“Gli esorcisti vogliono eliminare Harry Potter dalle scuole? Sciocchezze. Per capire il maghetto bisogna leggere il Vangelo di Giovanni”. Intervista a Marina Lenti, la biografa della Rowling

Posted on Settembre 05, 2019, 10:06 am
16 mins

La notizia ha sentore di rogo. Il “Guardian” titola così: “Harry Potter book removed from Catholic school ‘on exorcists’ advice’”. Pare che alcuni esorcisti, titillati da eccessiva prudenza, abbiano scovato il demonio tra i libri del ‘maghetto’, ragion per cui i tomi del ciclo ideato da J.K. Rowling sono interdetti agli studenti di una scuola cattolica. La scuola è la St. Edward Catholic School di Nashville, Tennessee, la città della musica, la sede della Gibson, quella del film di Robert Altman. La notizia è stata divulgata in origine dal “Nashville Tennessean”, che ha registrato lo zelo del Rev. Dan Reehil, il quale, leggendo Harry Potter – l’ha letto davvero? – si è accorto che “maledizioni e incantesimi adottati nel libro sono maledizioni e incantesimi reali… rischiano di evocare gli spiriti maligni in chi legge”. Il ciclo fantasy è giudicato “un inganno riuscito”. Stando a quanto riporta la giornalista del quotidiano di Nashville, “Reehil ha consultato diversi esorcisti, negli Stati Uniti e a Roma, che gli hanno consigliato di rimuovere i libri”. Anche a Roma, insomma, qualcuno ha paura di Harry Potter. Ogni commento è tautologico: a questo punto anche il Faust di Goethe, il Macbeth di Shakespeare, le Baccanti di Euripide, Il Signore degli Anelli, i libri di Lovecraft, di Philip K. Dick, di Ursula Le Guin, e sostanzialmente l’intera letteratura fantasy, rischiano il rogo del fanatismo. Una religione che ha paura, in effetti, fa paura. La notizia, va da sé, ha fatto il giro del globo, inondando anche le pagine della stampa nostra. Per dare profondità alla polemica, abbiamo interpellato Marina Lenti, esperta di letteratura fantasy, ma soprattutto del ciclo di “Harry Potter”, a cui ha dedicato svariati saggi. Tra l’altro, è l’autrice della prima, ragionata biografia di J.K. Rowling in Italia, “L’incantatrice di 450 milioni di lettori”, pubblicata da Ares. Un editore cattolico.

Harry Potter censurato dai tradizionalisti cattolici. Come mai? Davvero le storie del ‘maghetto’ implicano una solidarietà con il demonio?

Certo che no, sono sciocchezze che possono sostenere solo coloro che non hanno letto i libri e/o che prestano fede al ‘sentito dire’. Purtroppo a questi ultimi appartengono anche alcuni vertici della Chiesa. Ad esempio, nel 2003, l’allora cardinale Joseph Ratzinger, sollecitato a esprimersi in merito dalla saggista Gabriele Kuby, autrice di un volume intitolato Harry Potter – Gut oder Bose (“Harry Potter — Buono o Cattivo”) le rispose: “È una buona cosa che lei abbia spiegato i fatti di ‘Harry Potter’, perché si tratta di una seduzione sottile, che ha profondi effetti, diretti e non evidenti, nel minare l’anima della cristianità prima che essa possa crescere adeguatamente”. Ora, Ratzinger sarà anche un pozzo di cultura, nessuno ne dubita, ma in questo caso ha preso uno svarione clamoroso basandosi probabilmente su come la Kuby aveva prospettato la questione nel suo saggio, ma senza conoscere direttamente i romanzi. Fortunatamente, suggerì alla Kuby di scrivere anche a monsignor Peter Fleetwood, del Pontificio Consiglio per la Cultura, il quale le spiegò i punti dove, a suo avviso, ella aveva frainteso i romanzi o dove vi aveva letto troppi significati. Fleetwood peraltro si era già espresso in passato in favore della Rowling, dichiarando che “Il modo più appropriato per giudicare ‘Harry Potter’ non e su base teologica, ma secondo i criteri della letteratura d’infanzia”. In seguito, il Vaticano si è di nuovo occupato del maghetto nel 2008, attraverso l’Osservatore Romano, consultando due saggisti, entrambi esperti di letteratura britannica, ma di opposto avviso: Paolo Gulisano, già noto al pubblico fantasy principalmente per le sue pubblicazioni sugli scritti di J.R.R. Tolkien ed estimatore della Rowling, ed Edoardo Rialti, professore universitario che ha mosso le solite, trite critiche incentrate sul fatto che propugnare l’idea di un apprendistato stregonesco, anche solo in un ambito fantastico e a prescindere dal fine benevolo, è in ogni caso contro la Bibbia poiché questa condanna la stregoneria. Per fortuna poi Rialti è tornato in seguito parzialmente sulle proprie posizioni, mostrando un’apprezzabile onestà intellettuale. Del resto, se fossero fondate le accuse di collusione con il ‘Lato Oscuro’, per usare un termine da un’altra famosa saga del Fantastico, come avrebbero potuto essere scritti ben due saggi dal titolo Il Vangelo secondo Harry Potter, il primo dall’americana Connie Neal, esperta in materia di relazione fra Cristianesimo e cultura popolare, e il secondo dall’italiano Peter Ciaccio, pastore metodista laureato alla Facoltà Valdese di Teologia? A queste critiche ridicole la Rowling ha sempre risposto senza peli sulla lingua affermando “Non credo assolutamente nell’occulto, non lo pratico… Ho incontrato letteralmente migliaia di bambini ormai. Nessuno di loro mi ha detto ‘Mi hai davvero introdotto all’occulto’, non uno di loro”. È il caso di sottolineare poi che non è solo l’osservazione sul campo a dare ragione alla scrittrice, ma anche la teoria: gli studi degli esperti (ad esempio le psicologhe Rebekah Richert ed Erin Smith) hanno dimostrato che persino bambini dell’età di 4 anni sono in grado di distinguere personaggi reali da quelli di fantasia e di comprendere come fingere che qualcosa esista non rende comunque reale quel qualcosa. Gli adulti sottovalutano sempre i più piccoli!

