La più grande delusione cinematografica dell’anno: “Joker”. (Fidatevi, Heath Ledger e Jack Nicholson sono meglio di Joaquin Phoenix)

Posted on Ottobre 04, 2019, 1:13 pm
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A volte gli inglesi sono stupefacenti. Mentre il resto del pianeta adora il sole loro, cinicamente, riducono l’astro a un biscotto da consumarsi con il tè, alle cinque. Disintegrano i falsi miti, intendo, fanno a pezzi le leggende facili. Così, mentre la maggior parte della stampa applaude al “Joker” di Todd Phillips, s’inchina davanti all’interpretazione da Coppa Volpi di Joaquin Phoenix, l’acido Peter Bradshaw mette tutti a posto scrivendo un pezzo dal titolo roboante: “Joker, the most disappointing film of the year”, assegnando al film due stellette sulle cinque disponibili. Ora, Bradshaw, noto per i suoi gusti snob – nel 2012 ha stilato la sua personale lista dei migliori film: insieme a “Toro scatenato”, “The Addiction”, “Io e Annie”, “Andrej Rublëv” e “In the Mood for Love”, ha piazzato “Narciso nero” e “Sangue blu”… – è da vent’anni il critico cinematografico di riferimento del “Guardian”. In questo caso, come sempre, il punto non è stroncare a casaccio o colpire il fegato per gioco, ma far agire il cervello. Meglio, dunque, ragionare intorno a pensieri controcorrente.

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La più grande delusione dell’anno è dunque arrivata. Emerge, elevata alla fama, come la ragazza dei tulipani dei festival, ricca di premi, un tocco aristocratico sulla cultura pop. L’anno scorso abbiamo avuto la solenne versione di Suspiria secondo Luca Guadagnino, ora è il Joker del regista e co-sceneggiatore Todd Phillips: un nuovo mito delle origini per il più famoso avversario di Batman.

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Joaquin Phoenix è Arthur Fleck, patetico perdente e anima solitaria a Gotham City, in un tempo imprecisato dei primi Ottanta. Arthur è stato ricoverato in una clinica psichiatrica, ma ora gli è concesso di vivere con l’anziana madre, Penny (Frances Conroy), nel suo squallido appartamento. Il povero Arthur soffre di una condizione neurologica instabile: ogni tanto, nei momenti più inopportuni, scoppia in risate stridenti. Ha una cotta per la vicina di casa single, Sophie (Zazie Beetz), vorrebbe diventare un comico televisivo come il suo adorato mito, Murray Franklin (Robert De Niro), ma gli riesce soltanto di trovare lavoro come clown. Un giorno, quando le umiliazioni sono diventate insopportabili, disperato per l’ennesimo attacco di bullismo, Arthur piglia la pistola e scopre che il suo talento non è per la commedia ma per la violenza.

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Phillips ha già diretto un film con un personaggio poco divertente e un poco idiota: Alan in Una notte da leoni, interpretato da Zach Galifianakis. Ecco, mi domando come sarebbe stato Joker interpretato da Galifianakis. Voglio dire: Phoenix non ci toglie dalla testa il fatto che Joker dovrebbe essere sexy. Per il resto, c’è la bella scenografia di Mark Friedberg, alcune straordinarie immagini di Lawrence Sher, una interpretazione decisa di Phoenix, che tuttavia non assurge ai livelli raggiunti in The Master di Paul Thomas Anderson. Il film regge fino alla terribile vendetta di Joker attuata in metropolitana, una eco, probabilmente, alla famigerata azione di Bernhard Goetz del 1984 – ma Phillips è ben attento a non connotarla come un gesto razzista. Dopodiché, il film risulta noioso, ed è forzato il legame tra Joker e l’etica anticapitalista. La carriera criminale di Joker, poi, termina in modo imbarazzante.

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Il film si riferisce a pellicole come I giustizieri della notte e Il braccio violento della legge, forse anche un po’ a Star Wars, ma è soprattutto un laborioso, inutile omaggio al classico di Scorsese/De Niro, Re per una notte, con una spruzzata di Taxi Driver, ovviamente non toccando quei vertici.

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Le genesi di questo Joker è matura, per nulla fumettistica, paragonata, ad esempio, al truffatore interpretato da Jack Nicholson nel Batman di Tim Burton, che cade in una vasca piena di acido per trasformarsi in un criminale dalla pelle pallida, i capelli verdi e il sorriso sghembo. Non c’è motivo per cui il Joker elaboratamente vintage di Phoenix non debba essere paragonato al potente e enigmatico Joker interpretato da Heath Ledger ne Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan. Il fatto è che a un certo punto nel mondo del fumetto devi fare ingresso e Ledger è più capace perché non è appesantito da troppi dettagli realistici, è perfetto nella grandiosa ironia del noir, e non deve sorreggere da solo la fortuna del film. Questo Joker dura un atto solo, il primo. Il film, nel complesso, è disperatamente serio e assai superficiale.

Peter Bradshaw