I lettori “forti” from Usa sono imbecilli: preferiscono “Harry Potter” a “Moby Dick” e “Il Codice Da Vinci” a “Don Chisciotte”. Attenzione gente, vogliono imporci una letteratura edificante, che nuota nel corretto e nel compromesso, per squalificare la nostra furia

Posted on Ottobre 25, 2018, 12:38 pm
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In UK e in Usa vanno pazzi per le classifiche e per le statistiche. Hanno bisogno di numeri per far quadrare i conti: dietro ogni statistica, in effetti, c’è una ricerca di mercato.

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Ora. Una delle classifiche più interessanti nel campo schiettamente culturale si chiama The Great American Read, ne hanno dato conto – con trombe e tromboni – un po’ tutti. Lo schema è semplice quanto letale: preliminarmente una scelta di lettori ‘forti’ americani (7.200) ha scelto il libro più bello di sempre. Da questa lista “un gruppo di esperti del sistema letterario” ha tratto 100 titoli. Nell’arco di sei mesi è stato chiesto ai lettori americani di scegliere, tra questi 100 titoli, “il libro più amato degli Stati Uniti”. Hanno votato 4 milioni di persone, una massa. Ora (e due). A me dei lettori americani frega nulla: negli Usa c’è il meglio e il peggio di tutto, Cormac McCarthy e gli hamburger, Herzog e Donald Trump, Wallace Stevens e il politically correct. M’interessa, però, capire cosa legge il mercato editoriale più forte – non solo in termini numerici, relativi, ma di ‘immaginario’ – al mondo.

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Tenetevi forte. I risultati sono sconcertanti. Il romanzo più amato dagli americani è Il buio oltre la siepe di Harper Lee, beatificato nel 1962 dalla pellicola di Robert Mulligan con grande Gregory Peck (tre Oscar in teca). Secondo posto per Diana Gabaldon, scrittrice ‘di genere’, contemporanea, autrice del ciclo ‘Outlander’. Le altre ‘piazze’ che contano, in questa specie di schizofrenia letteraria, sono occupata dalla saga di Harry Potter, da Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen e dal Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien. Gli articolisti anglofoni esultano: al primo posto in classifica un romanzo contro il razzismo; nei primi dieci posti ci sono ben sette scrittrici in gonnella. Dunque: il dato ‘politico’ e quello ‘sessuale’ hanno la precedenza su quello letterario. In effetti, si può dire che la letteratura in questa classifica letteraria sia del tutto assente.

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Esito. I lettori anglofoni – ‘forti’ – non leggono libri, mangiano hamburger di carta.

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Esempio di cristallo. L’amico di Harper Lee, quella del Buio oltre la siepe, Truman Capote, è uno scrittore di genio decuplicato, i suoi libri irritano e turbano, sfogliate A sangue freddo, per dire. Niente, annientato. L’amica infinitamente meno talentuosa è in cima alla classifica delle preferenze dei lettori; lui è espropriato, sconfitto, cacciato. Dà noia, non educa, non edifica.

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Esempi di ghiaccio. Al sesto posto di questa classifica dell’orrore c’è Via col vento, all’ottavo Piccole donne, soltanto al quindicesimo appare Il grande Gatsby, finalmente letteratura. Continuiamo a farci del male: al posto numero 33 c’è Il Codice Da Vinci – di cui andrebbe impedita la lettura: uno stracotto di banalità – mentre è nella stanza numero 46 Moby Dick che è il più grande romanzo mai scritto da un autore cresciuto negli Usa. La serie ‘Game of Thrones’ (48) batte la traduzione inglese di Guerra e pace (50); Jurassic Park (52) vince sul Ritratto di Doran Gray (55) e su Don Chisciotte (68) mentre Twilight (73) sputa in testa al povero Joseph Conrad (Cuore di tenebra è al posto 83).

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Potremmo seppellire la classifica scema con una risata. Ma non è così semplice. In base ai numeri e alle classifiche, infatti, l’editoria anglofona sceglie cosa pubblicare e perché e per come. La classifica suggerisce una riflessione: la letteratura va bene finché tiene a bada i nostri fatali umori, squalifica gli estremismi, nuota nel compromesso e nel corretto. Insomma, vogliono usare la cultura per rabbonire la nostra qualificata ansia di tutto, la nostra faina voglia di vita, i nostri spietati interrogativi, l’urlo e il furore – a proposito, dov’è Faulkner? Sparito, sono spauriti dalla sua lingua che mesmerizza ambigui.

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Certo. Negli Usa c’è la luce e la melma. Da noi – dove il mercato dei libri è quasi irrilevante – tocca volteggiare sopra l’orizzonte del fango. (d.b.)