Posted on Ottobre 30, 2017, 5:33 pm
4 mins [post-views]

Fughe e ambiguità. Memorie distillate. La Storia che ritorna e rintrona. Patrick Modiano è scrittore raffinatissimo, ‘da camera’, molto noto almeno dalla vittoria del Nobel per la Letteratura, nel 2014. Ben tradotto in Italia – è in catalogo Einaudi – di cui per altro è originario il padre, ebreo. Introdotto alla letteratura da Raymond Quaeneau, classe 1945, scrittura venata da svenevoli tristezze, Modiano è autore di libri importanti come Villa triste, Via delle Botteghe oscure, Un pedigree, L’erba delle notti. Ora, il ritorno alla pubblicazione, dopo il Nobel. L’editore Gallimard ha appena mandato in libreria Souvenirs dormants (pp.112, euro 14,50), che è, alla francese, spremitura onirica, scrittura su lembo di lago. “Un giorno, sulla via, il titolo di un libro ha attratto la mia attenzione, Il Tempo degli incontri. Anche per me c’è stato un tempo degli incontri, in un passato lontano. A quel tempo, avevo paura del vuoto. Provavo una certa vertigine quando stavo da solo, dopo aver incontrato alcune persone”. E via così, con speculazioni bizantine. “Tornano alcuni personaggi incrociati in libri precedenti… forse perché scrivo un unico, discontinuo romanzo”, ha detto Modiano. “Alcuni personaggi sono visti in dettaglio, altri non hanno più lo stesso nome, e questo dimostra l’evanescenza della memoria”. Il libro esce in concomitanza con Nos débuts dans la vie, testo teatrale, che riscrive Il gabbiano di Anton Cechov. ModianoAmbientato a Parigi, il piccolo romanzo concede all’autore una ‘stoccata’ al mondo digitale. “Internet rende possibile trovare le tracce di tutti. Ciò è in opposizione all’approccio del romanziere: la sua è una ricerca infinita, spesso vana, è un sogno, la luminescenza di un ricordo. Fortunatamente Internet non può rispondere a tutte le domande. Questo lascia ancora un margine di libertà all’immaginazione del romanziere”. Leggere Modiano in alternativa all’idiozia degli internauti, dei filologi del web. Alcune frasi tratte dal discorso per l’accettazione del Nobel (qui nella traduzione di Emmanuelle Caillat) ci aiutano a capire la sostanza dello scrittore. “D’altra parte lo scrittore, come qualsiasi altro artista, per quanto legato al proprio tempo in modo così radicale da non potergli sfuggire – perfino l’aria che respira è ‘l’aria del suo tempo’ – nelle proprie opere esprime sempre qualcosa di atemporale”; “dove si colloca di preciso il romanziere? Ai margini della vita, per descriverla, poiché se sei immerso in essa – nell’azione – ne trai un’immagine confusa”; “Ho sempre pensato che il poeta e il romanziere conferiscono mistero a esseri umani che sembrano sopraffatti dalla vita quotidiana, a oggetti apparentemente banali, – e questo a forza di osservarli con un’attenzione intensa e in modo quasi ipnotico. Sotto lo sguardo dello scrittore la vita di tutti i giorni finisce per avvolgersi di mistero e assumere una specie di luminescenza che a prima vista non c’era e rimaneva nascosta in profondità. Il ruolo del poeta e del romanziere, e anche del pittore, è di svelare il mistero e la luminescenza che si trovano in ogni persona”. Intrigante.