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“Non esiste grande arte senza grandi amanti”. Storia brutale di H.D.

Scelse di stabilirsi tra i confini delle iniziali, H.D., perché era sconfinata. Nata a Bethlehem, Pennsylvania, nel 1886, non è secondario ricordare che il padre era professore di astronomia: sapeva guardare lungo pure lei, pensava che ad ogni astro corrispondesse una virtù, aveva il dono, rapace, della sintesi, una bellezza maschia. Non fu la musa di nessuno, H.D., eppure tutti, per dovere di chiacchiera, la riassumono nei mirabili amanti. Il primo, prima di tutto, le fu maestro: Ezra Pound, con il solito estro provocatorio, la benedice alla poesia. Si conobbero ragazzi, quindicenni, nel 1901; si amarono per un tot, provarono a fidanzarsi, nel 1907, poi le cose naufragarono; ‘Ez’ partì per l’Europa, lei atterrò a Parigi poco dopo. Un fascio di poesie scritte da Pound testimoniano l’autenticità dell’amorazzo.

Nel viso di H.D. – cioè: Hilda Doolittle – i tratti severi si mescolano all’enigma, disciplina ed estasi vanno insieme; le labbra, poi, dicono il dovere verso gli estremi. “Non esiste grande arte senza grandi amanti”, scrive in un testo di fatale bellezza, Notes on Thought and Vision, scritto quasi in trance nel 1919, pubblicato postumo – cito la bella edizione del 1982, edita da New Directions. Il talento aforistico la portava a indagare i misteri di Eleusi: aveva studiato letteratura greca classica e pensava che la poesia fosse una propaggine di Delfi, un roveto di oracoli. “L’Egitto in termini sapienziali è atto d’amore. L’Ellade ne è il figlio. Il segreto della Sfinge è un segreto conoscitivo. Il segreto del Centauro è il segreto del sentire. La Sfinge conosce ogni cosa. Il Centauro sente ogni cosa”. Pound la inglobò nell’Imagismo, avanguardia minimalista che modulava l’arte del tanka, la poesia giapponese, ai lirici greci: nella prima antologia curata da ‘Ez’, è il 1914, Des Imagistes, appaiono anche Amy Lowell, William Carlos Williams, James Joyce. Pound, va da sé, si disinteressò quasi subito dell’esito delle sue teorie: l’anno dopo, insieme a Wyndham Lewis, inventò il Vorticismo. Tra gli Imagisti, H.D. era la più dotata: Oread, insieme a In a Station of the Metro di Pound, è l’autentico manifesto del movimento (la cito nella versione di Giorgia Sensi, che per Interno Poesia ha tradotto le Poesie Imagiste di H.D.):

Turbina, mare –

turbina i tuoi pini appuntiti,

schizza i tuoi grandi pini

sui nostri scogli,

gettaci addosso il tuo verde,

coprici con le tue pozze di abete.

Il senso ideogrammatico dell’immagine – che Pound si porterà appresso nei Cantos – è palese. “Gli esponenti di un movimento che non a caso rifiuta di definirsi ‘scuola’ si riconoscono in primo luogo, antifuturisticamente, per i loro costanti riferimenti ai grandi autori del passato: da Catullo a Villon, da Saffo ai poeti dell’Antologia Palatina, da Cavalcanti a Dante, dai provenzali a Shakespeare” (così Ruggero Bianchi in uno studio, “Imagismo”, raccolto in Modernismo/Modernismi, Principato, 1991).

