Mick Jagger e Keith Richards sono innamorati, lo dicono le loro donne (e no, nessuno può spegnere la luce degli Stones)

Posted on Aprile 30, 2020, 8:05 am
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“Mick e Keith si amano. Io l’ho capito subito, appena li ho conosciuti. Sono innamorati, da sempre, da prima dei Rolling Stones. Ed è ancora così”. Lo diceva Anita Pallenberg, e lo sussurrava Marianne Faithfull ogni volta che con Mick andava in crisi, ma lo riconferma convinta pure Jerry Hall, più di 20 anni dopo: “Mick è innamorato di Keith. Sono come una coppia. Sposata”. Sono le loro ex, certo, hanno vissuto con loro, ci hanno fatto figli, e tu puoi ribattermi che il loro è classico veleno da ex, che quanto hanno affermato è frutto della loro rabbia cornuta. E però una volta, in tono scherzoso, anche Keith Richards qualcosa in proposito se l’è fatto sfuggire: “Io e Mick litighiamo, poi facciamo pace. Noi due non ci possiamo lasciare, noi due siamo marito e moglie, e con responsabilità di prole: la band”.

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No, non è impazzimento da quarantena, è quello che penso, con tutta la malizia mia congenita, ogni volta che su qualche sito o giornale di carta mi appaiono i Rolling Stones, e nei giorni scorsi sono riapparsi un po’ ovunque, dacché è uscito Living in a ghost town, loro nuovo singolo, scritto un anno fa, a pandemia scoppiata immediatamente inciso, e forse preludio di un nuovo album di inediti. Lo penso, che il rapporto tra queste due divinità del rock sia sovrumano. Alzi la mano chi è riuscito a mantenere accanto, per la vita, quale migliore amico, fratello, colui che ha conosciuto alle elementari, e chi ha alzato la mano la abbassi subito, ché non vale, a meno che non sia nato nel 1943! Che poi non è esatto, Mick e Keith non si sono incontrati in primary school, i due sono nati nello stesso posto, nella stessa via, in abitazioni quasi adiacenti. Quando i genitori di Keith hanno cambiato casa, i due si sono allontanati ma non dimenticati: si tenevano d’occhio, sapendo benissimo l’uno dell’altro. Fino a quel giorno in stazione, come narra la leggenda, come è storia, Mick con quei dischi di nascente rock americano sotto il braccio, e Keith che quei dischi li brama e li ascolta in radio ogni notte. Quei dischi, quel ‘battito’ sconosciuto alla realtà inglese, sono la (in)consapevole base pietrosa dei Rolling Stones. E sono prima galeotta pietra del rapporto che tra Mick e Keith si instaura. Un legame che è simbiotico, ma più di un affratellamento, loro due sono e lo specchio e l’opposto l’uno dell’altro. E insieme sono incrollabili. E poi dai, su, lo pensi tu come lo penso io, questi due non sono ‘umani’, non è umano in primis Mick Jagger, e infatti, dimmi: perché la gran parte delle persone alla sua età si sente anziana, e lui sc*letta su e giù da un palco come quando ne aveva 20? E guardati qualche suo video di ieri e di oggi se non mi credi, o credi io esageri. E come mai Keith Richards oggi ha indiscutibilmente l’aspetto di un rudere, e però suona, come e meglio di quand’era ragazzo, e neppure due operazioni alla testa l’hanno infastidito, per non parlare ancora di Jagger, che un anno fa è stato operato al cuore, e dopo un mese era già su Instagram, a saltellare da par suo?

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Sono ‘umani’? No. Non lo sono e sull’indistruttibilità degli Stones sono nati miti e complotti che compaiono in libercoli fantascientifici-criminali, su tutti quelli di strane immissioni sanguigne per annullare i postumi di eccessi alcolici e drogati, se non di innominabili patti col diavolo. Robaccia, da non perderci tempo, per me la longevità degli Stones è merito del caso, o genetica fortunata, fatto sta che stanno ancora lì, a batterti sul clitoride a 4 tempi, spediti, a struttura caoticamente ordinata, e pure living/ in a ghost town sognano che ogni notte/tu ti infili nel mio letto, e non c’è niente da fare, non ci sono mode, suoni, talent, stelline che nascono e nel giro di 2 hit muoiono, che possano spegnere la luce sui Rolling Stones. E pensare che all’inizio i Rolling Stones suonavano sì entusiasti, ma elettrizzati dal fatto che con la musica potevano facilmente sedurre ragazze, farci sesso, e al tempo stesso allontanare l’incubo del servizio militare. I Rolling Stones quale linguaccia e icona di libertà sarebbero venuti dopo, ai tempi chi ci pensava, contava suonare e sc*pare, e allontanare chiunque si frapponeva fra Jagger e Richards. È andata così, inutile girarci intorno, Brian Jones è di troppo quando il duo Jagger-Richards si cimenta e cementa autore di canzoni: è la consapevolezza di Mick e Keith compositori, coppia di firma e di fatto, che allontana Jones, dai due, e dal gruppo. Per Jones non c’è più spazio, come in questi 58 anni non ce n’è stato per nessuno abbia osato inserirsi fra Mick e Keith. Che sì, si sono divisi, a inizio anni ’80, Jagger ha fatto album solisti, Richards pure: ma in Life di Richards è chiara la sofferenza provata, l’astio, il rancore. Quello di due amanti lasciati. Come è lampante la gioia di rimettersi insieme negli album degli Stones incisi dopo quell’acida rottura. E la gelosia tirannica, ingestibile di Mick contro chiunque gli ‘rubi’ Keith come chitarrista. Pazzesca e letale, nelle pagine di Life, la gelosia di Mick nei confronti di Gram Parsons, e di Bobby Keys.

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O forse solo l’eroina ha in qualche modo allontanato i due, gli anni intensi di ero di Richards, in cui Richards si perde quasi interamente. Richards è onesto e lo riconosce, se gli Stones in quegli anni sono rimasti in piedi, è stato grazie all’ostinazione e all’abnegazione di Mick, che si è portato il bambino sulle spalle da solo. Una volta fuori dall’eroina sul serio, non è stato facile per Keith rientrare nel cuore di Mick, farsi accettare di nuovo, per quello che era (ed è) quel lontano giorno in cui alla stazione si erano riconosciuti. E capiti. E amati. Prima che ogni cosa iniziasse a rotolare.

Barbara Costa

*Le dichiarazioni su Jagger-Richards sono tratte da: Christopher Andersen, Mick Jagger, Sperling & Kupfer, 2012.