“In Fisica non esiste discriminazione, conta solo il merito. Il problema è che in certi paesi, per fare carriera, devi allinearti e tacere”: Alessandro Strumia, il fisico allontanato dal CERN con l’accusa di sessismo, racconta la sua verità a Matteo Fais

Posted on Ott 10, 2018, 9:21 am
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Negli scandali sollevati dal neofemminismo e dalle talebane del #metoo eravamo abituati a veder coinvolti solo produttori cinematografici e attorucoli in disarmo, al limite qualche atleta. Certo il popolo non si aspettava, prima di vederlo sbattuto in prima pagina sui giornali, di trovare un professore universitario di Fisica. Eppure è successo. E così Alessandro Strumia, ricercatore a Pisa e collaboratore presso il CERN di Ginevra, si è visto catapultato sotto la nera luce di una ribalta che volentieri avrebbe evitato, con l’infamante accusa di sessismo. Ciò non stupisca, né paia eccessivamente insolito: il pensiero dominante, proprio come il capitale, tende a coprire ogni zona dell’Essere, sia pure quella che concerne la vita fuori dall’ambito mediatico.

Naturalmente, qualunque tesi, se il caso, può essere duramente contestata, anche quella di uno scienziato. Noi riteniamo però che tanto accanimento contro l’interessato sia motivato, più che da una sana competizione dialettica – che non può certo esserci, dal momento che Strumia è stato allontanato dal CERN –, dalla volontà strisciante e mai apertamente palesata di mettere un bavaglio bello stretto a chiunque osi pensare altrimenti. Il fascismo progressista, con sottigliezze che il Grande Fratello orwelliano può giusto sognarsi, pretende di imporre il suo pensiero pseudo moderno e falsamente antidiscriminatorio utilizzando un modus operandi che mima il peggior nazismo, pur non usando la coercizione fisica.

Strumia, con ciò a cui è andato incontro a seguito di una relazione tenuta durante un convegno, rappresenta uno spartiacque: da quel momento in poi, il fanatismo femminista potrà colpire chiunque tra noi. Nessuno si senta escluso perché, quando inizia la caccia alle streghe, non è detto che non si presenti qualcuno più puro di noi a trasformarci da accusatori in accusati.

Alessandro Strumia

Alessandro Strumia, collaboratore al CERN e fisico all’Università di Pisa, in compagnia di un figlio di Ernesto Che Guevara, anch’egli fisico

Per cominciare, mi piacerebbe fosse lei a fornirci una ricostruzione delle vicende che l’hanno vista coinvolto. Se non ho inteso male, tutto inizia con l’invito a tenere una relazione al CERN…

Io e alcuni altri stavamo lavorando su argomenti di biometrica, quando una rivista ci ha chiesto di aggiungere alcune riflessioni sul gender, in previsione di una conferenza che avrebbe dovuto vertere sull’argomento. Allora, abbiamo dato un’occhiata ai dati e arguito che asserivano quasi l’opposto di quello che voleva sentirsi dire chi ci aveva invitato. Le oratrici partecipanti si lamentavano di essere ignorate dagli uomini, di non essere volutamente citate. In verità, per esempio andando a vedere le assunzioni nei dipartimenti di Fisica, a livello mondiale, durante gli ultimi quaranta o cinquant’anni, è risultato che casomai sono gli uomini a dover possedere indici biometrici più alti, contrariamente a ciò che molte hanno sostenuto durante la conferenza, ovvero che gli uomini si assumono tra di loro e un’altra miriade di cose spiacevoli. Addirittura una collega asseriva che il posto più pericoloso per gli stupri, dopo l’ambiente militare, sarebbe quello dei fisici. Adesso le racconto una storia che circola tra noi, per quanto non abbia avuto modo di verificarla, e che ben rende il clima che si respira dalle mie parti. All’università di Ginevra hanno messo in giro dei cartelli con scritto “qui una donna è stata stuprata”. Un professore di Fisica se l’è trovato davanti all’ufficio e l’ha levato, ritenendolo diffamatorio. L’hanno attaccato come sessista. Alla fine, uno dei calunniatori è stato licenziato per stupro. Questa è la situazione attualmente.

