“Io sto con chi mette al centro l’arte. Ma la cultura è scomparsa dai programmi dei partiti”: dialogo con Tamara Balducci, che porta il teatro nei luoghi “noti ai cani e agli spacciatori”

Posted on Luglio 18, 2018, 10:01 am
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Due scene. La prima è in Fedra, produzione Emilia Romagna Teatro, grande successo nazionale, in cubo claustrofobico, con Laura Marinoni a fare l’eroina estrema tratteggiata, in quel caso, da Seneca. Lei è l’amica di Fedra, la confidente, e recita fino in fondo, fino alla nudità. La seconda scena è nel castello di Sigismondo Pandolfo Malatesta, crudo come il teschio di un rinoceronte. Lei è Isotta, sfida il papa, nella scena capitale del Malatesta di Henry de Montherlant, “In Sigismondo c’è qualcosa di disarmato/ ha la sensibilità di una donna/ è armato con i pensieri di un bimbo./ Non sa mentire: la sua vitalità/ così ingenua e limpida lo tradisce sempre”. Tamara Balducci (in copertina photo Fabio Gervasoni), riminese, volto ferino, è una delle attrici teatrali più significative, oggi. Ma non è questo il punto. Dal 2012, insieme a Linda Gennari, Tamara si è inventata un progetto, evoluto in “rassegna teatrale e musicale”, dal titolo calviniano, “Le città visibili”, ma dall’impeto ‘politico’. La rassegna nasce infatti con l’intento di far risorgere culturalmente spazi di Rimini altrimenti disagiati, disadatti, dimenticati. Per un tot di anni fu il bellissimo – e malmesso – Palazzo Lettimi, nel centro di Rimini ma fuori da tutte le arterie del bene civico. Oggi è l’ex macello, in via Dario Campana 71. Ad ogni modo, si tratta di resistenza culturale all’impero dell’ovvio, del cinico, lo dicono loro (“è un momento difficile quello in cui vertono il mondo dell’arte e della cultura nel nostro paese: noi cerchiamo di resistere, rilanciando la nostra attività attraverso progetti di alta professionalità e qualità”) considerando il teatro come “uno degli ultimi spazi pubblici, in un mondo dove lo spazio pubblico è diventato luogo di passaggio e consumo”. Per questo, l’idea delle “Città visibili” è più forte della rassegna in sé. Quest’anno, ad ogni modo, la manifestazione comincia il 20 luglio, con il concerto dei Perturbazione, si passa per Oscar De Summa (La sorella di Gesucristo, il 22 luglio), per Gnut (25 luglio) e si finisce il 2 agosto con Roberto Angelini Sololive (il programma per intero è qui). L’ingresso è gratuito, e anche questa di per sé è una scelta risoluta, politica. Così, ho fermato Tamara, che porta il teatro nei luoghi “conosciuti per lo più da spacciatori e proprietari di cani”, con principesca determinazione.

Banale. Come nasce “Le città visibili”? Perché? Perché questo nome?

Mi scrivi che la tua domanda è banale, ma temo che anche la mia risposta lo sia un po’. Quando sei anni fa l’Assessore alla cultura di Rimini Massimo Pulini ci ha invitato a presentare un progetto per la rivalutazione di alcuni spazi in stato di abbandono, abbiamo preso in considerazione diversi luoghi, prima di essere rapite dal fascino del Giardino di Palazzo Lettimi. Quel luogo nel centro della città, conosciuto per lo più da spacciatori e proprietari di cani, ci sembrava un posto perfetto per ospitare una serie di eventi culturali. E raccogliendo la sfida di riportare alla luce e rendere visibile, ciò che era invisibile alla maggior parte delle persone, durante quasi tutto l’anno, abbiamo iniziato un’avventura che non immaginavamo ci avrebbe portato fino a qui, alla sesta edizione di questo Festival. La citazione del libro di Calvino che adoro e che tutti conoscono, che parla dell’“Inferno dei viventi”, ha assunto a quel punto, un nuova importanza e quel giardino è diventato ben presto, per noi, qualcosa che in… mezzo all’inferno non era inferno, da far durare e a cui dare spazio….

MARCHIO-LE-CITTA-VISIBILI-2Siderale. Che cos’è teatro? Che differenza c’è tra la tua attività di attrice e quella di promotrice culturale?

