Joyce Carol Oates scrive una “flash fiction” di corroborante crudeltà. Una donna risponde alle insistenti richieste del marito, sordo, quando…

Posted on luglio 06, 2018, 12:16 pm
3 mins

Joyce Carol Oates ha compiuto da poco 80 anni ed è uno degli scrittori statunitensi più forti, più titolati, più alti. Ha scritto tantissimo, è costantemente annunciata come vincitrice del Premio Nobel, in Italia la leggete in tutte le salse, olè, quest’anno il Saggiatore ha pubblicato Il collezionista di bambole, Mondadori la ristampa costantemente (leggete I paesaggi perduti, almeno), Bompiani idem (leggete Blonde, sulla vita di Marilyn Monroe), insomma, ogni refluo letterario della Oates è roba buona (beccatevi il saggio Sulla boxe edito da 66th and 2nd, per dire). Ora. Il New Yorker l’ha inventata buona. Per l’estate vara il format della ‘flash fiction’. Racconti che stanno – come diceva il grande Yasunari Kawabata – “in un palmo di mano”, si leggono in un istante, coagulando luce intorno ai nostri giorni maledetti. Joyce Carol Oates (nella photo Dustin Cohen) ne scrive uno, Where are you?, di corroborante crudeltà. Ne abbiamo tradotto un brandello. Buona estate a tutti.

*

Il marito aveva l’abitudine di chiamare la moglie da qualsiasi parte della casa: se lei era al piano di sopra, lui era sotto; se lei era sotto, lui era sopra – e nonostante lei rispondesse “Sì? Cosa?”, lui avrebbe continuato a chiamarla, come se non avesse sentito, con una sorta di pazienza serrata, “Ciao? Ciao? Dove sei?”, così lei non aveva altra scelta che avvicinarsi verso di lui, dovunque si trovasse… Lui si lamentava del fatto che uno di quei piccoli dispositivi di plastica a forma di lumaca gli torturasse l’orecchio, quel tenero orecchio che ora sanguinava, per questo continuava, petulante, “Ciao? Dove sei?”, perché la donna era sempre fuori dalla portata del suo udito, non sapeva dove diavolo fosse, cosa diavolo facesse… Quel giorno la torturò il pensiero, mi nasconderò da lui. Ma poi, no, non avrebbe fatto una cosa così infantile. Si fermò sulla soglia delle scale. “Sono qui. Sono sempre qui. Dove altro dovrei essere?”. E il marito, che non sentiva, continuava, “Ciao? Dove sei? Ciao?”. Alla fine la moglie dovette arrendersi perché il marito pareva irritato, arrabbiato, ansioso. Scese le scale. E inciampò. E cadde. E cadde così forte che il collo le si spezzò all’istante, e lei morì ai piedi delle scale, mentre in una delle stanze del piano di sotto, o forse in cantina, il marito continuava a chiamare, con preoccupazione crescente, “Ciao? Ciao? Dove sei?”.

Joyce Carol Oates