I poeti “laureati” di oggi? Sono tutti uguali: giocate a trovare le differenze! Una staffilata salutare di Marco Merlin

Posted on Febbraio 23, 2019, 12:26 pm
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[Marco Merlin, per eccesso di lucidità, ha smesso da anni il ruolo di direttore di “Atelier” e da tempo non esercita più la critica letteraria, attività pericolosa in un tempo in cui tutti, se va male, si sentono degni del Nobel per la letteratura. Alcune sue riflessioni critiche si possono leggere in libri come “Poeti nel limbo” (Interlinea, 2005) e “La tentazione del metodo” (Moretti & Vitali, 2016). Nello spazio telematico privato, questo, Marco lancia, ogni tanto, delle frecce di diamante. Una è quella che ricalco. Attenzione, però: dietro alla provocazione (cinica fino a un certo punto) c’è il rilancio, riguardo ai singoli autori, a pagine di alta densità critica. Ergo: si critica, sempre, dopo aver studiato a lungo, con dedicata ferocia]

*

Qualcuno era partito da toni vertiginosi, che fecero parlare di nuovo orfismo; altri nacque come campione della linea lombarda, svezzato con un certo espressionismo sperimentale; altri furiosamente abitava il linguaggio con estro psicanalitico, prima di trovare una dizione tersa e persino sapienziale.

Strano che alla fine tutti (e altri poeti ancora si potrebbero accostare, con appena qualche forzatura in più) si siano messi a scrivere libri composti per lo più da poesie brevi, spesso di un solo periodo, che diventano tasselli di un diario compatto di riflessioni. Poesie scarsamente caratterizzate da elementi strutturali forti, appena distinguibili in qualche scelta lessicale o qualche inflessione sintattica tipica.

Ecco, qui sotto vi presento una poesia di Milo De Angelis, una di Maurizio Cucchi, una di Cesare Viviani.

Sapreste attribuire queste poesie al giusto autore?

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Comincerà la luce a rafforzare la fede,
nell’arco della mattina crescendo,
a scacciare nubi o incredulità o più spesso
a formarla, a fondere nei pensieri l’impronta.
Così la vita non procede, ritorna,
un movimento a ritroso lento e costante
fino a debordare, in ogni momento, in un’altra
precedente o prossima, sconosciuta o nota,
fino a diventare, come è sempre stata,
ignota

* * *

Noi che abbiamo conosciuto
il cuore di ogni giorno e il cuore senza età,
l’idea che illumina la carne,
la sapienza delle misure
e il lampo, noi ci lasciamo
qui, in due metri di cemento, con un atto
di presenza, un battito
estivo, uno scambio di persona.

* * *

Nel tempo che invece non esiste
che è un’illusione o solo svolgersi
ordinario di un sé fino a maturazione
e fine, sbando definitivo e arresto
per lo spin del misero soggetto
nel paradosso semplice del mondo,
giacciono strati, subsidenze, depositi
di inesplorata materia remotissima