“Il blues è una filastrocca destinata ai grandi”: Matteo Fais dialoga con un mito, la cantante e musicista blues Eden Brent

Posted on giugno 04, 2018, 8:33 am
48 mins

Travolgente. Incantevole. Un’icona. Quando le sue dita corrono lungo i tasti del pianoforte è il ritmo del mondo a cambiare, a iniziare a ballare seguendo le note di una scala blues. Eden Brent è una straordinaria polistrumentista e cantante, figlia delle sponde del Mississippi, lì dove nacque quella che un tempo era definita la musica del diavolo. E, in effetti, il suono che si sprigiona dal suo pianoforte è indiavolato, ti entra dentro come un demone e ti trascina. Stare fermi, ascoltandola, è impossibile. Senza sperarci granché in principio, da Pangea l’abbiamo contattata pregandola di concederci un’intervista. Come spesso capita agli audaci, la sorte ci ha premiati e abbiamo avuto l’onore di confrontarci con una delle più famose voci blues al mondo. È stato un po’ come incontrare uno dei tanti miti letterari americani che abbiamo imparato ad amare lungo il corso dei decenni, da Kerouac a Bukowski, passando per Jim Thompson, Fante, Carson McCullers e Scott Fitzgerald. Adesso, indossate le scarpe giuste e tenetevi pronti… Stiamo per dare inizio alle danze.

Eden Brent! Non puoi neanche immaginare quanto sia felice di poter intervistare la mia artista blues preferita, direttamente dal Mississippi River.

Grazie davvero! Il piacere è mio.

Spero tu sia d’accordo a iniziare dal principio: ti ricordi del tuo primo incontro con la musica? Com’è stato? Mi piacerebbe che tu descrivessi approfonditamente l’atmosfera di quei tempi.

Ho sempre amato la musica e ho desiderato suonare dacché ho memoria, quindi non posso dire di ricordare alla perfezione il mio primo approccio. Mia madre era una cantante e una compositrice. Faceva parte di una band simile alla Glenn Miller Style Big Band. Partecipava a degli show radiofonici, oltre che a produzioni di musical teatrali promosse dalla nostra comunità, quali ad esempio lo spettacolo Kiss Me Kate di Cole Porter. Mio padre strimpellava la chitarra e insegnò a suonare a tutti noi, cioè alle mie due sorelle, a mio fratello e a me. Entrambi i miei genitori amavano la musica e posso quindi dire di essere cresciuta in una famiglia estremamente appassionata alla materia. Le mie due sorelle sono compositrici e hanno pubblicato dei dischi. Abbiamo sempre avuto un pianoforte in casa e, quando avevo tre anni o giù di lì, mia nonna mi insegnò alcuni motivi molto semplici come Twinkle Little Star. Le mie sorelle più grandi e mio fratello prendevano già lezioni di piano. Io cominciai a cinque anni. Mi comprarono la prima chitarra quando ne avevo nove. Era una chitarra tenore e aveva solo quattro corde come l’ukulele. C’era sempre musica in casa. I miei mettevano continuamente su dei dischi, oppure usavano un mangiacassette a bobina. Ricordo che ascoltavamo Marty Robbins e Hank Williams. Quando il governo americano mise all’asta alcuni dei beni di Jerry Lee Lewis, requisiti a causa di un mancato pagamento delle tasse, mio padre comprò il suo impianto stereo di casa. Così potei cominciare ad ascoltare Jerry Lee Lewis dal suo stesso stereo. In famiglia, tanto per dirne un’altra, alla fine della cena, la chitarra girava dall’uno all’altro e si cantava. La musica, insomma, è sempre stata parte della mia vita.

Per quanto tempo hai dovuto esercitarti con il piano, in passato, prima di divenire una musicista professionista?

