“Il Rinascimento della sopraffazione, dell’omicidio e del tradimento”: dialogo con Michele Gazo, che ha scritto il romanzo sui Medici (che ora spopola in tivù)

Posted on Novembre 12, 2018, 11:32 am
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È stato definito l’ago della bilancia del Rinascimento, la sua era una politica basata sull’equilibrio, sussurrata, ordita, non come quella urlata, inguaiata di oggi. Lorenzo de’ Medici aveva un approccio, negli affari pubblici, orientato all’armonia. Non che allora mancassero intrighi, duelli, trappole, spie. C’erano i grandi artisti immortali, il Botticelli, il Poliziano, che studiamo sui libri di scuola, le menti illuminate. Il Medioevo finisce. È il 1469. C’erano spade e alabarde, cannoni e bombarde, cavalieri e dame, amori e tradimenti, ma, chissà, erano altri tempi. La storia è decisamente cambiata. O forse no. Leggendo il libro di Michele Gazo, uscito in questi giorni, I Medici. Lorenzo il Magnifico, Mondadori – in tandem con la serie tv, prodotta da Luca Bernabei e Frank Spotnitz, in prima serata su Rai1 e su RaiPlay in questi giorni, due anni dopo quella con Dustin Hoffman – ti chiedi chi potrebbe essere oggi Lorenzo il Magnifico e, poi, ti guardi intorno. MediciPer fortuna – e per rifarsi un po’ gli occhi – nella fiction hanno scelto l’attore inglese Daniel Sharman, conosciuto per serie come Teen Wolf, The Originals o The Walking Dead. Nel ruolo di Jacopo de’ Pazzi, il suo acerrimo nemico, invece, Sean Bean. Per chi ama il genere belloccio, Raul Bova nei panni dell’ambizioso Papa Sisto IV, quello, per intenderci, della Cappella Sistina, tra i nemici di Lorenzo. Ma se guardi il telegiornale, non hai scampo, non ci trovi nessun Magnifico. Meglio leggere, e sognare. Lorenzo non era certo uno stinco di santo, era un giovane gaudente, avvinazzato, gli piaceva la bella vita ed era combattuto, divorato, fra due amori, da un lato la moglie, devota, illuminata, Clarice Orsini, dall’altro l’amante, l’affascinante, l’esoterica, Lucrezia Donati. La morte del nonno-patriarca Cosimo de’ Medici e l’attentato al padre Piero spalancano la strada al giovane Lorenzo, che si trova, ben presto, a bruciare le tappe, a imparare con malizia, tra sotterfugi e macchinazioni, l’arte della politica. Attirandosi invidia e rancori, mentre la rete di intrighi avvolge la Firenze, specchio dell’Italia, di fine quattrocento. E la congiura dei Pazzi si consuma, nel 1478, come il peggiore attentato della storia moderna. All’interno del Duomo di Firenze, nel momento in cui il prete sta sollevando l’ostia consacrata – è la messa solenne di Pasqua – il sacrilegio si compie, sotto gli occhi esterrefatti di migliaia di persone, tra feroci pugnalate e grida angoscianti. Partiamo da qui, dalla congiura contro i Medici. Una scena alla Hitchcock. Come ci racconta, l’autore de I Medici – dopo Mediolanum. La conquista dei Celti (Centauria), già finalista con Il flagello di Roma (Rizzoli) al premio Fiuggi-Storia, uno dei più importanti riconoscimenti italiani per la narrativa storica e selezionato, dal Corriere della Sera, fra i migliori romanzi storici della narrativa mondiale – Michele Gazo: “Lorenzo si è ritrovato a gestire tutto questo potere, ha avuto molti tormenti. La congiura dei Pazzi è una scena da film kolossal, una sorta di attentato terroristico, alla più influente figura politica fiorentina. C’è un potente gioco di sguardi, una grande tensione, come se fosse un thriller. Basti pensare che Francesco de Pazzi aveva pugnalato con tale ferocia, Giuliano, il fratello di Lorenzo, da ferirsi la gamba da solo”.

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Michele Gazo ha scritto per Mondadori “I Medici. Lorenzo il Magnifico”

Un Rinascimento violento, dal volto criminale, dunque? “Più che criminale, è stato un periodo in cui tutti tramavano per il potere, per la sopraffazione. Un Rinascimento, insomma, assoggettato alle logiche del potere, non ci si faceva scrupolo ad eliminare oppositori, rivali, avversari, a livello degli stati, come nelle famiglie. Lorenzo è stato il primo e il più importante personaggio ad intraprendere la via diplomatica, a cercare l’armonia nella politica, traghettando Firenze e il mondo verso un’era in cui il genio dell’uomo potesse davvero esprimersi”. Ma non solo la violenza, a Firenze fiorisce l’amore: “Il matrimonio è una questione di convenienza politica. Lorenzo è combattuto fra due donne molto lontane fra loro, polarizzate. Lucrezia Donati ha aspetti esoterici, si interessa di alchimia. Lorenzo le regala il primo bestseller dell’epoca, il Corpus Hermeticum di Ermete Trismegisto, un libro tradotto dalla famiglia Medici, insieme a molte altre grandi opere greche che ha contribuito a conservare. Dall’altra parte, c’è Clarice Orsini, una donna estremamente religiosa, devota, che rappresenta una guida illuminata, equilibrata, che non invitava certo il marito alla trasgressione”.

Come mai, dopo il successo dei celti con Mediolanum, hai scelto di occuparti del Rinascimento? “Ritengo che ci siano quattro o cinque periodi storici con grandi potenzialità narrative come l’antichità celtica, il medioevo, l’epoca rinascimentale. Come in questo caso, dove posso inventare storie di cappa e spada, dove non c’è l’influenza contemporanea che toglie il fascino. Cavalli, leggende, dame e cavalieri sono ancora alla base del nostro immaginario fiabesco. Sono archetipi, eroi mitici. Quando si parla di Rinascimento, si parla di arte, di poesia, si esce dal Medioevo, anche se la brama di potere rimane e, per certi versi, si rafforza”.

Linda Terziroli