In superficie. Per raccontare la Brexit ci vuole la tipografia giusta: il romanzo di Anthony Cartwright è una vera meraviglia editoriale

Posted on Febbraio 06, 2019, 12:54 pm
3 mins

Rigore, assenza di colori squillanti, economia dell’informazione, immagini semplici, linee chiare e pulite.

E, soprattutto, equilibrio e bilanciamento di tutti gli elementi. È questa la ricetta che sembra andare per la maggiore, almeno osservando le copertine italiane degli ultimi anni, seguendo quello stile tipicamente inglese che privilegia l’essenzialità.

Non fa eccezione la copertina del libro “Il taglio” di Anthony Cartwright, edito da 66thand2nd, che si inscrive a pieno titolo – è il caso di dirlo – nella cosiddetta “BrexLit”, la letteratura che racconta la Brexit.

Insieme a libri come “Rosie e gli scoiattoli di St. James” di Simonetta Agnello Hornby, “Middle England” di Jonathan Coe, “Perfidious Albion” di Sam Byers, “Time of Lies” di Douglas Board, anche “Il taglio” mescola infatti fiction e attualità per esplorare le inquietudini della nazione britannica alle prese con l’uscita dall’Unione Europea.

«Volevo indagare quali paure e quali speranze hanno spinto i miei concittadini a votare per Brexit», ha detto Anthony Cartwright, classe ’73, già uscito in Italia con la medesima casa editrice con “Iron Towns, Città di Ferro”, libro sul declino delle città sviluppatesi attorno al siderurgico.

La copertina del suo libro – puntando su un’unica parola forte e incisiva – riesce nel perfetto bilanciamento di lettering e immagine fotografica, lasciando per più della metà dello spazio il fondo bianco per far meglio spiccare il messaggio.

La frattura fra il pre e il post Brexit si riflette infatti nello squarcio che taglia in due le otto lettere del titolo: una ferita che è anche una strada, un ponte, uno spazio bianco in cui trovano la loro collocazione, a caratteri molto più piccoli, il nome dell’autore (a sinistra), e il nome della casa editrice (a destra).

La banda inferiore è interamente occupata dalla foto di un individuo, rappresentato lateralmente nell’atto di attraversare un ponte.

Un taglio enorme, dunque, (quello del titolo) che genera (nella foto) movimento, soglia e trincea, passaggio e attraversamento, storia, storie.

E che è anche vocabolo con cui la gente del sobborgo operaio nel cuore del Black Country raccontato chiama la rete di canali che percorre la regione “simbolo dell’età dell’oro industriale in cui lì c’era lavoro per tutti”.

Non c’è dubbio che la tipografia – che chiama a sé l’immagine, quasi come un sottotitolo – sia la vera protagonista di questa copertina.

Esattamente come per il recente “Il grido” di Antonio Moresco, anche questo, non a caso, con una copertina dominata da una parola unica, isolata, e fortissima.

Elena Paparelli