“Invoco la nostra iddia Rapidità”: le lettere inedite di D’Annunzio, Orfeo Top Gun

Posted on aprile 04, 2018, 8:45 am
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Il contesto. Siamo tra il 1925 e il 1927. Gabriele d’Annunzio vive l’aureo esilio al Vittoriale, progettato per eternare la leggenda del Vate. Dopo l’impresa di Fiume, che scatenò gli impeti rivoluzionari d’Europa – compresi i motivatori e i moti per la libertà d’Irlanda – D’Annunzio, ribattezzato “il Comandante”, compie una catabasi in se stesso – rivelata nei suoi ultimi libri, di voluttuosa, voluminosa sensibilità. La Storia lo ha espulso, non gli resta che scrivere la storia della letteratura: nel 1926 nasce l’Istituto per editare l’opera omnia di D’Annunzio, per Mondadori.

lettera d'AnnunzioLa scoperta. Proprietà di un collezionista privato, sono emerse nove lettere di Gabriele d’Annunzio, ad oggi ignote, a Gian Riccardo Cella. Le lettere, adornate con i ‘motti’ di D’Annunzio griffati da Adolfo De Carolis – ‘Memento Audere Semper’; ‘Ti Con Nu, Nu Con Ti’; ‘Sufficit Animus’ – sono di particolare intensità, perché narrano di un poeta indomabile, affascinato dalle macchine e dalla velocità – anzi, come scrive lui, dalla “iddia Rapidità”.

Il destinatario. Gian Riccardo Cella fu un importante imprenditore piemontese. Alla fine della Seconda guerra fu implicato in due situazioni importanti e ambigue. Alla fine del 1944 acquista Il Popolo d’Italia, di proprietà di Mussolini, con l’aiuto di finanze ‘alleate’. Secondo Roberto Festorazzi, che sul tema ha scritto un dettagliato articolo su Avvenire (I soldi di Churchill a Mussolini per il ‘Popolo d’Italia’), “Il primo obiettivo di Mussolini era legato alla necessità di sottrarsi alle pressioni di Hitler, che insisteva presso di lui per poter mettere le grinfie sulle rotative del Popolo d’Italia”. Il secondo evento accade il 25 aprile del 1945: Cella è il mediatore del fatidico incontro che si tiene presso l’arcivescovado di Milano, tra il Duce, il cardinal Ildefonso Schuster e membri della Resistenza, per trattare la resa.

L’amicizia. Cella era all’epoca azionista forte dell’‘Isotta Fraschini’, azienda automobilistica e di produzione di motori per aerei e navi. D’Annunzio vuole da Cella barche per vincere gare di velocità sul lago di Como e aerei per compiere una trasvolata oceanica. L’amicizia tra i due è testimoniata da un viaggio a Washington D.C., presso l’International Civil Aeronautics Conference, per un’orazione su “Isotta Fraschini’s contribution to italian aviation”.

Le lettere. Pubblichiamo su Pangea un nucleo delle lettere inedite di Gabriele d’Annunzio a Gian Riccardo Cella. Il ‘Comandante’ scrive al Commendatore. Per surclassare la vecchiaia, il poeta chiede motoscafi e aerei supersonici: Orfeo con la testa da Top Gun. Non sempre la “iddia Rapidità” gli sorride, ma il poeta, indomito, continua a sognare “il ‘primato’”, dacché “ormai corro tutte le vie e disegno tutte le scie”.

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Mio caro Consolatore,

nella Sua fraterna e generosa risposta mi parve quasi riudire il tono dei miei motori di Buccari; che oggi turbano le acque del lago con un fremito ancor guerriero! Ma i miei compagni oggi mi confermano la difficoltà di ottenere i primi due S55 della “Serie Aero Express”. Non mi rassegno; e mando a Roma Eugenio Casagrade con una lettera al Presidente, che mi aveva solennemente promesso di abolire ogni ostacolo. E credo che sia possibile trovare una soluzione fausta.

Ma io oso (memento audere…) domandare a Lei un prodigio di volontà creatrice. Il mirabile Capé non potrebbe condurre a termine la costruzione di altri due apparecchi già in cantiere?

Le mando un talismano, con l’impresa dell’Elefante e col motto di Alamanno Salviati: Suis viribus pollens. E attendo da Lei un’altra buona parola: la “parola alata” che ignorarono le bocche degli eroi e degli iddii d’Omero.

Il Suo

Gabriele d’Annunzio

Il Vittoriale. 29 aprile 1925.