Cominciai con il piano a tre anni, quando mia nonna mi insegnò alcune canzonette, e presi successivamente lezioni dai cinque ai sedici anni. Suonai inoltre il flauto nella banda della scuola. Facevamo concerti e, quando sfilavamo per le strade, io ero sempre in prima o seconda fila. Tra le altre cose, oltre alla banda della scuola, facevo parte anche di un gruppo jazz. Il mio direttore d’orchestra fu il primo a introdurmi alla lettura degli accordi e a spiegarmi che potevo suonare facendo semplicemente riferimento a quelli e alla mia capacità di improvvisazione, senza dover necessariamente essere fedele al pentagramma. Ciò mi piacque da subito, perché non sono mai stata granché brava nell’eseguire a prima vista. Ho sempre dovuto studiare in prima istanza la partitura e fare molta pratica per riuscire bene in un pezzo. Sicché, l’idea di basarmi sui semplici accordi fu per me una manna dal cielo. Mi è sempre piaciuto, in generale, suonare a orecchio e scrivere canzoni e questo è stato il modo più semplice per riuscirci senza dover ogni volta interpretare tutti quei piccoli punti sullo spartito. Successivamente, durante l’università, praticai il jazz per tre anni e mi laureai in teoria musicale. Frattanto iniziai il mio apprendistato con Abi “Boogaloo” Ames, il maestro di piano che mi ha accompagnata per sedici anni e il musicista che ha segnato il mio sviluppo come pianista. Boogaloo cominciò a darmi lezioni a casa, durante una vacanza dal college. In questo nostro sodalizio tra insegnante e allieva, era comunque previsto che ci esibissimo in duetto e, infatti, andammo in giro per tutto lo stato del Mississippi, a New York e a Philadelphia. Le mie prime vere esibizioni avvennero in alcuni talent e in case di riposo, quando avevo circa dieci anni. Gli insegnanti mi facevano sempre dirigere la classe, durante la nostra canzone del mattino e spesso venivo chiamata per cantare durante le recite o gli eventi scolastici. Così mi ritrovavo perennemente a esibirmi per raccolte fondi, eventi della comunità e celebrazioni varie. Ma fu dopo che iniziai a lavorare con Boogaloo che arrivarono i primi guadagni dalla musica. Un’estate, mentre lui stava vivendo in città per via di alcuni concerti, presi il suo posto in un locale di provincia, dove suonavo il piano durante l’happy hour, per metà della sua paga. Per concludere, direi comunque che sto ancora imparando a suonare ciò che vorrei suonare.

eden brant

Eden Brent con Abi “Boogaloo” Ames

Il tuo background musicale manifesta chiaramente l’influenza di vari generi, ma direi che quelli prevalenti sono il blues e il Boogie-woogie. Sono però curioso di sapere perché proprio questi, e il blues in particolare, ti abbiano segnato tanto e cosa ti abbiano dato.

Il blues è la musica del posto in cui vivo. È nato qui e le persone che lo suonavano, come Sam Chatmon e Bo Carter, i fratelli del gruppo Mississippi Sheiks, sono coloro che hanno fatto dono del blues al resto del mondo. Essendo cresciuta a Greenville, qui sul fiume Mississippi e nel mezzo del suo delta, sono stata sempre a contatto con tanta musica di questo tipo. Ogni terzo sabato di settembre la mia città ospita il più vecchio festival del genere, Mississippi Delta Blues and Heritage Festival. Sono cresciuta ascoltando gente come Eddie Cusic, quello che aveva insegnato a Little Milton Campbell a usare la chitarra. Sono stata a feste dove si potevano vedere personaggi del calibro di James “Son” Thomas o Eugene Powell, conosciuto anche come Sonny Boy Nelson. James “T-Model” Ford viveva a quattro strade di distanza da me. Ho accompagnato alle tastiere Willie Foster, quello che stava all’armonica con i Muddy Waters, e Lil’Bill Wallace, che lavorò con Riley King prima che se ne andasse a Memphis e fondasse i Beale Street Blues Boys. Ho incontrato B.B. King diverse volte e suonato per il suo rientro a casa, come durante altri spettacoli in cui lui stesso imbracciava lo strumento. Mi è capitato anche con Bobby Rush. Di quest’ultimo, in particolare, ho cominciato ad assistere agli show qui in zona fin da quando ero adolescente, e ho potuto constatare quanto abbia dovuto lavorare duro per diventare una leggenda, il vincitore del Grammy. Tutte queste straordinarie influenze vengono dal luogo in cui vivo e quindi, naturalmente, la mia musica riflette questo tipo di sound. Per quel che riguarda il Boogie-woogie, mi venne in mente di praticarlo vedendo Boogaloo che lo suonava al piano, occasione che mi permise di constatare con i miei occhi come tutti nella stanza cominciassero a sorridere e a tenere il tempo con i piedi. Il Boogie-woogie è una musica dal suono così lieto da far venire voglia di ballare, ridere e scatenarsi. Adoro suonarlo, perché mi fa sentire felice. Il Mississippi ha una così ricca eredità in tal senso. Sono orgogliosa della musica a cui ha dato i natali e sono onorata quando la suono.

