prima, nell’attesa, stare in bagno, davanti allo specchio, a truccarmi, lisciarmi i capelli, a che serve, quando tra poco saranno persi, sfatti, su un cuscino? Ma davanti allo specchio ci sto, ovvio, sono una donna, sono vanitosa, ma seduta, a cena no, non più. È una forma di prostituzione, in ogni modo è una menzogna, una recita. Ha ragione J., serve solo a ingrassare. J. dice pure un’altra cosa, che le prostitute peggiori, le più sfigate, sono le mogli e specie le casalinghe, quelle che si dannano per la casa, e amministrano soldi e sc*pate con chi loro chiamano l’amore della loro vita. Come no. Io ne so qualcosa, sui mariti, me ne sono portato a letto qualcuno. Non tanti, certo non come J., che è una ex prostituta. Una p*ttana pentita. Batteva in strada, da libera, senza un protettore, per sua scelta, per soldi, per anni, poi ha smesso, ha ripreso gli studi, si è laureata, ha un compagno, un lavoro. Ma non è contenta delle marchette, cioè dei sì sorridenti, che nel lavoro ‘onesto’, deve fare. La trattano male, ma mica perché è scema, o sanno del suo passato. C’è che è una sottoposta, ed è una donna. Stop. Devo aggiungere altro? Se non hai capito, vivi sulle nuvole. J. è dalla parte delle donne povere che per tenerselo, un lavoro, per campare i figli, marchettano coi loro capi. Non hanno scelta. Tu ne conosci qualcuna? No, ma in realtà sì, perché non te lo dicono. Anche questa è prostituzione?

*

Pure M. batte la strada. Per soldi, per droga. È così, c’è niente da vergognarsi. È cresciuta dalle suore, è passata dal convento alla strada. Come la pietra che rotola di Bob Dylan: Come ci si sente a essere soli/senza nessuna direzione/nessuno ti ha insegnato a cavartela sulla strada/ora ti ci devi abituare. M. non lo sapeva. A 18 anni, che caz*o sai. Seguiva tutti, si fidava di tutti. Adesso no. È dura, lucida. Lucida quanto la droga può permetterti. Ma battere la strada ti rende cinica, ti insegna che il sesso troverà sempre dei compratori. Non si è mai troppo malate o troppo straccione o troppo brutte o troppo malridotte per non trovare da vendersi. C’è sempre qualcuno disposto a comprare. Battere ti rende spietata. Con gli uomini, che son bancomat, mica persone. Sono soldi. Hanno tutti la stessa faccia, nessuna faccia, che importa. Davvero credi che una p*ttana provi qualcosa? Illuso. È come ti spiega J., una p*ttana mentre lavora si astrae. Mica sta lì a godere. Te lo fa credere, certo, se poi è un’escort, cioè di lusso, ti fa credere ogni cosa tu voglia e chieda. Basta che paghi. A tale pantomima gli uomini hanno dato un nome specifico, girlfriend experience, pensa te. Ma gli uomini che vanno a mig*otte pagano principalmente per due cose: uno, perché dopo il sesso tu te ne vada, e non stia lì a rompergli l’anima come una fidanzata, una moglie, una compagna ufficiale. E poi pagano per non dover dimostrare. No ansia, preliminari, possibili eiaculazioni precoci, mancanza di bravura. Niente recite. Una sana, breve, torrida svuotata. Oddio, sana… se usano il preservativo.

*

Se vanno a trans, poi, vogliono un’altra cosa, vogliono quello che una donna non ha. Vogliono il pene. Ma mica per farselo mettere dietro, o almeno, quasi mai la prima volta. Sai che vogliono e non ti confessano? Vogliono vederlo, toccarlo, masturbarlo, quando si fanno coraggio prenderlo in bocca. Non esiste uomo che può smentirlo a meno di mentire penosamente. Se ne vergognano, sì, ma non è colpa loro, è colpa delle catene etiche, sociali, del modo assurdo in cui ci crescono. Che poi, un uomo che va a trans mica è gay. Al limite bisex, ma insomma… è un uomo più etero degli altri. Io a un uomo che mi rivela la sua passione trans faccio i complimenti. Sincerissimi. E mi faccio raccontare tutto. Certe trans attraggono anche me. Anzi non certe. Parecchie.

Barbara Costa

*In copertina: una fotografia di Helmut Newton