Tra gli Imagisti passarono anche Richard Aldington, poeta, critico di peso, biografo proteso allo scandalo (il suo Lawrence l’imposteur, pubblicato nel 1955, fu il primo studio a indagare l’omosessualità di T.E. Lawrence e le oscurità della sua leggenda) e D.H. Lawrence. H.D. ebbe una storia con quest’ultimo e sposò il primo. Il matrimonio ebbe vita burrascosa: H.D., moderna discepola di Saffo, era bisessuale. Nel 1919 partorì Frances Perdita Aldington, figlia, in verità, di una relazione con Cecil Gray, compositore scozzese, più giovane di H.D. di dieci anni. Contestualmente, frequentava Bryher, scrittrice – in verità: Annie Winifred Ellerman. Si occupò di cinema, andò in analisi, nel 1933, da Sigmund Freud: il suo Tribute to Freud è pubblicato come I segni sul muro da Astrolabio, nella traduzione del poeta – notevole – Massimo Ferretti. Il suo “Ricordo di Ezra Pound”, invece, è pubblicato da Archinto come Fine del tormento, a cura di Massimo Bacigalupo. Nel 1986 Scheiwiller stampa una “strenna per gli amici”, H.D., a cura di Mary de Rachewiltz, la figlia di Pound. In verità, molto è ancora da tradurre: le opere mature, Helen in Egypt, ad esempio.

“Il serpente – la medusa – il mondo della consapevolezza. La realizzazione della consapevolezza riguarda gli artisti. Ma quel mondo è per tutti. Le menti differiscono, ma la mente ulteriore è la stessa”. Fu la prima donna a essere medagliata dall’American Academy of Arts and Letters: morì nel 1961, lo stesso anno in cui si ammazza Ernest Hemingway, e un mondo, uno stile, quello ‘modernista’, tramonta – T.S. Eliot muore nel 1965; il coriaceo Pound, quello che in molti volevano morto, li guarderà morire, nel tempus tacendi, uno dopo l’altro. Più tardi, le femministe imbracciarono H.D. come una specie di Sibilla: nel 1984 Barbara Guest firma una biografia importante, Herself Defined. The Poet H.D. and Her World. Il libro è esaltato dal “New York Times”, così ne scrisse l’altrimenti temibile critica Michiko Kakutani: “La poetessa americana Hilda Doolittle, o H.D. come preferiva essere chiamata, è conosciuta oggi per lo più per essere un avatar dell’Imagismo, scuola di poesia minimalista che è fiorita per alcuni anni, all’ombra della Prima guerra. Ma mentre i primi versi di H.D. incarnano con lucidità i principi dell’ideologia imagista – brevità; immediatezza; eliminazione del superfluo – sarebbe ingiusto ridurre il suo genio letterario a quelle poesie. Sono le opere mature, Helen in Egypt e Trilogy – più allusive nella forma, più visionarie nei contenuti –, a dimostrare la natura mitica del suo immaginario, legato al romanticismo come al modernismo”. Più interessante ciò che segue la zuppa critica, quando si accenna al ménage à trois – avidamente cercato – tra H.D., Bryher e il di lei marito, Kenneth Macpherson (di sedici anni più giovane di H.D.). “Quel periodo di produttività straordinaria coincise, anche, con un senso di esilio e di solitudine. Attraversò diversi crolli, la poetessa fu spinta verso ‘una frenetica ricerca dell’ignoto’: a quel tempo risale la passione per il misticismo e per l’occulto. Tuttavia, H.D. potrebbe dire di aver ottenuto ciò che anelava tramite l’arte, e la vita”. D’altronde, aveva scritto che “Il primo gradino verso Eleusi è il sesso”, e nello stesso tempo: “Da dove arriva il corpo; che cos’è il corpo?”. Che il verbo sia il corpo non è poi una novità.

***

Sera

La luce passa

da crinale a crinale,

da fiore a fiore –

la distesa di hepatica,

sotto la luce intristisce –

 

i petali si rinchiudono,

le cime azzurre si piegano

verso il cuore più blu

e i fiori sono perduti.

 

Le gemme di corniolo sono ancora bianche,

ma un’ombra dardeggia

dalle radici –

scivola nera da radice a radice,

ogni foglia

ne taglia un’altra sull’erba,

ombra cerca ombra,

poi foglia

e ombra sono perdute.

H.D.

*Il testo è tratto da: H.D., Poesie imagiste, a cura di Giorgia Sensi, Interno Poesia, 2021  

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