“Io sono il mostro che non volete guardare”: Barbara Costa racconta Asia Argento. Anamnesi di una donna affascinante che a 4 anni leggeva Melville, a 21 aveva due David di Donatello in bacheca e ora sta sulle palle a tutti

Posted on ottobre 13, 2018, 8:58 am
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Prostituta è quasi un complimento se paragonato a pedofila, e ad assassina. Gli insulti più ‘gentili’ sono maleducata, egocentrica figlia di papà, perversa e borderline, giustiziera femminista ossessionata da se stessa. Una donna aggressiva, certo, dai toni esagerati, ma pure una che a 4 anni leggeva Melville, a 5 scriveva, a 9 già fumava e lavorava, a 21 aveva in bacheca due David di Donatello, e uno charme che ha cinematograficamente sedotto Verdone, Abel Ferrara, Van Sant, Sofia Coppola, solo per fare qualche nome.

Chi è davvero Asia Argento? Nel 1997 è “una sprovveduta 22enne del cavolo”, e sono parole sue, scritte in un diario che è un libro, I love you Kirk, che non è solo un diario, è una raccolta di poesie, temi scolastici, pensieri sparsi di masturbazioni e pompini killer, impreziositi da disegni della stessa autrice. Per Asia il 1997 è anno cruciale e horribilis, perché è l’anno dello stupro Weinstein, e nel libro si aggira un produttore/scopatore che vuole sesso selvaggio, un ciccione che inghiotte cibo e porno.

Asia Argento“Ricordare fa male, ma dimenticare è ancora più doloroso”: Asia sembra subire un trauma, che la sua mente giovane cancella per troppa fame di vita. I love you Kirk procede a flashback, Asia è una ragazza la cui vita sessuale si snoda intorno al mondo, Tokyo, Londra, Barcellona, Parigi, New York, a inseguire amori che durano pochi giorni per uomini che non sono granché, artisti brutti, falliti, scrittori con cani piscioni, che te lo spingono “fino in gola, facendomi venire i conati”, e registi nanetti 36enni a letto amanti penosi. Asia non fa nomi e perché dovrebbe, sono i suoi ex che a leggersi ci saranno rimasti di merda e quella meritano, uomini col cazzo moscio irrecuperabile, bamboccioni, prepotenti perché vigliacchi, uomini a cui dai e fai tutto, e che preferiscono “fiche lesse” a te. Scrive Asia: “Io per amore mi butterei sotto un treno come Anna Karenina, io seguo i battiti del cuore a costo di rischiare un embolo”, in un giro del mondo esistenziale dallo smarrimento totale, dove ti fermi solo a vomitare un’angoscia da troppo tempo sigillata dentro.

Il Kirk del titolo è un musicista americano (“da restarci morta, ha lasciato la moglie per me, dopo tre giorni nella stessa casa ci siamo lasciati”), che il gossip individua in Kirk Hammett dei Metallica, conosciuto durante un’intervista alla band che un’Asia giornalista fa per Sette. Nel 2000 l’Asia e il Kirk del libro trasmigrano su pellicola, sono cardine e base di Scarlet Diva, primo film scritto, diretto e interpretato da una Argento appena 25enne: storia di una pornostar all’apice del successo, che viene oralmente stuprata da un Joe Coleman in accappatoio. Critici ferocissimi fanno a pezzi il film, ma ancor di più Asia: chi ti credi di essere a fare un film così, grottesco e sopra le righe, vuoi fare l’eccentrica ma è solo robaccia approssimativa. Non le perdonano quel sesso promiscuo, crudo, e la scena lesbo girata con una vera attrice porno, Selen: a Scarlet Diva oggi Asia riconosce sì immaturità, ma lo reclama quale documento della sua verità.

Asia ArgentoDice Asia Argento: “Io so che vi sto sulle palle e non me ne frega niente. Io sono diversa, sono il mostro che non volete guardare, io sono quella che sbaglia e di cui potete sparlare, denigrare, una che i ‘normali’ sentono di poter deridere”. Da sempre il suo è un personaggio che urta i canoni di ciò che è accettabile, lo specchio a cui le persone perbene guardano per lisciare la loro rettitudine. Asia aggredisce la vita per non farsi aggredire, un modo come un altro per restare viva in un regno di morti, e resistere ai sorrisini e al ronzio costante, insopportabile, di chi si crede migliore di te. Stare in guerra col mondo rancorosa verso Dio è il suo mood esistenziale, e può stare sul cazzo quanto vuoi, ma è questione di personalità, quella che hai e che ti formi, una personalità che rende prevenuti, faticosa, complessa, antipatica, ma dimmi se annoia in questo panorama di lobotomizzati. Affascina da sempre, Asia, anche me, che del #metoo ho scritto tutto il male possibile e lo rivendico, non perché non creda al suo stupro, ma perché non confido in nessun movimento, nessuna rivoluzione collettiva, né solidarietà tra donne che su Asia hanno marciato. Infatti: quanto è balordo il male che “una rosa” e la sua “colomba piovosa” ti possono fare quando sei già a terra, esangue?

Spacca la critica e il pensiero, Asia, e i maroni da un anno, ma si fa guardare, ascoltare e seguire: è la sua sessualità bisex (“a letto sono meglio le donne, sanno dove toccarti”, e come darle torto), totalmente libera (“io nella quotidianità a due non sono capace, non ce la faccio, e non me ne frega nulla della fedeltà dei corpi”), che te la fa entrare in testa, nei sogni o incubi scegli tu, tanto è innegabile che ci pensi.

E ancora: “Io sto nel cinema da una vita, conosco tutti ma non frequento nessuno. Non sto dentro al sistema, e non faccio buon viso a ciò che non mi va. Il mio cervello inquieto lavora sempre, troppo”. Quel pulsante ‘pause’ che ha tatuato sul polso, Asia lo premerà mai?

Barbara Costa