In un mondo con un bordello di bambole, andare a puttan@ è l’ultima manifestazione di sanità mentale, la sola possibilità rimasta di entrare in contatto con l’umano

Posted on settembre 01, 2018, 9:28 am
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Sarà anche vero quello che dicono tutte queste grandi menti illuminate e progressiste, che i generi sessuali non esistono, ma vedere un uomo che si sollazza con una bambola, chiuso nella camera di un bordello new age, o 3.0, è inquietante. Il semplice immaginarlo – l’uomo, la camera, la bambola – fa impallidire qualsiasi passata e dolce perversione. De Sade, il Pascal Bruckner di Luna di fiele, neppure loro, a memoria, si sono spinti tanto in là. A volerla dire tutta, persino le tanto bistrattate Cinquanta sfumature sembrano, a paragone, una lettura edificante. Il caro vecchio von Sacher-Masoch poi, con il suo romantico masochismo fatto di umiliazioni e frustate, assume i tratti di un ingenuo nonnino dalle idee legate a un altro tempo, tristemente d’antan per i giovani nipoti.

Ma lamentarsi, ripetere mestamente che “si stava meglio quando si stava peggio” è poco fruttuoso. Il punto è un altro: capire come siamo arrivati a spalancare le cosce di una bambola, riuscendo a godere. Quando ha avuto inizio la tragedia? È mia convinzione che si sia giunti a questo livello gradualmente, come all’idea che non fosse più cool il posto fisso. Pian piano ci hanno persuasi dell’impossibile, come in una spaventosa e gigantesca distopia realizzata. Dobbiamo ringraziare per tutto ciò la sempre adorata Sinistra – per questo, come per la precarietà appena citata. Quel filone ideologico e tutte le sue derivazioni più malsane, femministe, talebane del #metoo e combattenti varie. Grazie, thanks a lot, e che Dio vi maledica! I generi non esistono, certo. Facciamo giocare i bambini con le bambole e non con le pistole finte, che altrimenti diventano guerrafondai. Alle femminucce non permettiamo di indossare la gonna, perché non devono cedere alla logica di lusingare il desiderio maschile. Piuttosto, spingiamole a denunciare la terribile violenza di essere state guardate insistentemente da un maschio al parco, o di aver ricevuto un intollerabile fischio, quando sono passate di fronte a una comitiva di buontemponi. O, magari, forniamo loro, come si è sentito, un’app che permette di sottoscrivere il consenso informato prima di un rapporto sessuale. E, dulcis in fundo, grazie per aver rivoltato contro Asia Argento le sue stesse armi, additandola al pubblico ludibrio, per aver inviato foto e video erotici a un maschio. In altri tempi, se in un gruppo di ragazzini uno avesse avuto “l’agio” di ricevere simili attenzioni da una donna, e si fosse tirato indietro, l’avrebbero preso per il culo a vita, si sarebbe dovuto sotterrare. In compenso, oggi, quella che si sarebbe chiamata allora una “mezzasega”, può farsi toccare l’uccello dalla mano fredda di un robot. Viene da bestemmiare.

Ovviamente, poi, ci sono le giornaliste invasate che hanno difeso questa ultima tendenza. Qualcuna ha scritto che è meglio andare con un oggetto che trattare una donna come tale. Meglio un bordello, meglio quel sesso che loro definiscono come “illegale” con una nigeriana caricata lungo la strada. Le puttane – sia detto senza offesa e che Dio le preservi – insegnano al cliente, in un modo certo strano e quasi indicibile, cosa voglia dire umanità. Il loro volto che, improvvisamente, si tramuta da sorridente a chiuso e schifato è una lezione impagabile per qualsiasi maschio. Narra della difficoltà che comporta, in questo nostro mondo triste e ingiusto, trovare una controparte per le proprie pulsioni, una “corrispondenza di amorosi sensi”. Gli occhi della prostituta gli restituiscono la misura della sua solitudine. Gli rivelano la sua condizione e lo pongono al cospetto di quel mostro, l’Altro, che gli si dà negandosi.

La bambola, come ogni oggetto in sé – il tavolo al quale sedete, il cellulare da cui state leggendo – non vi si manifestano se non come materia che si piega alla vostra volontà. La donna di strada, che vi concede il suo corpo ma vi nega la sua anima-coscienza, vi rivela l’umano, il suo essere inafferrabile, anche quando le entrate fisicamente dentro.

Siamo all’ecatombe, il degrado totale, la fine di ogni sano vitalismo, in nome del politicamente corretto, del non disturbare mai con il proprio problematico esistere. Peggio del cattolicesimo che, almeno, con tutto il suo predicare contro il peccato, ha generato curiosità.

Lunedì 3 settembre, quando aprirà il già noto e squallidissimo ritrovo per degenerati, non cadete nell’ennesima trappola. Piuttosto, per protesta, caricate la prima troia che incontrerete tornando a casa.

 

Matteo Fais