Il film che fa vomitare, ma che ha fatto la storia del cinema: “Performance” di Nicolas Roeg (con Mick Jagger che cita Borges e fa sesso selvaggio)

Posted on Dicembre 11, 2018, 9:48 am
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Performance è un film che fa vomitare, sul serio, ha fatto rivoltar lo stomaco alle signore sedute sulle poltroncine, mogli dei capi della Warner Bros. che lo stavano visionando, certi di vedere un Hard Day’s Night coi Rolling Stones, ritrovandosi invece sullo schermo droga, pallottole, sangue e sesso, ma tanto di quel sesso, da metterli sottosopra, lasciarli inquieti, ‘sporchi’ dentro.

PERFORMANCE COVERIl protagonista di Performance è un bel ragazzo, Chas, che è un gangster che ha fatto uno sgarro: ha ammazzato chi non doveva. Per scappare da sicura vendetta, si rifugia in un seminterrato, dove vive una rockstar fallita, con due groupie. Questi tre vivono da reclusi tra libri di Borges che citano di continuo, passano il tempo a drogarsi e a far l’amore, e Chas è parecchio schifato, dalla droga e pure perché è omofobo, allora le ragazze gli danno un acido, lo fanno sballare, e Chas va a letto prima con una e poi con l’altra, ma si capisce che è attratto dal cantante bisessuale e androgino, che è truccato, che sculetta, che ha due bei labbroni, perché è Mick Jagger. Il sesso a tre avviene, con le due groupie e poi anche con Mick, in uno scambio di corpi, vischiosità e orgasmi, identità sessuali che intontiscono, e alla fine Chas spara a Jagger, ma i suoi nemici lo trovano e se lo portano via insieme al fantasma di Jagger su una Rolls-Royce bianca, il cui proprietario è John Lennon.

Ditemi voi se non è una bella trama, allucinante, pepata da nudi e giochi spinti, uomini che si vestono da donne, ripresi da uno specchio che confonde i sessi, li rende fluidi, li moltiplica, passa sui capezzoli, seni femminili spuntano su petti maschili, e lingue sulle gambe, che sfiorano l’inguine, a risalire in bocca. Ma alla Warner risultano indigeste le scene con la droga, quel sesso così esplicito che sembra vero: si incavolano coi due registi, Nicolas Roeg e Donald Cammell, due esordienti, e minacciano di portarli in tribunale. Il film viene bloccato due anni, tagliato, rimontato tre volte, le scene più hot buttate nel secchio. Quando finalmente Performance arriva nei cinema i critici si scatenano: per alcuni è “repellente” (Los Angeles Times), per altri “putrido” (Washington Post), nonché “disgustoso” (Life). Al botteghino è un disastro.

PERFORMANCE COVERTutto questo avviene nel 1970, ma negli anni ’90 cambia tutto, la morale, la critica, il mondo, chi lo sa, fatto sta che il British Film Institute inserisce Performance al 48esimo posto tra i migliori 100 film inglesi del XX secolo. Cominciano ad arrivare premi, lodi, ci sono nuove proiezioni: Scorsese, Tarantino, Soderbergh, Nolan, rivelano che senza Performance non sarebbero diventati registi, e si scopre pure che gran parte della regia non è di Cammell (che lo ha ideato e scritto), ma di Nicolas Roeg, quello stesso Roeg morto tre giorni prima di Bernardo Bertolucci e che nessuno ha ricordato. Del film quest’anno è uscito un librone in edizione limitata, 3000 copie numerate, con foto e interviste inedite al cast, alla troupe, o meglio, a chi in vita ne rimane.

Performance è distribuito in Italia col titolo di Sadismo, e le scene di sesso torbido tra Mick Jagger e Anita Pallenberg le trovi pure su Pornhub, compresa quella in cui sono con Michèle Breton nella vasca da bagno a fumare erba. Tre ragazzi nudi, ‘fatti’, in una vasca da bagno, dopo aver sc*pato: vi ricorda qualcosa? Sì, The Dreamers di Bertolucci, che ha copiato la scena a Performance, perché se un film fa vomitare non è detto che non faccia la storia del cinema, anche se in Performance le ragazze non sporcano l’acqua col ciclo mestruale, ma con le banconote che attaccano alle natiche di Jagger.

Barbara Costa