Se lei dovesse sintetizzare le tesi che ha avanzato, nel corso della sua relazione, in una serie di punti cardine, cosa direbbe?

Il punto principale è che in Fisica non esiste discriminazione verso le donne. È solo il merito a essere premiato. Da sempre, non importa chi sei, da dove vieni, ma solo quello che sai fare: questa è la nostra visione della materia. Per complicare le cose ulteriormente e mettermi nei guai, nella relazione ho poi aggiunto alcuni altri aspetti. Sono per esempio partito dalla considerazione che, se è vero che in Fisica ci sono più uomini che donne, in Biologia è l’opposto e mi sono chiesto quale fosse il motivo. Ho pensato che anche a Google, lì dove si programma, la situazione è più o meno affine. Un anno fa o giù di lì, un ingegnere di quel gruppo fu licenziato proprio perché suggeriva, per quanto in modo pacato e rispettoso, che le donne avrebbero genericamente meno interesse rispetto agli uomini, per questo tipo di argomenti. Aggiungeva inoltre che, pur essendo il QI medio identico tra uomini e donne, tuttavia tra i primi vi sarebbero maggiori differenze, con picchi di genialità e imbecillità. Alcuni esperti di neurobiologia hanno messo insieme tutti questi dati e hanno visto che Damore, l’ingegnere in questione, aveva ragione. Alla conferenza, ovviamente, tali idee venivano menzionate solo per essere screditate. Io le ho presentate, confrontandole con i dati che avevo sulla Fisica. In ultimo, dopo aver quindi confutato dal mio punto di vista l’esistenza di qualunque tipo di discriminazione nel mio campo, ho aggiunto che vi sono studiosi i quali sono stati censurati e licenziati per aver sostenuto simili tesi. E, come volevasi dimostrare, le cose stanno proprio in questi termini: nel mondo, chi avanza certe posizioni è morto.

Perché siamo arrivati a questo punto?

Me lo sono chiesto e ho cercato di dare una risposta che spero essere ragionevole. Credo il motivo risieda nel fatto che, nel mondo, c’è chi fa politica su questi temi e, per prendere i voti di certe categorie di persone, ha bisogno di far loro credere di essere discriminate. In America, grazie all’analisi e alla scomposizione dei dati elettorali, questo fenomeno è particolarmente visibile. Lì la gente vota in maniera diversa a seconda del sesso e del colore della pelle. E, infatti, in quel paese, vi è praticamente una guerra civile in atto. Ma tornando alla vessata questio, cioè la conferenza, il casino è successo appunto perché c’erano delle attiviste e la platea non era limitata ai soli fisici. Noi magari discutiamo, litighiamo, ma alla fine ragioniamo e ci capiamo. Loro invece hanno lanciato il caso sui giornali, cercando di esacerbare gli animi, dicendo che i fisici discriminano, etc. Affermano di voler aiutare le donne, le studentesse giovani. Il vero motivo per cui mettono in giro tutte queste balle è che hanno in mente di indottrinare le persone. Per me, dietro c’è la politica.

Sono d’accordo con lei. Tutto il loro discorso è folle, a partire dalla questione quote rosa, quella sì discriminatoria, perché pretende di introdurre percentuali di rappresentanza femminile a prescindere dal merito e dalle reali competenze delle persone. Questa è una delle grandi distorsioni del nostro tempo.

Guardi, le dico una cosa: tra le migliaia di messaggi che ho ricevuto, ve ne sono in particolare due molto interessanti rispetto alla questione che ha appena sollevato. Il primo è di un uomo che denuncia la vergogna per cui, nel suo paese, tra i candidati di un concorso, bisogna per forza dare spazio ad almeno una donna, anche a scapito di uomini più qualificati. L’altro è di una signora che, invece, se la prende con il fatto che, siccome a ogni concorso bisogna dare spazio ad almeno una donna, lei partecipa pensando che la vogliano assumere, quando invece le permettono di andare giusto per fare presenza. È un sistema assurdo che fa del male a tutti, ma che insistono nel voler portare avanti.