Eden, ti è mai capitato di essere discriminata in quanto donna che suona il blues? Si tratta di un campo dove a regnare è l’uomo?

Non ci sono molte strumentiste blues, ma certo sono diverse le cantanti di questo genere. Quando ero adolescente, credo che non fossero molti quelli disposti ad avere una ragazza nella propria band, ma di rado mi sono sentita discriminata da adulta. Non dico di non aver mai avvertito un certo pregiudizio, ma non ho mai percepito il mio essere una donna che fa blues come uno svantaggio. Al contrario, esserlo mi ha dato maggiori opportunità di quelle che mi sarebbero state offerte altrimenti. Sono stata membro della giuria durante la tavola rotonda che precede il Women in Blues, mentre non ho mai sentito parlare di situazioni simili per il Men in Blues. Ho suonato durante diversi set di Women in Blues a vari festival e nell’ambito di eventi quali il Legendary Rhythm & Blues Cruise, cosa che non sarebbe certo avvenuta se non fossi stata una donna. È plausibile che ci siano più uomini a intraprendere la carriera musicale, perché la scelta di un simile percorso lavorativo comporta lo stare sempre in viaggio, cosa che non si concilia particolarmente con l’essere quella che si prende cura dei bambini. Quindi sì, ci sono più artisti blues di sesso maschile che femminile, ma non lo considero un settore in cui i maschi dettano legge. Le donne hanno giocato un ruolo fondamentale nella storia di questo genere e spero di essere anch’io un giorno parte di questa storia.

Ascoltando le tue canzoni, non posso fare a meno di notare nella tua voce un’eco di certe icone femminili del blues e del jazz. Questo stile nel cantare ti è connaturato o ha richiesto un particolare esercizio?

Ho cantato tutta la vita, ma chiaramente la mia voce si è evoluta nel tempo. Crescendo la nostra voce cambia, nel senso che generalmente i toni diventano più bassi e possono anche ridursi, pertanto direi che la mia continua a maturare. E sebbene il piano fosse lo strumento principale dei miei studi al college, di certo la voce era il secondo. Durante quelle lezioni cantavo brani italiani da soprano, come Caro mio ben, Già il sole dal Gange e Se tu m’ami, se sospiri. Sebbene i toni alti che utilizzo per il blues siano abbastanza diversi da quelli richiesti per la tecnica da soprano, alcune delle abilità che imparai lavorando sulla voce al college mi sono tornate utili per cantare il blues. La capacità musicale di formulare una frase, il modo di pronunciare le consonanti che permette la comprensione del testo, i metodi adeguati di respirazione, sono alcuni degli aspetti relativi alla preparazione vocale che mi hanno aiutata a formarmi uno stile. Ho inoltre dovuto ascoltare diversi interpreti maschili e femminili. Alcuni dei miei preferiti sono proprio quelli che in principio non vedevo positivamente. Cantanti come Nina Simone, Betty Carter e Little Jimmy Scott, che adesso sono tra i miei prediletti, non lo furono quando li ascoltai all’inizio, almeno non come oggi, probabilmente perché le loro voci erano talmente belle da lasciarmi interdetta.

Potresti raccontarci qualcosa in merito al processo che segui nel comporre? La musica e le parole vengono in simultanea o separatamente?

Non seguo una formula fissa nello scrivere. A volte ho semplicemente un giro in testa, con il quale voglio creare una canzone. Altre volte può esserci una melodia, un testo o un titolo su cui lavorare. La maggior parte dei miei pezzi sono in origine appena una vaga idea che sviluppo finché il brano non è finito. Per esempio, di recente ho scritto una canzone intitolata What You Want. Tutto ha preso le mosse da un ritmo, o beat, come quello di Taj Mahal in She Caught the Katy. Successivamente mi è venuto il primo verso, “I’ll give you anything and everything, baby tell me what you want”. Solo dopo ho cominciato a scrivere la canzone, aggiungendo le parole. Infine ho inserito un giro di piano che si ripete fungendo da amalgama, un giro che è peraltro molto divertente da suonare come Everybody Already Knows. Quel pezzo mi è venuto abbastanza in fretta, mentre bevevo da sola a tarda notte. Ma il processo è sempre diverso e sto ancora cercando di perfezionare la mia abilità nella composizione. Imparare a fare musica è un proposito che si persegue per tutta la vita.

ednaPerché il blues, e ancora di più il jazz, si sono sviluppati, pur partendo da umili origini, fino a divenire così esclusivi, un genere d’elite? Ovviamente parlo genericamente, a livello mondiale.

