Ai confini del sangue. Girardengo, il campione che vinse il Giro d’Italia dopo aver battuto la Spagnola, & Sante, l’amico fuorilegge

Posted on Aprile 01, 2020, 9:52 am
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Una corsa Costante e feroce, di quelle che ti sega le ginocchia. Una fuga, veloce e scattante, da uno spazio acetato, abbacinante, asettico verso la libertà. Rialzarsi quando eri semplicemente straiato. Vivere la vita – se vivere è la parola gusta – da un letto, e immaginare una finestra, e il cielo, e la strada, e le persone che ti incitano, dai dai dai, e tu sei lì, a testa bassa, mentre il cuore pompa e le gambe mulinellano all’infinito, e spingono sui pedali.

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“Mi allenavo duramente con un mattone legato alla bici per avere vantaggi in corsa quando il mattone lo lasciavo a casa. Il ciclismo è uno sport che richiede sacrifici, sacrifici, ancora sacrifici. Non si diventa G. per caso”.

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Poi il Giro d’Italia del 1919, lo ha vinto. Sopravvissuto al conflitto, ma soprattutto a qualcos’altro di enorme, attuale, devastante: l’influenza Spagnola lo aveva quasi ammazzato. “Rischiai seriamente di morire” disse. Poi dominò la corsa rosa: la prima dopo la Grande Guerra. Vinse la tappa da Trento a Trieste, le città irredente, e fu portato in trionfo tra i tricolori. Un eroe. Negli anni Venti qualcuno diceva che fosse più popolare del Duce e che i treni si fermavano al paese dove era nato per tributargli gli onori, come si faceva per le autorità e i grandi Capi di Stato.

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“Non lo si vedeva mai arrivare. Appariva di colpo”, scrisse di lui Mario Soldati. Esattamente come la Spagnola, esattamente come il Coronavirus: in fondo il ciclismo è una metafora illuminata della vita. Le difficoltà e le salite vanno affrontate perché se sali, poi devi per forza scendere.

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Costante era nato il 18 marzo 1893 a Novi Ligure. I genitori facevano i contadini. Era il quarto di sette figli e andò a scuola fino alla sesta elementare. Divenuto giovincello, comprò a rate, per 160 lire, una vecchia bicicletta: gli serviva per recarsi a lavoro.

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Anche Claudio Bisio è nato a Novi Ligure. Così come, ma molti anni prima, Sante Pollastri.

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Costante – battezzato con il nome di Costantino – fa di cognome Girardengo, e pedalava. Sante Pollastri invece era più giovane: classe 1899. Sei anni li separano. Ma non la fama: entrambi, per motivi diversi, la raggiungono. Sono, in fondo, “due ragazzi del borgo cresciuti troppo in fretta, un’unica passione per la bicicletta, un incrocio di destini in una strana storia di cui nei giorni nostri si è persa la memoria…”.

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Ha avuto ottima memoria invece Luigi Grechi: un amico, Giancarlo Cabella, gli racconta la storia dell’amicizia tra un bandito e assassino e un celebre campione dei pedali nati, quasi per caso, nella stessa città. E Luigi si mette a scrivere una canzone.

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“Si intitola Il bandito e il campione e racconta la strana storia (vera) di Costante Girardengo e Sante Pollastri, amici d’infanzia divenuti successivamente l’uno un eroe del nostro ciclismo, l’altro un intraprendente fuorilegge. Una storia di ‘prima del motore’ che non trovò molta ospitalità sui giornali dell’epoca (erano gli anni Trenta e il regime fascista non gradiva venisse dato eccessivo riscontro agli episodi di cronaca nera), ma che ora torna alla luce come una scheggia ingenua ed atipica della nostra epopea non ufficiale”, ha detto a proposito Francesco De Gregori che, oltre a essere un illuminato cantautore, è anche il fratello di Luigi.

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Tanti dettagli restano nel mistero, soprattutto cosa portò “il bandito” verso quella vita da fuorilegge: “Fu antica miseria o un torto subito / a fare del ragazzo un feroce bandito / ma al proprio destino nessuno gli sfugge / cercavi giustizia ma trovasti la Legge”. Le due storie che si incrociano due volte: all’inizio, quando erano bambini che giocavano in quel borgo di Novi Ligure, e alla fine, sul traguardo. L’ultima è un ricamo: “E ti fece cadere la tua grande passione / di aspettare l’arrivo dell’amico campione / quel traguardo volante ti vide in manette / brillavano al sole come due biciclette / Sante Pollastri il tuo Giro è finito / e già si racconta che qualcuno ha tradito”.

Girardengo fila veloce: ha alle spalle la vita contadina dell’infanzia, la Spagnola superata. Accende così un cero votivo sano e forse apocrifo: la luce della vittoria, il riscatto dell’uomo sulla malattia.

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Sante Pollastri poi viene arrestato in seguito a una soffiata. Si trovava a Parigi, Pollastri, e stava aspettando l’arrivo dell’amico campione. Condannato all’ergastolo, il bandito verrà graziato nel 1959.

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Quella di Girardengo è una delle ultime fiabe di un mondo contadino che sta morendo. Di un microcosmo silenzioso capace di alzare la testa, di vincere la malattia e poi, di slancio, tantissimi trofei. Di un’amicizia con Sante che ha i confini nel sangue. E di quel Giro d’Italia del 1919 che è forse solo una parentesi che racconta anche la Storia di oggi.

Alessandro Carli