Qual è stata la risposta dei suoi colleghi rispetto alle accuse che le sono state mosse?
Quelli che mi scrivono sono tutti dalla mia parte, ma magari è proprio per questo che lo fanno – dunque non è detto che il campione sia rappresentativo. In compenso esiste una petizione online contro di me, che si chiama “Particles for Justice”, portata avanti da studiosi americani. Del resto, da loro, se devii dal pensiero comune, sei fuori. A furia di cacciare quelli che hanno idee diverse dalla sinistra politicamente corretta, oramai l’ambiente si è ridotto a una parodia di sé stesso. C’è chi difende questo stato di cose, perché altrimenti verrebbe estromesso – alcuni forse sono anche in buona fede, essendo cresciuti in una simile congerie culturale.

Faccio l’avvocato del diavolo: qualcuno direbbe che, senza adottare delle soluzioni così drastiche, per la donna non si troverebbe lo spazio che merita. Lei come risponde?

Io non mi occupo di politica, ma noto che in Fisica, anche quando le condizioni erano davvero assurde e alle donne era vietato l’accesso alle posizioni più alte, se mostravano di valere, trovavano dei fisici disposti, anche per mezzo di sotterfugi, ad aiutarle a lavorare. Io sono certo che oggi come oggi nel mio settore non esista alcun tipo di discriminazione, come mostrano anche i dati. Il motivo, poi, per cui ci sono più uomini che donne è che le donne hanno in media meno interesse per l’argomento. Ciò si potrebbe verificare andando in qualunque dipartimento di Fisica sparso nel mondo e constatando come di solito vi sia una sproporzione tra maschi e femmine. Non capisco però dove stia il male. A Biologia, come già dicevo, capita l’esatto contrario. Ciascuno è libero, di questi tempi, di fare quello che preferisce e non vedo perché qualcun altro dovrebbe decidere in sua vece.

Alcuni sostengono che questa sproporzione sia dovuta a un retaggio culturale, tale per cui le donne sono state caldamente invitate a non seguire studi scientifici per essere indirizzate invece verso il settore umanistico. Lei ritiene che questo sia vero?

È falso. Dove hanno voluto, da un certo momento in poi, le donne sono entrate – vedasi per esempio la magistratura, nella quale occupano certamente dei posti di potere e sono circa il cinquanta per cento. Oppure, si pensi anche al mondo degli affari. Il fatto è che ad alcuni fa comodo far passare certe libere scelte per discriminazione. Come dicevo poc’anzi, è vero che ci sono ancora oggi presenze diverse a seconda del settore, ma tale differenza numerica non è motivata da una mentalità escludente. Del resto chi mai potrebbe avere interesse a tenere le donne lontane dalla Fisica, ovvero da un settore di cui non importa quasi niente a nessuno e che ha una scarsissima influenza?

Nelle slide della sua relazione, vi sarebbe a detta di molti un passo piuttosto controverso in cui si dice che la Fisica è stata creata dagli uomini. Potrebbe ricordarci con precisione cosa dice?

“La Fisica è stata iniziata e costruita dagli uomini. Non ci si arriva per invito. Curie e altre sono state le benvenute, dopo aver dimostrato quello che sapevano fare e hanno poi ottenuto anche il Nobel”. Purtroppo dovevo fare un discorso di trenta minuti, quindi essere breve, e molti hanno voluto strumentalizzare le mie parole. Chi vuol pensare male lo fa, chi vuole ragionare capisce. La Fisica ha avuto origine quattro secoli fa, grazie a uomini che hanno iniziato a fare determinate scoperte e a sviluppare una cultura basata sul merito. A quel tempo le donne nemmeno potevano studiare, quindi ovviamente non si registra la loro presenza. Tuttavia, secondo la cultura a cui diedero principio proprio quegli uomini, chiunque voglia provarci oggi è il benvenuto. Nessuno viene rifiutato od obbligato. Se dopo aver lavorato un po’ si dimostra capace di contribuire al campo, riceve supporto, indipendentemente dal genere o dalla cittadinanza. Questa è da sempre la nostra visione.