Il blues, come tutta la musica folk, appartiene a chiunque. Potrei sentire della musica folk proveniente da qualunque tipo di cultura e avere la sensazione che il cantante stia cercando di comunicare qualcosa, anche se non capisco la lingua. Altrettanto dicasi per il blues. Chiunque può percepire la gioia dietro il boogie-woogie e la tristezza di un blues lento, a prescindere dalla lingua che parla o dal luogo da cui proviene. Ma, nel corso del tempo, la musica ha continuato a evolversi, gli apparecchi per la registrazione e le attrezzature sono cambiati, e sono stati inventati molti strumenti come la chitarra elettrica e l’organo elettronico. Tutti questi sviluppi hanno mutato il sound originario. Per così dire, con l’avanzare della tecnologia, anche il gusto del pubblico è mutato. Al momento non sono in molti a prediligere il blues acustico come in passato, quando non esistevano gli strumenti elettrici. Ma devo ricordare a me stessa che la gente ha comprato musica su disco o cassetta, per sentirla a casa, per poco meno di cent’anni. Di questi tempi, invece, l’intrattenimento deriva in larga parte dal web, a cui si accede attraverso il computer, lo smartphone, o la televisione smart. Le vendite dei dischi calano ed è difficile catturare e mantenere l’attenzione del pubblico a lungo. Probabilmente, i tempi delle superstar del blues – per quanto questo possa suonare come un ossimoro –, quali per esempio B.B. King, sono giunti al termine. La gente ha accesso a molti più svaghi. Oggi, con Facebook e YouTube, i musicisti non hanno nemmeno più bisogno di una casa discografica che distribuisca il loro lavoro. Possono farlo da sé. Abbiamo tutti accesso a molta più musica di un tempo. Che sia questo a rendere i fan del blues una cerchia esclusiva ed elitaria, perché tendono a essere fidelizzati? Il blues sembra sia nato in una piccola cittadina, dove ha trovato i suoi natali anche il jazz. Ma quest’ultimo richiama un pubblico dal gusto più sofisticato. Il jazz non sembra essere destinato alle classi popolari come il blues. Il jazz è simile al blues, ma con un passaggio educativo ulteriore. Forse questo lo rende elitario o esclusivo? Credo di no. Tutta la musica è, in ultimo, fatta perché le persone la ascoltino.

Come descriveresti la musica blues a un neofita totale? Quali sono le sue caratteristiche distintive?

Il blues è come una filastrocca, ma destinata agli adulti. È una musica semplice, fatta di parole semplici, che può portarti alle lacrime quando ti senti triste o farti ridere se sei felice. Ti può far venire voglia di ballare, dopo che sei stato appena pagato, o di fare l’amore quando hai perso fino all’ultimo centesimo. Il blues è la musica giusta per ogni giorno della tua vita.

Tra le tante canzoni che hai scritto, qual è la tua preferita e cosa ti lega, in particolare, a essa?

Ci sono diversi pezzi, tra quelli che ho scritto, che amo eseguire, ma non ne ho realmente uno che preferisco. Missippi Number One e Everybody Already Knows sono entrambi brani boogie-woogie che mi diverte particolarmente suonare, tanto quanto mi è piaciuto scriverli. Better This Way è la sola canzone che mi abbia fatto piangere mentre la componevo, ma Leave Me Alone è una ballata che sento così tanto da essere triste ogni volta che la canto. Ho scritto canzoni divertenti come My Man e Let’s Go Ahead and Fall in Love che mi ha entusiasmato comporre. South Africa, dal primo album Something Cool, è una di quelle a cui sono particolarmente legata perché è un tributo al Sudafrica e al breve soggiorno che vi ho trascorso, dopo la morte del mio mentore Boogaloo Ames. Quella visita ha coinciso con la fine del mio lutto.

Eden, fare musica è un modo per confrontarti con la sofferenza e il dolore? Oppure ciò che ti spinge a scrivere è la tua gioia di vivere?

