“Basta una brutta giornata per immergere il più saggio degli uomini nella follia!”. Joker compie 80 anni. Ovvero, elogio del caos, ode al mondo capovolto

Posted on Giugno 15, 2020, 12:38 pm
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Nato nella primavera del 1940, Joker avrebbe dovuto morire nell’arco di un albo – è ancora tra noi e la sua risata rischia di seppellire il pipistrello energumeno. Di Joker, piuttosto, icona della ‘Matta’, del mondo capovolto, del caos in ghingheri e capelli verdi, di ciò che vorremmo ma non sappiamo essere, sorriso sardonico, che morde, va analizzata la trasmutazione. Da personaggio surreale, una specie di mostro uscito da Alice nel Paese delle Meraviglie (Jack Nicholson nel “Batman” di Tim Burton), a cattivo totale, sadico, anticapitalista (Heath Ledger nel “Cavaliere oscuro” di Christopher Nolan; dove pure Batman, però, è eroe della tenebra, mentitore, contraddittorio, feroce al fallire), fino al ‘puro folle’ martoriato dalla società nell’edizione secondo Todd Phillips e Joaquin Phoenix. In ogni caso, è l’idolo del sovvertimento – galvanizza i sogni, nonostante la nostra funesta obbedienza quotidiana. Certo, quando un personaggio diventa innegabilmente pop, ‘di massa’, perde l’energia marziale, diventa moda – cioè feticcio: faccia lui ciò che a me è impedito. Qui traduciamo parte di un articolo di Tommaso Koch, “Joker, el villano más carismático”, pubblicato su “El País”.

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Un’ultima, fragorosa risata. Poi il silenzio. Il pagliaccio giaceva immobile, a terra. Il visto ostinato nel sorriso. La carriera di Joker sarebbe dovuta durare appena 30 pagine. Il tempo di avvelenare Gotham, rapire Robin, dare uno schiaffo a Batman urlandogli, “Ti ucciderò”. Nel finale del primo albo di Batman, “l’orribile buffone” ha la sorte che merita la sua spietata ironia: inciampa, il pugnale gli si conficca nel petto. Così avevano deciso e disegnato i suoi padri, Bill Finger, Bob Kane, Jerry Robinson. Eppure, fin dalla prima avventura il carismatico criminale ha dimostrato un enorme talento nel ribellarsi agli ordini costituiti.

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Joker ha compiuto 80 anni, gode di ottima salute, i decenni non lo hanno ingentilito né hanno placato la sua sete di rivoluzione. Al contrario. Dedizione alla decadenza, caos, sadismo: in questi anni abbiamo visto di tutto. Su Joker sono sorti dibattiti filosofici: c’è chi lo considera un marxista chi un esistenzialista, chi l’incarnazione del superuomo teorizzata da Nietzsche. “È il cattivo più affascinante, l’unico in grado di competere con eroi come Superman, Spiderman, Batman: è un esempio di pura libertà”, ha detto Robert G. Weiner, coautore, con Robert Moses Peaslee, del saggio, The Joker: A Serious Study on the Clown Prince of Crime.

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Nato come gangster – ispirato al film L’uomo che ride (1928), di Paul Leni, interpretato da Conrad Veidt – Joker ha indossato molte identità. Sembrava un hippy nella serie tivù degli anni Sessanta, poi è stato un hacker, un genio della chimica, un terrorista. “Incarna tutte le paure che non sappiamo controllare, è l’idolo dell’imprevisto. Se Batman combatte per l’ordine, Joker porta il caos”. La sua risata fu meno contagiosa negli anni Settanta, quando fallì il tentativo di dedicargli una serie a fumetti indipendente. Ma l’incubo di cui è latore non passa mai di moda, si adatta ai tempi.

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Joker può essere qualsiasi cosa. Una teoria suggerisce che la sua identità nasconda Alfred, il celebre maggiordomo di Batman. “Va al di là delle classificazioni, delle integrazioni in qualsiasi struttura di potere”, recita l’antologia Riddle Me This, Batman!: Essays on the Universe of the Dark Knight. Per i fumettisti, Joker è l’eden della libertà. Per altro, è lui stesso a diffidarci dal credere al suo passato. Per questo, ogni nuovo artista lo trucca a propria scelta: è, alternativamente, un uomo distrutto dalla morte della moglie incinta, una vittima di abusi da parte dei genitori, uno squilibrato senza scrupoli, la dimostrazione vivente della follia della società. Joker è una mente indecifrabile e per questo affascina, Joker è uno scherzo tremendamente perturbante. “Può ucciderti o farti vivere. Non paga i collabori. Se gli va, li ammazza. Eppure, trova sempre qualcuno che voglia stare dalla sua parte”.

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Qualcuno lo compara, per la tenace difesa della libertà, a Jean-Paul Sartre. Per altri è un anarchico, per altri ancora l’uomo alimentato da una insana volontà di potenza. La visione più terrificante, però, è quella di The Killing Joke. Nel fumetto di Alan Moore, Joker è soltanto un ragazzo afflitto dalla mala sorte. “Basta una brutta giornata per immergere il più saggio degli uomini nella follia!”, dice il cattivo. E chi non ha mai avuto una brutta giornata…

Tommaso Koch