Nelle sue slide c’è un altro passo, per il quale è stato attaccato, in cui lei mette a paragone il suo caso con quello di un’altra ricercatrice, con meno menzioni, che però l’avrebbe sopravanzata al momento di essere assunti.

Citare quei casi è stata una sciocchezza da parte mia. In una conferenza in cui è pieno di gente che vuol vedere discriminazione ovunque, sicuramente io ho dato il mio contributo. Ma, per questa accusa, ho chiesto scusa. La persona coinvolta l’avevo citata perché, a quel che sembrava, avrebbe detto che la Fisica è un ambiente oppressivo. Poi è stato chiarito come questa frase sia stata riportata in una forma sbagliata. Sono sicuro che la collega è una persona ottima e mi spiace averla chiamata in causa. Sono anche certo che la sua assunzione sia ben più che motivata. Entrambi partecipammo a un concorso iniziato tre anni fa – in Italia, un concorso può durare anche tanto tempo. Nel frattempo io ero al CERN, insegnavo a Pisa e, insomma, non ero più interessato a quel posto. Ahimè, senza pensare a possibili strumentalizzazioni, ho scritto una stupidaggine colossale, di cui mi scuso espressamente con le persone citate.

L’auspicio che lei nutre è quello di sgravare il suo settore da ogni influsso ideologico?
Per fortuna chi si occupa di fisica, oggi, non ha di questi problemi. Il solo motivo per cui, pur sapendo a cosa sarei andato incontro, ho deciso di parlare, era per dare voce a quelli a cui viene impedito. Se vuoi far carriera, in certi paesi, devi allinearti all’ideologia e tacere. Ma, proprio perché sono un fisico, speravo di avere maggiore libertà di parola. Ora mi auguro solo di non aver sbagliato e di non venire licenziato.
Ma lei si sente un po’, come diceva anche un noto blogger, un novello Galileo vittima di un’inquisizione postmoderna?

Non esageriamo. Tale definizione sarebbe più adatta al blogger in questione. Per intenderci: lui lavorava a Harvard molti anni fa, ma un giorno osò pensare sostanzialmente le stesse cose che ho detto io e la pagò cara. Eppure era un giovane brillante, tant’è che ancora oggi parliamo dei suoi lavori al CERN. Secondo la storia che si racconta tra noi fisici, a seguito di certe dichiarazioni, dovette andare dal rettore a scusarsi. Ma questo, ritenendo giuste le sue idee, le ripetè e scoppiò un putiferio ancora più grande, in seguito al quale Harvard decise di cambiare rettore. Questo ragazzo preferì la libertà di pensiero allo stipendio dell’Accademia. Lui, davvero, ebbe il coraggio di portare alle estreme conseguenze le sue convinzioni. Io mi auguro, più semplicemente, di sistemare tutto.

Le hanno chiesto l’abiura?

Diciamo che sono in contatto con persone che, anche in buona fede, vorrebbero qualcosa del genere. Dal canto mio cerco di convincerli delle mie ragioni e del loro torto. A furia di discutere da settimane, non essendo gente stupida, forse… Il problema è che la Fisica è fatta di ottime persone ma, nell’ambiente accademico, se non hai idee di sinistra, sei malvisto e ti conviene osservare un silenzio strategico. Anzi, per precisare meglio, o sei di sinistra o è comunque meglio fare finta di esserlo – tacere, a ogni buon conto, è sempre la soluzione più prudente. Ma sono persone molto intelligenti e spero capiranno.

La sinistra governa anche nel vostro settore?

Io credo che, nella fisica, la politica conti davvero poco.

Contano invece gli agganci politici con una certa parte, per esempio per fare carriera?
Io credo di no. Magari a un certo livello, o in qualche misura, può darsi, ma io non lo vedo come un problema. Il nostro background è davvero poco condizionato dalla politica – mi riferisco all’Italia, ovviamente.

Matteo Fais