La musica aiuta a lenire il dolore e celebra la gioia di vivere. Personalmente mi ha dato conforto nei momenti tristi e ha aggiunto qualcosa alla mia gioia nei momenti felici. Ci sarebbe poi da dire che la musica è il mio mestiere. Ho passato un numero infinito di ore a studiarla e fare pratica per imparare a suonare, cantare, scrivere ed esibirmi dal vivo. È lei oramai il mio lavoro, il mio mezzo di sostentamento, e mi sento molto fortunata a guadagnarmi il pane con l’attività che ho amato fin da quand’ero bambina. Il blues mi ha portato a viaggiare per tutto il mondo e conduce le persone alla soglia di casa mia nel Mississippi. Il blues unisce e i suoi fan sono tra le persone più belle al mondo.

(Eden Brent su Spotify)

Matteo Fais ringrazia

Isabella Piras per la traduzione in inglese dell’introduzione all’intervista

ed Elena Dalla Vecchia per la preziosa consulenza linguistica.

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“Blues is nursery rhymes for grown ups”: Matteo Fais engages in a conversation with Eden Brent, one of the most famous blues singer and pianist in the world

Overwhelming. Enchanting. An icon. When her fingers run along the piano keys, the world changes its rhythm and starts to dance following the notes of a blues scale.
Eden Brent is an extraordinary multi-instrumentalist and singer, daughter of the shores of the Mississippi river, where what once was called the music of the devil was born. And, in fact, the sound that she releases from her piano is frenzied, it enters you like a demon and drags you. It is impossible to stand still while listening to it.
Not getting our hopes up, we contacted her from Pangea begging her to give us an interview. As often happens to the audacious, fate has rewarded us and we had the honor to talk with one of the most famous blues voices in the world. It was a bit like meeting one of the many American literary myths we have come to love over the decades, from Kerouac to Bukowski, through Jim Thompson, Fante, Carson McCullers and Scott Fitzgerald. Now, put on the right shoes and get ready … We’re about to start dancing.

Eden Brent! You can’t imagine how happy I am to interview my favourite female blues artist from the Mississippi River area.

Thank you! It’s my pleasure.

I hope it’s ok for you if we start from the beginning: do you remember your first encounter with music? What was it like? I’d really appreciate it if you could describe the atmosphere of this situation for us. Don’t forget that the readers are Italian and don’t have the slightest idea of what living there might have been like when you were growing up.

I’ve loved music and wanted to play ever since I can remember, so I don’t really recall my first musical encounter. My mother was a singer and songwriter. She used to sing in a Glenn Miller Style Big Band, and she sang on local radio shows and in community theater musical productions like our hometown production of Cole Porter’s Kiss Me Kate. My father played a few chords on the guitar, and taught all of us, my two sisters and brother and me to play guitar. Both of my parents really loved music, so I grew up in a very musical family. Both of my sisters are songwriters and have albums of their own. We always had a piano in the our home, and when I was three or so, my grandmother taught me some simple tunes like Twinkle Little Star. Both my older sister and brother were taking piano lessons, and I started taking piano lessons when I turned five years old. My folks bought me my first guitar when I was nine. It was a tenor guitar and only had four strings, like a ukelele. There was always music in the house. My parents played records and had a reel to reel tape player. We listened to Marty Robbins and Hank Williams. When the U.S. government auctioned some of Jerry Lee Lewis’s property for non-payment of taxes, my father bought Jerry Lee’s home stereo system. So I used to listen to Jerry Lee Lewis on his former home stereo! My family would pass the guitar around and sing songs together after dinner. Music was always just a part of life.

How long did you have to practise the piano, in the past, before becoming a professional musician?

I’ve played piano since my grandmother showed me some simple songs at age three, and I took lessons from age five until about age 16. I also played flute in the band in school. We did concert band and marching band, and I was always either first or second chair. As on offshoot of the school band, I also played in jazz band in school. My band director was the first person to show me chord symbols and the idea of playing songs without an entire musical score on the staff, but using only chord symbols and improvisation. This interested me because I’ve never been able to sight read music very proficiently. I’ve always had to study a score and practice it before I could play it very well. So the idea of just using chord symbols intrigued me. I was always enjoyed playing by ear and writing songs, now this was an easy way to read and write music without having to interpret all of those little black dots on the musical score! Later I studied jazz for three years at university, and graduated from university with a degree in music theory. In the meantime, I began an apprenticeship with Abie “Boogaloo” Ames, the piano master with whom I spent over 16 years, and the musician most responsible for my development as a pianist. Boogaloo began teaching me while I was home on break from music college. From our student and teacher relationship, a performing duo was eventually established, and we performed all over the state of Mississippi and in New York and Philadelphia too. My very first performances took place in talent shows and retirement homes when I was a child of about age ten. Teachers always had me lead the class in our morning song, and I was often called on to sing in plays or school events. So I always performed for charity or community events or celebrations. After I started working with Boogaloo, I started making money performing. One summer while Boogaloo was living in the city performing, I took his local happy hour piano playing job at the local pub for half his pay. I’m still learning how to play the things I want to play!