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Mio caro amico e patrono,

ieri – dopo un dubitoso silenzio – ebbi dal Generale Bonzani l’annunzio del deliberato aiuto statuale al lungo volo oceanico, e dal medesimo ebbi anche lietissime notizie dei nuovi motori.

Oggi viene il mio compagno d’ala Eugenio Casagrande, e mi riconferma le notizie così che io ho già nel mio orecchio e nella mia anima il rombo infallibile e invincibile. Il mio patrocinio sedentario (o vergogna!) e la mia cooperazione aerea si fondano sopra una volontà ferma di eseguire il volo con motori di struttura italiana. Conditio sine qua non… Per ciò Ella pensi quale sia la mia gioia. È tanta che

il convalescente Le perdona perfino l’indugio nel varare, in questo lago quasi marino, la sottil prua dei “cento chilometri all’ora”!

Io verrò presto in corsa a Milano, per vedere e toccare e spronare i “cinquecento cavalli”. Ad ogni modo la ceresella di Frate Ginepro è sempre offerta all’ospite gradito.

Il Suo

Gabriele d’Annunzio

Il Vittoriale: 11 luglio 1925.

 

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lettera d'AnnunzioCaro amico,

scrivo in fretta e a disagio. Sto poco bene, per uno sforzo ginnico, Ma sarò guarito prestissimo. Amedeo Pomilio – il sagacissimo e diligentissimo preparatore della Ceresella d’Abruzzo trasmigrato al Benaco – è venuto qui da me chiamato per meco intendersi su la impresa che vogliamo condurre.

L’amico Mazzotti mi disse che il pronto e vivido Gian Riccardo era già passato dal disegno all’attuazione! Vi prego dunque, mio caro amico, di accogliere pur brevemente Amedeo Pomilio per indicargli i primi lineamenti del novissimo Alambicco.

Poi ci raduneremo nel Vittoriale, dove si prepara la celebrazione aerea del sesto anniversario di Ronchi.

Intanto sono lietissimo dell’annunzio nautico. E sarò fiero di comandare, nella gara comasca, la velocissima imbarcazione. Ma non comprendo perché il battesimo sia dato col nome indefinito Alba. Qualcuno mi dice che Alba sia il nome d’una vostra

creatura diletta. È vero? Cerco per lei una bamboletta profumata.

Io – che ora comando idealmente la non vendicata “Puglia”, e che ho una meta silenziosamente ma irresistibilmente prefissa – vorrei chiamare il motoscafo “Amarissimo”, se bene la gara sia in acqua lacustre, oppure “Serenissima” in memoria del Dogali e della mia Squadriglia di SVA, oppure Ariel che è il mio nome d’intimità lirica e fatale.

Ad ogni modo accetto ogni nome se m’è promessa la vittoria.

Arrivederci senza remi il vostro Astro

Vi abbraccio

Gabriele d’Annunzio

2 settembre

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Mio caro amico,

in queste ultime settimane ho spasimato per il “guscio” del buon nostro Bisio, avido di velocità ma incredulo.

Ed ecco giunge l’annunzio inebriante! Sono turbato, perplesso, inquieto; né so in qual modo, in lenta vicinanza della data, potrò determinare e attuare la partenza in volo. La mia presenza improvvisa in Parigi, dove ho amici innumerevoli, provocherà il solito assedio stretto. Francesco de Pinedo potrà rapirmi? Potremo – dopo la corsa – risollevarci in volo e riprendere la rotta del ritorno?

Non conosco l’ora della prova, né ho altre informazioni utili. Le mando il capitano Manzutto. Voglia dare a lui tutti i chiarimenti. Il cuore balza. Il nono anniversario del volo sopra Cattaro è prossimo. Prope est.

Gabriele d’Annunzio

30 sett. 1926

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Mio caro Gian Riccardo,

da quel lontano ottobre della delusione io sospiro verso il nuovo guscio velocissimo e invero invoco la nostra iddia Rapidità che un tempo esaudiva il mio inno. Mando messaggero di questa impaziente pazienza e di questo saluto lacustre il mio Comando Turci.

Dal 5 maggio – dodicesimo anniversario bellicoso – io ho rotto la mia prigionia; e ormai corro tutte le vie e disegno tutte le scie.

Vi prego di dirmi se il mio proposito di acquisire il ‘primato’ della velocità acquatica può tuttora esser compiuto.

Gabriele d’Annunzio

10 maggio 1927