Gli uomini si stanno trasformando in pezzi di legno senza cuore: “Regina Madre” al Napoli Teatro Festival. Tra Pinocchio e Beckett

Posted on giugno 14, 2018, 8:49 am
5 mins

Con un testo storico e di portata internazionale quale Regina Madre di Manlio Santanelli, riadattato dal regista Carlo Cerciello, si inaugura la sezione dedicata agli spettacoli italiani del Napoli Teatro Festival 2018 diretto da Ruggero Cappuccio.

Protagonisti una coppia d’eccezione del teatro nostrano, Imma Villa e Fausto Russo Alesi.

Interno asettico. Un piano rialzato. Sotto di esso sparsi tanti bicchieri d’acqua e una torta con delle candeline accese. Ai lati giocattoli di legno a grandezza d’uomo. Due pinocchi. Una madre e suo figlio abitano il piano. Il figlio è ritornato a vivere a casa della madre perché ha perso lavoro e moglie. La madre deve essere curata, ma tra i due il vero malato è il figlio perché la madre ha il suo mondo fatto di ricordi e di invenzioni a tenerla bene in vita. Il figlio giorno per giorno annota su un quadernino la giornata della madre. Vuole farne un libro-scoop. Ma la madre lo prende e lo legge di nascosto. Non si narra di lei, ma della sua miseria umana.

Gioco delle parti. Il figlio diventa ora la madre, ora Lisa, l’altra figlia.

Anche quest’ultima ha un rapporto difficile con lei.

Eppure la madre dirà di sé che è stata una buona mamma; che il suo è stato un matrimonio e un marito perfetto. Che non ha colpe se i suoi figli sono dei falliti.

Cerciello costruisce la regia su struttura beckettiana: in movimento gli attori si muovono come in Quad costruendo di volta in volta barriere in pilastri bianchi che rendono il piano d’appoggio dapprima un ring in cui i protagonisti sferrano e affondano l’uno nell’altra i loro colpi; ora una culla che però non li custodisce, protegge né rasserena nel sonno, ma li espone invece all’incubo mostrandogli se stessi.

Ancora Beckett, ma questa volta di Giorni felici. In linguaggio la madre è come Winnie: logorroica. Racconta di sé. Inventa la sua vita. La bugia la tiene viva. Ecco allora i giocattoli laterali raffiguranti Pinocchio – il bugiardo per antonomasia protagonista della favola di Collodi.

Quello che però non tutti sanno è che la favola di Pinocchio è in realtà una favola esoterica che svela tante verità sull’animo degli esseri umani. Le disavventure che capitano al burattino non sono disgrazie: è la vittima che attira il carnefice.

Così in Regina Madre i figli hanno un ossessivo bisogno dell’approvazione da parte della donna che rigettano; sono cioè attratti dalle sue storie anche se sanno essere inventate, come quando parla di suo marito come l’uomo migliore del mondo – dal quale, sottolineerà, nessuno di loro due assomiglia in termini di virtù, ingegno e bellezza – in realtà per i figli un essere ignobile che morto li ha lasciati in miseria.

Pinocchio diventa quindi metafora dis/umana – gli uomini si stanno sempre più trasformando in pezzi di legno senza cuore, come mostra la nostra politica – del testo del drammaturgo napoletano, in cui l’umanità si incarna nella solitudine.

Il trio Cerciello, Villa e Russo Alesi – già fattisi apprezzare in Fedra – è costituito da artigiani del teatro dotati di eccezionali accenti. Cerciello riesce maieuticamente a tirare fuori il flusso dei personaggi fatti di tantissime sfumature.

Imma Villa e Fausto Russo Alesi sono complementari, armoniosi. Perfetti.

La regia è lineare, chiara, minimale. Dispiega la drammaturgia ma soprattutto rende presenti ‘presenze’ immaginarie: chissà se la madre in realtà è mai esistita o è solo proiezione dei figli. O, viceversa, la madre esiste ma di figli non ne hai mai avuti.

Ecco il finale in cui una donna resta sola accanto ad un torta di compleanno.

Ma chi dei tre personaggi è in realtà?

La musica composta da Paolo Coletta non funge da accompagnamento ma da mera sezione drammaturgica laddove sottolinea l’incubo in una ‘Burtiana ed Elfmaniana’ ninna nanna.

Molti e meritati gli applausi per uno spettacolo che ripartirà nella prossima stagione dall’Eliseo di Roma.

Angela Di Maso

*

Regina Madre

di Manlio Santanelli
con Fausto Russo Alesi e Imma Villa
regia Carlo Cerciello
scene Roberto Crea
costumi Daniela Ciancio
musiche Paolo Coletta
luci Cesare Accetta
aiuto regia Walter Cerrotta
produzione Elledieffe e Teatro Elicantropo

Le foto di scena sono di Salvatore Pastore