Your musical background is clearly influenced by multiple genres, but I have the impression that the prevalent ones are blues and Boogie-woogie. I am curious about why these genres, blues in particular, affected you so much and what you find in them.

Blues is the music of the place where I live. Blues was born here, and the people who played it who lived near here, like Sam Chatmon and Bo Carter, brothers from the Mississippi Sheiks, gave the blues to the whole world. Growing up in Greenville, Mississippi, right here on the Mississippi River and right here in the middle of the Mississippi Delta, I have been exposed to a lot of blues music. Every 3rd Saturday in September my hometown hosts the world’s oldest blues festival, the annual Mississippi Delta Blues and Heritage Festival. I grew up hearing the blues played by people like Eddie Cusic who taught Little Milton Campbell how to play guitar. I attended parties where bluesmen like James “Son” Thomas or Eugene Powell, also known as Sonny Boy Nelson, might be playing and singing. James “T-Model” Ford used to live just a four streets away from me. I’ve played keyboard for Willie Foster who played harmonica with Muddy Waters, and Lil’Bill Wallace who played with Riley King before he moved to Memphis and became the Beale Street Blues Boy. I’ve met B. B. King several times and played at his homecoming and on other shows where he was also playing. The same goes for people like Bobby Rush. I’ve seen Bobby Rush play shows here locally since I was a teenager and have watched how hard he has worked to become the legend and the Grammy winner that he is today. All of these wonderful influences were right here where I live, and so naturally my music is going to reflect the blues sound. I wanted to play boogie-woogie because when Boogaloo played a piano boogie, I could see that everybody in the room would start to smile, and their feet would be tapping. Boogie-woogie is such a happy sounding music, and it makes people want to dance and smile and wiggle. I love playing boogie-woogie because it makes me feel happy. Mississippi has such a rich musical heritage. I’m proud of the blues music that was born right here in Mississippi, and I’m proud to play it too.

Eden, have you ever faced discrimination as a woman who plays blues? Is it a male-dominated field?

There are not as many female blues instrumentalists, but certainly there are plenty of women who sing the blues. When I was a teenager, I think some of my peers weren’t interested in having a girl play in their band, but I’ve rarely felt discrimination as an adult. I’m not saying I’ve never faced prejudice, but I’ve never felt like being a blues woman was a disadvantage. Quite the contrary, my femininity has provided perhaps even more opportunities than I might have been offered otherwise. I’ve been a panelist on a “Women in Blues” panel discussion before, and I’ve never heard of a “Men in Blues” panel discussion. I’ve performed “Women in Blues” sets at festivals or aboard the Legendary Rhythm & Blues Cruise, and certainly if I hadn’t been a woman, I wouldn’t have been chosen to participate. It is possible that more men pursue musical careers than women because the career choice involves traveling, and women are the child bearers. There are noticeably more male blues artists than female blues artists, but I don’t consider it “male dominated.” Women have played an important role in blues music historically, and I hope to be a part of that history some day.

When I listen to your songs, your voice reminds me of some of the iconic voices of female blues and jazz singers. Is this singing style natural to you or did you train specially for it?

I’ve been singing all my life, but of course my voice has developed over time. As we age, our voices changes, generally our range lowers and might also narrow, so my voice continues to mature. Although piano was my primary instrument in music college, voice was my secondary instrument. In those lessons I sang soprano Italian songs like Caro mio ben, Già il sole dal Gange and Se tu m’ami, se sospiri. While my blues alto voice is quite different from that soprano technique, some of the skills that I learned while studying voice in music college have been very useful for my blues singing. The musical craft of phrasing a line and the method annunciating consonants so that the lyric can be understood and ways of breathing properly are some of the aspects of vocal training that have helped me form my own style of singing. Also I listened to a lot of different singers, both male and female. Some of my favorites are those to which I did not respond positively initially. Singers like Nina Simone, Betty Carter and Little Jimmy Scott are some of my favorites singers, but I didn’t like any of them when I first heard them as much as I do now, probably because their voices are so good that they startled me.

