Ossa che scricchiolano come in una danza del corpo morto. La danza di tanti cadaveri di vacche appese. Rumore sordo di carni che si sfiorano e di uomini che sventrano, lavano, timbrano. Ivano Ferrari lava e timbra corpi morti tutto il santo giorno, quando stacca scrive. Parla della morte delle bestie, metafora delle nostre morti e delle morti tutte. Non vi è occhio di vitellino che tenga. La lama del chirurgo non conosce rimorsi e sa essere spietata.

Macello esce nel 2004. Trent’anni dopo l’esperienza raccontata sopra. Nel frattempo il macello di Mantova è diventato biblioteca comunale. Libri al posto della carne. Pagine bianche che riportano il colore delle ossa. Ferrari è sempre lì. Non lava più corpi morti. Accarezza le pagine, cataloga. Macello esce nel 2004 e racconta, in versi, l’esperienza d’una vita.

Sventrate intere famiglie

oggi

lunedì di intensa macellazione.

Una vacca ha partorito un vitello

negli occhi la paura del nascere

il foro in mezzo il nostro contributo

a tranquillizzarlo.

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Nascita e morte insieme. Senza pietà per nessuno. Dalla biblioteca che non è più stanza per banchetti di mosche e operazioni arriva un capolavoro, La morte moglie (2013) che non solo recupera alcune poesie perse all’epoca degli ammazzamenti ma traccia un lungo calvario in versi sulla fine della compagna. Ancora morte, versi che fanno male, una morte con le braccia conserte pronta a banchettare con noi a tavola.

Le occasioni per arretrare sono finite

si corica al tuo fianco l’orizzonte

e il sole non fa più rumore.

La moglie che muore ed il gesto dell’estremo saluto. La via crucis personale piena di dettagli che sono come spade. Esplorano bresaole, verdure color fiele e merda, le pieghe liberty della coperta, il vuoto smorto della carta. Dettagli che ringhiano e accecano.

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Ricordo ancora di averlo contattato al telefono, Ivano Ferrari. All’epoca vivevo a Parigi e per cercare il numero ho guardato su internet, pagine bianche, L’unico Ivano Ferrari di Mantova. Una chiamata da così lontano e per cosa poi? Solo un timido ringraziamento per i versi stupefacenti. Cos’altro potevo dire? Cos’altro avrei potuto domandare?

Fabrizio Testa

*In copertina: Joachim Beuckelaer, “Negozio di carni”, 1565