Noi siamo gli autorevoli, e cambieremo la storia della letteratura: William Carlos Williams scrive a Ezra Pound

Posted on dicembre 25, 2017, 11:20 am

L’amicizia tra Ezra Pound e William Carlos Williams comincia quando erano ventenni, presso l’University of Pennsyilvania, ed è testimoniata da un ricco scambio di lettere, dal 1907 al 1963, l’anno della morte di Williams (leggibili in “Pound. Williams. Selected Letters”, a cura di Hugh Witemeyer, New Direction, 1996). Introdotto da Pound – di due anni più giovane – alla poesia ‘moderna’, William Carlos Williams, maestro d’avanguardia poetica – tra i suoi studenti, il più appassionato era Allen Ginsberg – ha avuto un traduttore d’eccezione in Italia, la poetessa Cristina Campo. Eppure, la sua opera somma, il poema “Paterson”, un tempo in catalogo Mondadori, presentata con parole altisonanti (“opera tra le più importanti della letteratura americana”), è ormai introvabile. Tra i momenti più emozionanti dell’amicizia, “quando andai a trovare Ezra Pound al St. Elizabeth’s a Washington, dove il poeta è stato confinato dopo il suo arresto durante l’ultima guerra”. Momenti aspri, descritti da Williams in “Ezra Pound at St. Elizabeth’s”, in cui, sotto la supervisione costante della moglie Dorothy Shakespear (“sua moglie è sempre presente. Credo che lei non l’abbia lasciato solo un singolo giorno da quando è stato incarcerato”), i due poeti s’incontrano, quasi alieni. Williams è affascinato e intimorito dalla figura del poeta-veggente in carcere, vessato dalla Storia (“dobbiamo essere idioti sognatori nella semi oscurità di un umore crepuscolare per essere poeti?”). Si propone in questo foglio una lettera di Williams del 1932, quando insieme a Pound si ragionava sul cambiamento epocale – di cui i due erano eroici protagonisti – della lirica moderna.

Giugno 1932

pound williams

I due amici. Ezra Pound e William Carlos Williams si scrivono dal 1907 al 1963

Caro Ezra: sono andato fino in fondo nella teoria secondo cui l’oscurità dei versi moderni comparata, ad esempio, con l’Iliade, e la musica sempre più aspra rispetto alla più o meno semplicità della loro forma – sono il risultato di una limpida e comprensibile rivoluzione nell’attitudine poetica. Mentre prima il ritmo accompagnava le parole amplificandole, sottolineandole, spiegandole, oggi le parole che scriviamo, senza una musica tangibile, sono musica esse stesse, e la comprensione dell’individuo (presunta) è ora ciò che prima erano le parole.

Questo spazza via per sempre l’esistenza dei puerili versificatori dum te dum e permette al lettore di essere davvero uomo – se possibile. Non ci sono molte cose da credere, ma il problema è che nessuno vi crede. Il verso moderno forza la fede. Esso è musica, in ogni senso, quando mai e se mai possa esistere. Senza la parola (l’uomo stesso) la musica (i versi come li conosciamo oggi) è la sola melodia di suoni. Ma è magnifico quando essa risuona di una qualche certezza. La confusione del pensiero è la peggiore maledizione che debba sopportare – come se fosse l’inferno dell’intelligenza. L’incredulità è impossibile – semplicemente perché è impossibile, negazione, vanità, nulla. – Ma lo schifo che viene offerto in vendita dalle grandi corporazioni dei credenti – (Che inferno! Non ci voglio nemmeno pensare). La mancanza di concentrazione mi spinge al delirio.

Ho provato ogni sorta di equilibrio personale – a parte una radicale perdizione –

Ritornando alla scrittura in versi, che è l’unica cosa che ci riguarda, dopo tutto: sicuramente non c’è altro da fare se non continuare con un complessa intensità musicale e con una ulteriore raffinatezza delle immagini (note in scala) e – il resto (indefinita salvezza nel poema individuale) – una musica che abbia assoluta autorità – come noi –

Sono un po’ ubriaco –

Contact [rivista statunitense nata negli anni Venti e fatta risorgere nel 1932 proprio da Williams come Contact: An American Quarterly Review, ndr] non paga per versi o altro. Ho detto a Pep West [Nathanael West, lo scrittore de Il giorno della locusta, ndr] che tu mi hai chiesto se stavo facendo qualcosa (editing, pubblicazioni) per Contact per farti da portavoce – gli ho detto che ti ho mandato all’inferno. Lui mi ha detto che sarebbe felice di avere uno dei Cantos, dice che sono grandiosi.

Ma non possiamo pagare un nichelino.

Sì, avrei voluto prendermi a calci (come mi hai suggerito) per non aver capito nulla dei versi di Ford Maddox [s’intenda: Ford Madox Ford, poeta ma soprattutto romanziere, autore di un sodalizio professionale con Joseph Conrad, il suo libro più celebre è Il buon soldato, ndr]. Se solo non fosse così avvicinabile e così gentile. Voglio contattarlo ma non l’ho fatto. Inoltre è troppo simile a mio padre – troppo inglese per me, per poter parlare con lui da animale ad animale.

È una serata di metà giugno.

Nessuna novità – molto vorrei fare.

Il tuo,

Bill