Ci siamo dimenticati dei bambini, non c’è posto per loro nei decreti di Stato. “Che cos’è l’infanzia? Un disturbo costante per l’adulto preoccupato e stancato da occupazioni sempre più assorbenti”: il monito della Montessori

Posted on Maggio 26, 2020, 10:40 am
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Non c’è posto per l’infanzia, tra le leggi dello Stato. A dirlo, oltre ottant’anni fa, con il libro Il segreto dell’infanzia, un classico del pensiero pedagogico (Garzanti, 1950, la prima edizione è Bellinzona 1938), Maria Montessori (Chiaravalle, Ancona, 1870-Noordwijk, L’Aia 1952). Le sue parole tornano, in questi giorni terribili, con prepotenza, di scottante attualità quando ci si accorge, di colpo, che, anche se esistono, i bambini, è come se non ci fossero, per chi ci governa. Figli di un dio minore, o forse figli della serva, per usare un vecchio adagio.

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Uno sguardo alla Prefazione, L’infanzia, questione sociale, e balzano agli occhi parole che sembrano scritte oggi, con gli asili chiusi, serrati, per ora, fino a data da destinarsi: “Che cos’è l’infanzia? Un disturbo costante per l’adulto preoccupato e stancato da occupazioni sempre più assorbenti. Non c’è posto per l’infanzia nelle più ristrette case della città moderna, dove si accumulano le famiglie. Non c’è posto per essa nelle vie, perché i veicoli si moltiplicano e i marciapiedi sono affollati di gente che ha fretta. Gli adulti non hanno tempo di occuparsene poiché i loro obblighi urgenti li opprimono”. Ecco il punto chiave: “Padre e madre sono entrambi costretti a lavorare e, quando il lavoro manca, la miseria opprime e stronca i bambini come gli adulti. Anche nelle migliori condizioni, il bambino resta confinato nella sua stanza, affidato ad estranei salariati, e non gli è permesso di entrare in quella parte della casa dove dimorano gli esseri a cui deve la vita”.

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Con il tanto sbandierato smart working, odioso anglicismo di questa quarantena forzata, con il bimbo senza asilo costretto in casa, si è tornati al modello, citato peraltro dalla Montessori del “Ti ho tenuto sulle ginocchia”. Allora il fanciullo della celebre pedagogista era un individuo privo di diritti civili. Per un curioso fenomeno, mutatis mutandis, si fa per dire, ancora oggi i bambini sono stati costretti a casa senza regole, ma non sregolati, prigionieri, senza diritti. Alimentando in modo vertiginoso le disparità sociali (leggi: chi ha il giardino e chi no, chi sopravvive dentro un monolocale e chi nella villa con piscina e servitù). Ancora: “Nell’elaborare le sue leggi, l’uomo ha lasciato il proprio erede senza leggi, e quindi fuori delle leggi. Lo abbandona senza direzione all’istinto di tirannia che esiste in fondo ad ogni cuore d’adulto”. Persino della madre più amorevole. “Ecco quello che dobbiamo dire dell’infanzia che viene al mondo portando nuove energie, energie che dovrebbero essere invero il soffio rigeneratore, atto a dissipare i gas asfissianti accumulati di generazione in generazione durante una vita umana piena di errori”.

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Maria Montessori salutava una nuova era rivoluzionaria di cure per l’infanzia, annunciava che “il bambino è una personalità che ha invaso il mondo sociale”. Eppure oggi il bambino è tornato invisibile, dal punto di vista sociale. Segregato e in punizione. È facile prendersela con chi non si sa difendere, come si suol dire. Fino ai primi di maggio scorso, interi scaffali nei supermercati erano offlimits (nessuna matita colorata, nessun pennarello, nessun gioco, armi pericolosamente infette). I bambini non disegnano e non colorano, meglio il bianco e nero. In un noto supermercato di giochi per bambini (il cui nome significa giochi in inglese) era vietato comprare giochi (al compleanno del fanciullo vince il binomio, l’ossimoro, libri&cartoni), ma solo pannolini e alimenti per l’infanzia. Ma perché? Dura lex, sed lex, dicevano gli antichi. Ma a me è sembrata una nemesi, non una precauzione. Quindi “la cattiva maestra televisione” ritorna utile durante le conference call dei genitori.

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Passeggio, ieri pomeriggio, sul lungolago della mia città, molti bambini che gironzolano, le facce pallide, stralunate, alcuni indossano mascherine colorate al posto dei sorrisi (la mascherina è d’obbligo sopra i sei anni), lanciano, oziosamente, sassolini nel lago inquinato. Anch’io mi accorgo di avere qualche sassolino nella scarpa. E ci trovo delle radici: “la questione sociale dell’infanzia penetra con le sue radici nella vita interiore, giunge fino a noi, adulti, per scuotere la nostra coscienza e rinnovarci. Il bambino non è un estraneo che l’adulto possa considerare soltanto esteriormente, con criteri oggettivi. L’infanzia costituisce l’elemento più importante della vita dell’adulto: l’elemento costruttore”. Noi siamo quello che abbiamo vissuto, da piccoli. Ecco, dunque, la fonte di preoccupazione, ignorata dalla nostra politica: “Il bene o il male dell’uomo nell’età matura è strettamente legato alla vita infantile da cui ebbe origine. Sull’infanzia ricadranno tutti i nostri errori e su di essa si ripercuoteranno in modo indelebile”. Altroché “freccia scoccata”, la Montessori ci inchioda alle nostre responsabilità, come in croce: “Noi morremo, ma i nostri figli soffriranno le conseguenze del male che avrà deformato il loro spirito per sempre. Il ciclo è continuo, né può essere interrotto. Toccare il bambino vuol dire toccare il punto più sensibile di un tutto, che ha le radici nel più remoto passato e si dirige verso l’infinito del futuro. Toccare il bambino vuol dire toccare il punto più delicato e vitale, dove tutto si può decidere e rinnovare, dove tutto ridonda di vita, in cui si trovano chiusi i segreti dell’anima, perché ivi si elabora l’educazione dell’uomo”.

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Che cosa stiamo facendo, oggi, per salvaguardare “il segreto dell’umanità”, in Italia, la patria della grande educatrice? Il nastro bianco e rosso del sequestro sullo scivolo resterà lì ancora per un po’, le altalene sono intrecciate fra loro, incatenate con un cane nell’aia, chissà fino a quando. Il bambino, che le guarda sconsolato, mi ricorda la solitudine amara del bambino zoppo della fiaba Il pifferaio magico. Dopo aver perso di vista gli amichetti dell’asilo, vedere i giochi in catene è una scena che il bambino osserva con profonda nostalgia, e anche con un vago, malcelato, senso di colpa. Eppure, continuiamo, ci ostiniamo a non vedere. “L’impressionante cecità dell’adulto, la sua insensibilità nei riguardi dei figli – frutti della sua stessa vita – hanno certamente radici profonde e si estendono attraverso le generazioni, e l’adulto che ama i bambini, ma che tuttavia li disprezza inconsciamente, provoca in essi una sofferenza segreta, specchio dei nostri errori, avvertimento per la nostra condotta”. C’è di fatto un conflitto, spiega la Montessori, fra l’adulto e il bambino. La questione sociale dell’infanzia dovrebbe aiutarci a costruirci una coscienza nuova e, conseguentemente, aiutarci a lenire il dolore di tutti questi bambini innocenti, condannati a soffrire, senza via di scampo, senza un gioco nuovo da comprare e con uno strano, insinuante, senso di colpa addosso.

Linda Terziroli