L’unica ‘vera’ magia che la Rowling ha utilizzato è quella messa in luce da studi antropologici come ad esempio Il Ramo d’Oro. È innegabile che abbia usato alcune credenze primitive, come quella che considera il sangue un simbolo dell’anima o che sia possibile nascondere quest’ultima in un oggetto per scampare alla morte, ma questo va solo a suo credito: dare una veste coerente alla magia del proprio mondo letterario utilizzando concetti antropologici, piuttosto che limitarla a due casuali scintille e a uno svolazzare di bacchette da cartone animato, dimostra uno scrittore che ha fatto molto bene i compiti casa. Anche altri ottimi autori lo hanno fatto: ad esempio Ursula Le Guin (non a caso figlia di un antropologo) ha usto per la saga di Terramare il concetto di magia del nome, secondo cui per i primitivi conoscere il vero nome di una persona significa ottenerne il controllo.  E nessuno le ha mai rotto le scatole per questo! Ma usare questi punti di riferimento è ben diverso dal sostenere di crederci e di voler fare proseliti. Sarebbe come sostenere che un giallista che si informi minuziosamente sui rituali di un serial killer e li utilizzi in un romanzo sia egli stesso un serial killer o desideri diffonderne i rituali psicotici.

In profondità: qual è (se c’è) il sottofondo ‘religioso’ della saga?

Il sottofondo c’è ma si svela solo nel settimo volume, dove tutte le trame e sottotrame si riannodano (anche se non sempre in modo convincente). Anzitutto c’è un parallelismo evangelico, espressamente dichiarato dalla stessa Rowling, nel senso che anche Harry si sacrifica per il bene della comunità (poiché morire è l’unico modo per distruggere l’ultimo pezzo di anima di Voldemort che alberga in lui e che gli garantisce l’immortalità), mettendo quindi in pratica il più grande amore concepibile secondo il Nuovo Testamento (“nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”, Gv 15,13). Dall’altro lato abbiamo invece un mago oscuro che, oltre ad aver ucciso innumerevoli vite, ha avuto l’arroganza estrema di voler dominare la Morte con metodi che sovvertono le leggi di Dio e degli uomini. Così, si compie ciò che è affermato nel Vangelo (Gv 12,25): “Chi ama la sua vita la distrugge, ma chi odia la sua vita in questo mondo, la salvaguarderà per la vita eterna”. Pertanto Harry, che non ha subìto il richiamo ammaliante dei Doni della Morte (come invece ha fatto in gioventù Silente, l’altro grande mago della saga) e che ha offerto altruisticamente la propria vita per il bene altrui, diventa suo malgrado il Signore della Morte, mentre Silente ha perso gli affetti più cari e Voldemort – che ha cercato con ogni mezzo di violare le leggi naturali a spese altrui, cercando di rubare la Pietra Filosofale per distillare l’Elisir di Lunga Vita senza aver compiuto la purificazione alchemica dell’anima e creando gli horcrux – subisce una dipartita repentina e ingloriosa.