Domanda a cui è difficile dare una sola definizione, ma cercando di collegarmi a quello che mi chiedi subito dopo, ti direi che c’è teatro quando un’energia attraversa chi agisce sulla scena, fino ad arrivare e invadere lo spettatore, che restituisce a sua volta una nuova energia, amplificata all’ennesima potenza.

Questo giro di parole per dire che non c’è teatro se non c’è chi lo fa, ma anche chi lo fruisce e sono ambedue importanti. Ecco perché ogni spettacolo è diverso ogni sera, perché i giocatori in campo non sono mai gli stessi. Un anno fa ha fatto scalpore nell’ambito teatrale la notizia di un attore che andò in scena anche se il teatro era vuoto. I giornali scrissero che era stato un gesto d’amore, di passione per il teatro. Non sono d’accordo. Ecco perché nel mio lavoro di operatrice culturale, metto in atto una serie di azioni per cercare di avvicinare le persone al teatro, per creare nuovo pubblico, perché da attrice so che senza il pubblico il mio mestiere non ha senso. Gli attori hanno bisogno degli spettatori, anche di uno solo.

Politica. L’artista deve stare ‘da qualche parte’? Deve schierarsi? Tu: da che parte stai, oggi? Pensi che sia inscindibile il rapporto tra Stato e arte?

David Foster Wallace scriveva in un piccolo libro che si intitola Una cosa divertente che non farò mai più: “Ogni giorno sono costretto a compiere una serie di scelte su cosa è bene o importante o divertente, e poi devo convivere con l’esclusione di tutte le altre possibilità che quelle scelte mi precludono”. Come artista, come persona io faccio delle scelte e il frutto delle mie scelte e delle mie azioni, racconta di me. Per quel che riguarda il rapporto tra stato e arte mi verrebbe da dire che nel nostro caso, la politica al giorno d’oggi sembra ignorare il ruolo che l’arte ha nella nostra civiltà, sia per quel che riguarda la costruzione di un linguaggio comune, sia per l’acquisizione di una maggiore libertà personale. Nelle ultime campagne elettorali, la cultura sembra scomparsa dai programma dei partiti, se devo dire da che parte vorrei stare, direi che vorrei stare con chi mette nuovamente la cultura, nelle liste dei programmi elettorali.

Consiglio. Che cos’ha di diverso questa edizione de “Le città visibili” rispetto alle altre? Cosa dovrei vedere, per cominciare?

Prima di tutto la location: il passaggio da un giardino all’interno di un palazzo del 1500, bombardato durante l’ultima guerra, ai locali di un ex-macello è notevole. E uno spazio così diverso chiama necessariamente eventi diversi. È il luogo che ti suggerisce cosa fare, devi solo saperlo ascoltare. Diciamo che in questo caso stiamo appena iniziando a conoscerci, questo in fondo è come un primo appuntamento. Le sale così grandi ci hanno permesso di far nascere numerose collaborazioni, questo ha dato vita a contaminazioni di generi e di sensibilità. L’ho trovato interessante e stimolante. Non consiglierei una serata più di un’altra, piuttosto parteciperei alla cieca, cercando di assaporarne le atmosfere fino in fondo. Inizierei la serata gustando una cenetta a base di pesce sotto il portico, sorseggiando una buona birra artigianale, andrei a vedere la mostra di video arte nella sala in fondo a destra, e fra una foto al photoboot e una chiacchiera con le persone che incontro, mi dirigerei curioso a vedere quale spettacolo o concerto mi viene proposto quella sera. Alla fine potrei decidere di fermarmi a fare parlare con gli artisti, o con gli amici o tornare a casa magari in bicicletta e nel silenzio ripensare a ciò che ho visto.

Futuro. Tu, come attrice: dove ti vediamo? Cosa stai preparando? A cosa lavori?

Come attrice adoro lavorare diretta da altri perché è una cosa che mi fa crescere, mi aiuta anche a tenere la mente e il cuore in aperti. Mi piacerebbe molto nel futuro lavorare ancora con registi o attori stranieri. Ma mi piace anche provare a fare progetti miei, con persone con cui c’è sintonia e che stimo. Per ora ho già fatto una proposta di un mio progetto e sto aspettando risposte e per quel che riguarda un futuro molto prossimo, pare che la fantomatica Isotta possa tornare ancora a trovarmi.