Ho scritto un grande romanzo per portarmi a letto tante donne. Come Charles Bukowski

Posted on Marzo 18, 2018, 9:30 am
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Ho scritto uno dei più grandi romanzi della letteratura italiana – non è vero, ma voi fidatevi di me che mento a fin di bene. L’ho fatto per due ordini di motivi. Il primo è che Baricco e Saviano sono meno bravi e voglio raggiungere il loro successo. Purtroppo, devo ammetterlo, c’è questo tale, un certo Gabriele D’Annunzio, che si ostina a farmi le scarpe da oltre cent’anni – ma ciò solo perché la lobby dei compilatori di manuali di letteratura non mi ha ancora inserito al fianco dei grandi. Ma non temete, è solo una questione di tempo e di procurarsi i giusti agganci.

Il secondo ordine di motivi è quello che spinge ogni scrittore che sia portatore sano di pene a pubblicare: la speranza di avere tante di quelle fan da fare più sesso di Charles Bukowski. Adesso, a voler essere onesti, credo che le mie scopate, come il numero di copie vendute, non eguagli minimamente il noto scrittore americano. Non ve lo nascondo, la cosa mi duole maledettamente, soprattutto per le scopate; visto che, per la gloria letteraria, avrò come limite solo l’eternità, ovvero quella cosa che, come dice Rimbaud, è “il mare in comunione con il sole”… Sarà che non sono romantico, ma preferisco il sesso a simili illuminanti immagini dal sapore mistico.

A ogni buon conto, seppur senza eguagliare l’autore di Storie di ordinaria follia, qualcuna è venuta a cercarmi… E vedrete quando mi avranno tradotto, che so, in inglese, o quando avranno tratto qualche fiction dai miei libri, come da quelli di Camilleri – a proposito, ma secondo voi Camilleri tromba? Ma tornando a noi, prima di arrivare al dunque, vorrei dirvi che, nella terza di copertina, proprio nella speranza di incappare in qualche ninfomane, avevo inserito la mia email ed è stato solo per la netta opposizione dell’editore che non ho potuto aggiungere anche il numero di cellulare. Sta di fatto che, dopo un po’, mi è arrivata della posta elettronica inequivocabile. Cioè, non che fossero centinaia di lettere, diciamo una. Non ho ben capito chi dei suoi parenti avesse regalato a questa ragazza il mio testo, per Natale. Lei l’aveva divorato e le era piaciuto tantissimo. Urca, mi sono detto e le ho subito domandato il numero di telefono. Sapete come vanno queste cose, no? “Ciao”. “Ciao. Come stai?”. “Bene, grazie. E tu?”. “Bene”. “E quindi, hai letto il mio libro?”. “Come no, che figata! Mi hai ricordato Bukowski, che mi piace un casino!”. “Fico! Dovremmo incontrarci per fare sesso, allora”. Non scherzo, le cose sono andate più o meno in questi termini. Non che solitamente adotti simili approcci con le donne, ma mi sono detto che, se una ha apprezzato il mio testo, anche lei del tutto normale non deve essere. Sicché, abbiamo cominciato a sentirci quotidianamente. Sembrerà strano, ma di letteratura non abbiamo mai parlato. Il più delle volte, le chiedevo di inviarmi sue foto nuda. Una sola volta provai a domandarle cosa le fosse piaciuto del libro e lei mi rispose: “Beh, si capisce che sei un vero porco”. Per fortuna, anche perché non mi sono mai andati a genio questi testi difficili da interpretare. Voglio essere un libro aperto, almeno per le lettrici.

Io, comunque, la pungolavo di continuo, dicendole frasi tipo: “Beh, una ragazza colta come te deve per forza andare a letto con un grande scrittore come me”. “Più che colta, sono una grande lettrice. A scuola, ho fatto fino alla terza media”. Ah! Ecco, quando si dice che uno scrittore arriva alle masse… Comunque, al diavolo, quando parlava di porcherie era più poetica lei di Emily Dickinson. Anche perché la poetessa di Amherst sarà pure brava, ma non aveva certo le tette di quella.

A un certo punto, dopo un paio di sessioni di sesso telefonico, le chiesi di incontrarci. “Guarda, mi andrebbe anche. Dobbiamo solo fare in modo di non essere beccati da mio marito”. “Ah, hai un marito? Non me l’avevi mica detto”. “Sì, scusa, hai ragione”. “Perdonami la curiosità: ma lui l’ha letto il mio libro?”. “Come no! Gli è piaciuto tantissimo. Non vede l’ora che esca il secondo”.

Caro Giovanni, mio fan della prima ora, non prendertela a male se sono andato con tua moglie, è stato solo per darti un romanzo in cui potessi ritrovarti.

Con stima, tuo

Matteo Fais