A che professione di fede appartiene la Rowling? Mi pare abbia accennato, anni fa, alla sua fede cristiana…

Sì, la Rowling si professa credente, anche se ha dichiarato di vivere i confitti che questo può comportare. Del resto non è facile conciliare gli insegnamenti cristiani con ciò che accade nel mondo.

Perché a suo avviso continua a esserci un dissidio tra il genere fantasy e una certa cristianità?

Per ignoranza su cosa sia il fantasy. Come dice sempre provocatoriamente la nostra migliore scrittrice di questo genere, Silvana De Mari, per la maggior parte delle persone “il fantasy è una cosa per bambini o per adulti semi-deficienti”. E fa l’esempio della gag di Aldo, Giovanni e Giacomo dove Aldo e Giacomo sono padre e figlio, barbari in un’antichità imprecisata, che si recano sul monte a incontrare la divinità (impersonata da Giovanni): questi si presenta loro come “Pdorr, figlio di Kmerr della tribù di Istarr… Colui che è sceso nelle sacre acque del lago Ffnirr, tra le ninfe Pfgnugherals…”. Ecco, nell’immaginario di chi non conosce il genere, il fantasy è questo, una parodia della cosmogonia di Esiodo o di altri antichi poemi mitologici. L’idea poi che un adulto non possa leggere libri considerati per ragazzi, a meno di essere un po’ ritardato (o, nella migliore delle ipotesi, afflitto dalla sindrome di Peter Pan), è un altro pernicioso fraintendimento nei confronti della letteratura rivolta a questo pubblico. Come ha affermato lo scrittore Philip Pullman “Ci sono degli argomenti, troppo grandi per la narrativa adulta. Possono essere trattati adeguatamente solo nei libri per l’infanzia. Il motivo è che nella narrativa per adulti le storie sono in sofferenza. Altre cose sono avvertite come più importanti: tecnica, stile, conoscenza letteraria”. E come dichiarava C. S. Lewis,A 10 anni non vale la pena di leggere nessun libro per cui non valga egualmente la pena di leggerlo a 50 e oltre”. Quest’ultima frase fotografa perfettamente lo spartiacque fra libro per ragazzi che diventerà un classico e quello che non lo diventerà. La verità è che sotto le metafore scintillanti di incantesimi e creature fantastiche è possibile sviscerare il dualismo dei grandi temi della vita che ciascuno di noi prima o poi affronta in quel viaggio di formazione che è la vita: l’amore e l’odio, il coraggio e la codardia, la pietà e la crudeltà, il guadagno e la perdita, spesso definitiva col sopraggiungere della morte. E naturalmente la lotta del Bene contro il Male. Esattamente tutto ciò che J.K. Rowling ha messo nella saga di Harry Potter. Spesso poi si aggiunge l’idea che il fantasy, poiché ricorre spesso al soprannaturale (una declinazione di quel ‘senso del meraviglioso’ che caratterizza un buon libro di questo tipo), sia veicolo per concetti ‘new age’. Una definizione che però non vuol dire alcunché, perché è usata indistintamente per racchiudere sia concetti metafisici e trascendenti serissimi, che trucchi da ciarlatani con la pretesa di prevedere i numeri del lotto. Il paradosso è che i cattolici che danno contro alla Rowling sono poi gli stessi che portano in palmo di mano J.R.R. Tolkien e C.S. Lewis, punte di diamante del genere fantastico. Una contraddizione evidentissima che non può avere altra ragione che un preconcetto: mentre è arcinoto che Tolkien e Lewis fossero credenti e quindi si dà per scontato che i loro scritti siano approvabili, non è altrettanto noto per la Rowling. Bisognerebbe invece vedere sempre i reali contenuti, leggendoli veramente e non, come troppo spesso è accaduto per Harry Potter, fidandosi di ciò che hanno affermato altri. L’esempio più eclatante è quello di Laura Mallory, una casalinga della provincia di Atlanta, madre di quattro figli, che conduce da anni un’instancabile attività antipotteriana dopo aver visto un documentario dal titolo Harry Potter: witchcraft repackaged. Making Evil look innocent’ (“Harry Potter: stregoneria riconfezionata. Far apparire innocente il Male”) e che non ha alcuna reticenza a confessare di non aver mai neanche letto i romanzi. Disonestà intellettuale e chiusura mentale allo stato puro che scioccamente priva i suoi di una delle serie più godibili e intelligenti mai scritte.