Could you please tell us something about your song composition process? Do music and lyrics come together or do you come up with them separately?

There is no formula for how I write a song. Sometimes I have a piano riff with which I want to make a song. Other times I might have a melody or a lyric or title to work with. Most of my songs start with a small idea that I develop until the song is finished. For example, I’ve just recently written a song called What You Want. The idea started with a groove, or a beat, kind of like Taj Mahal’s She Caught the Katy. Later I came up with the first line, “I’ll give you anything and everything, baby tell me what you want”. Then I started writing the song, adding lyrics. Later I added a repeated piano riff that really ties the song together and is also a lot of fun to play, like Everybody Already Knows. That song just came together rather quickly while I was drinking by myself late at night. The process is always different, and I’m still trying to perfect my songwriting craft. Songwriting is a lifelong pursuit.

Why do you think blues, and more broadly jazz, has evolved from very humble origins to an exclusive, elitist genre? Obviously, I’m talking in general, at a worldwide level.

Blues, like all folk music is everybody’s music. I can listen to the folk music of almost any culture and get the feeling the performer is trying to convey even if I can’t understand the language. Blues is like that. Everybody can hear the joy of a boogie-woogie and the sadness of a slow blues no matter what language they speak or where they come from. But over time, music has continued to evolve, recording techniques and equipment have changed, and instruments have been invented like the electric guitar and the electric organ. All of these developments have changed the original blues sound. So as technology has advanced, the public taste in music has changed along with that technology. Now, not as many people prefer acoustic blues as perhaps in the past when electronic instruments weren’t available. I have to remind myself that people were only buying music in the form of records or tapes to enjoy at home for less than 100 years. These days, people derive most of their entertainment from the world wide web, whether from their computer or smart telephone or smart television. Record sales are down, and I think it’s harder now to capture and keep the attention of the public. Likely, the days of the blues superstar (which is almost an oxymoron) like B. B. King are probably over. People now have access to so much more entertainment. Now with Facebook and YouTube, music acts don’t need a record company to distribute their music. They can do it themselves. We now have access to much more music than every before. Maybe that makes the blues fan somewhat exclusive or elitist, because they tend to be very loyal? Blues seems to have been born in the small town where jazz was born in the city. The jazz genre perhaps appeals to the more sophisticated of the population. Jazz doesn’t seem to be for the working class in the same way that blues is for the working class. Jazz is like blues music with an education. Maybe that makes jazz elitist or exclusive? I don’t think so. All music is made for people to listen to it.

How would you describe blues music to someone who is a complete outsider? What are the distinctive characteristics?

Blues is nursery rhymes for grown ups. It’s simple music with simple words that makes you cry when you’re feeling sad and laugh when you’re feeling happy. It makes you want to dance when you just got paid and make love when you’re broke. Blues is music for every day of your life.

Among the many songs you wrote, which is your favourite? Can you tell us why you’re so attached to it?

There are a few songs that I’ve written that are my favorites to perform, but I don’t have an overall favorite. Mississippi Number One and Everybody Already Knows are both boogie-woogie songs that I wrote that are very fun to play, and I enjoyed writing them. “Better This Way” is the only song I ever cried while writing, but Leave Me Alone is another heartfelt ballad that I feel sad every time I sing. I’ve written funny songs like My Man and Let’s Go Ahead and Fall in Love that were lots of fun to write. Other songs like South Africa from my first album Something Cool is a favorite because it is a tribute to South Africa and the time I spent there shortly after my mentor Boogaloo Ames died. That visit to South Africa was where I ended my bereavement.

Eden, do you feel that doing music is a way of dealing with suffering and pain? Is this the case for you or are you mainly driven by happiness?

Music eases life’s pain and celebrates the joys of life, and has provided me comfort when I was sad and has enhanced my jubilation when I was happy. But also, music is my craft. I have spent many countless hours studying music and practicing my music and learning to play, sing, write and perform music. Creating music is my livelihood, so I feel very fortunate that I earn my income from the craft that I have loved ever since I was just a child. Blues music takes me all over the world and brings people to my home in Mississippi. Blues brings people together and blues fans are some of the nicest people in the world.